Ires-Cgil: oltre metà under 24 guadagna tra 248 e 800 euro

Il 55,8% dei giovani lavoratori tra i 17 e 24 anni percepisce uno stipendio compreso tra 248 e 800 euro al mese e un altro 33,3% tra 801 e 1.000 euro. Livelli bassi di retribuzione anche nella fascia tra 25 e 32 anni: il 22,3% guadagna tra 247 e 800 euro mensili e il 42,6% si attesta sugli 801-1.000 euro. Non solo. Generalmente si riscontrano livelli di reddito maggiori tra coloro che dispongono di un titolo di studio più basso. Infatti, le retribuzioni inferiori a 800 euro sono molto più diffuse tra i laureati (28,2%) che tra chi ha la licenza media (14,7%). E' quanto emerge dalla ricerca 'Giovani, lavoro, sindacato', realizzata dall'Ires-Cgil e presentato a Roma.

TEMPO DETERMINATO PIU’ DIFFUSO TRA MENO GIOVANI

Il lavoro a tempo indeterminato prevale tra i più grandi e proprio ad esso si associano i livelli più alti di retribuzione: percepisce più di 1.200 euro al mese il 27% dei lavoratori a tempo indeterminato e appena il 7% dei temporanei. Il lavoro atipico, infatti, è più diffuso tra i giovanissimi (l'87,3% ha un contratto a tempo determinato), con tipologie contrattuali cui corrispondono basse retribuzioni. E, tra i giovani, le donne sono più istruite (25% di laureate contro il 7,8% dei colleghi uomini), ma più discriminate: lavora a tempo indeterminato il 33,7% contro il 59,1% degli uomini e il 70,1% guadagna meno di 1.000 euro contro il 51,6% dei maschi.

PER 56% ACCETTAZIONE CONDIZIONATA DELLA FLESSIBILITA'

In merito alla flessibilità, negli intervistati dall'Ires, prevale un atteggiamento di “accettazione condizionata”: il 56,1% la ritiene una condizione accettabile, ma solo con diritti e tutele (34,9%) o a patto che coinvolga una periodo limitato della vita (21,2%). Consistente, però, anche la percentuale di contrari (34,6%), mentre solo il 9,4% le considera un'opportunità tout court. A essere più insoddisfatti per la mancanza di stabilità del lavoro sono gli atipici (77,1%). Anche per quanto riguarda la soddisfazione per le tutele sociali i più critici sono gli atipici (il 67,7% le considera insufficienti). Infatti, il 56,2% dei lavoratori a tempo determinato e il 49,8% degli atipici chiedono un lavoro più stabile.

La seconda richiesta che proviene dai lavoratori intervistati, prevalentemente da chi ha un contratto a tempo indeterminato, è quella di un lavoro meglio retribuito. I lavoratori temporanei, di contro, si rivelano relativamente più soddisfatti di quelli a tempo indeterminato per alcuni elementi qualitativi del lavoro e, soprattutto, per ciò che riguarda i tempi. Rispetto ai ritmi di lavoro, il 66,4% dei lavoratori a termine e il 57,4% degli atipici si dichiara abbastanza o molto soddisfatto, contro il 51,3% dei dipendenti a tempo indeterminato. Pure se in modo meno marcato, anche rispetto alla possibilità di conciliare vita privata e lavoro i lavoratori a termine (65,3%) e gli atipici (61,7%) rivelano maggiore soddisfazione dei lavoratori a tempo indeterminato (53,5%). Nel complesso, i giovani sembrano incapaci di prefigurarsi il futuro e avvertono una sorta di 'precarietà esistenziale' che travolge la sfera delle aspettative lavorative ed economiche.

ISCRIZIONE AL SINDACATO PIU' DIFFUSA TRA I PIU' GRANDI

La capacità del sindacato di esercitare un 'appeal' è molto differenziata per fasce d'età. Tra i giovanissimi (17-24 anni) si evidenzia la maggiore lacuna del sindacato: si tratta, infatti, della categoria che meno si iscrive al sindacato (22,9%). Tra coloro che hanno un'età compresa fra 25 e 40 anni la quota di iscritti al sindacato si fa più consistente (44,7%). Infine, tra gli over 40, l'iscrizione al sindacato è largamente diffusa. Inoltre, la quota di iscritti al sindacato diminuisce al crescere del livello di istruzione. Caso estremo, ma emblematico, è rappresentato dai laureati, tra i quali la quota degli iscritti è del 28%, a fronte di una media generale del 48% circa.

Relativamente al motivo di iscrizione al sindacato, emerge da parte dei più giovani un atteggiamento meno ideologico rispetto agli altri. Giovani e giovanissimi premiano, infatti, gli elementi concreti dell'azione sindacale. Se tra gli over 40 la percentuale di quanti dichiarano di essersi iscritti al sindacato “per sostenere l'unità e l'organizzazione della classe lavoratrice” si aggira intorno al 50%, tra i giovani e i giovanissimi, invece, rimane minoritaria (24% tra 17 e 24 anni e 20% tra 25 e 32). Quanto al motivo di non iscrizione, poi, i giovanissimi manifestano un forte senso di fragilità e si distinguono per la paura di ritorsioni da parte del datore di lavoro (22%). Inoltre, la stabilità favorisce l'iscrizione al sindacato: il 14% di giovani tra 25 e 32 anni e il 18% di chi ha tra 17 e 24 anni non si iscrive perché non pensa di rimanere a lungo nello stesso luogo di lavoro.


25/01/2006
 
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