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Sabbioni (Jackal), ricerca e qualità per far vincere made in Italy
“Ci siamo accorti solo da poco tempo che, quando c'era la lira, eravamo noi la Cina del mondo. Adesso, per affermare con forza i prodotti del 'made in Italy', occorre mettere insieme qualità del prodotto, ricerca e stile. Solo così vinciamo sui concorrenti”. Lo dichiara a LABITALIA Luca Sabbioni, imprenditore di Sant'Elpidio a Mare (Ascoli Piceno) e fondatore del marchio 'Jackal'. Una previsione di fatturato nel 2006 di circa 7 milioni di euro, 20.000 paia di jeans e 18.000 di scarpe a stagione, 35 addetti in tutto e prodotti esposti nelle vetrine delle boutique più prestigiose di tutto il mondo, da Mosca a Londra. È, nelle cifre essenziali, il profilo aziendale della 'Jackal', un marchio giovane (è attivo da soli 4 anni) che dallo stabilimento marchigiano è partito alla conquista dei mercati internazionali. Alla guida dell'azienda Luca Sabbioni, venti anni passati sulle passerelle nazionali ed estere come modello, una laurea in giurisprudenza appesa a un chiodo, una moglie attrice russa, bella e famosa (Natasha Stefanenko).
Sabbioni, che ha al suo attivo anche il primo brevetto mondiale del 'push-up' jeans, disegna personalmente le collezioni dello 'Sciacallo'. “Il mestiere dell'imprenditore - dice a LABITALIA - ce l'avevo nel sangue già da prima, quando facevo il modello. Del resto, in America, è molto frequente che chi ha lavorato per tanti anni nella moda sfilando, lanci poi un marchio legato al suo nome. Da noi si usa un po' di meno: per questo ho scelto 'Jackal' per il mio marchio, un nome facile da pronunciare in tutte le lingue, ma ogni capo - tiene a sottolineare - è firmato 'Luca Sabbioni - Milano”. E la storia di quest'azienda, marchigiana per sede, ma internazionale per vocazione, racconta di come il 'made in Italy' ce la possa fare, anche a fronte del dumping, della perdità di competitività e della crisi economica. “Quello che ci sembra molto importante -racconta ancora Sabbioni- è che il sell-out è molto alto: circa il 95%. È un posizionamento molto elevato e il 30% del nostro mercato è rappresentato dalla Russia”. Motivi familiari? “Non solo”, risponde il giovane imprenditore. “La verità -spiega- è che la nostra jeanseria è un prodotto 'carico', i nostri competitors sono Dolce e Gabbana e Richmond. Insomma, è un genere che piace molto in Russia e al Sud Italia”.
Nel futuro della Jackal, secondo Sabbioni, ci sono “negozi monomarca nelle grandi capitali e la penetrazioni nei mercati non ancora coperti”. “Siamo già presenti in 30 boutique di Belgio e Olanda, in America, in Inghilterra e ci stiamo aprendo la via in Turchia e Giappone”. Insomma, l'azienda è alle soglie di un salto di qualità. “Non vogliamo però - avverte Sabbioni - fare il passo più lungo della gamba. Arrivare fin qui non è stato un percorso facile e tuttora la più grande difficoltà per un'azienda come la nostra è rappresentata dall'accesso al credito. Per questo - afferma - stiamo ragionando con eventuali partner e abbiamo avuto già offerte da investitori nazionali ed esteri, in particolare indiani”. E alla Jackal è arrivata anche una proposta che ‘onora’ il marchio come leader del 'made in Italy'. “Oggi - dice Sabbioni - mi ha chiamato Felipe Massa, pilota della Ferrari, nostro cliente ed estimatore, perchè ci teneva che la Jackal fosse uno degli sponsor delle vetture di Formula 1. Ma è ancora troppo presto per noi. Magari - annuncia - il prossimo anno”.
Mariangela Pani
03/03/2006
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