Banca Intesa: nel 2005 export in calo dello 0,1%

Il valore delle esportazioni 2005 è stato di 57,7 miliardi di euro, solo lo 0,1% in meno rispetto all’anno precedente. E’ questo uno dei dati diffusi dal monitoraggio di Banca Intesa sui valori di esportazione e di produzione dei distretti industriali italiani nel 2005. Secondo l’indagine, il Nord-Est rimane l’area geografica con il valore più alto per quanto riguarda le esportazioni che, nell’anno preso in esame, hanno qui fruttato 24,6 miliardi di euro, pari al 42,8% del totale nazionale. A gravare pesantemente sui pochi brillanti risultati dell’export italiano è, invece, il Sud che, dopo le buone performance degli anni ’90, dal 2003 al 2005 ha subito gravi perdite.

PREVISIONI POSITIVE PER LA CARTA DI CAPANNORI E LE PIASTRELLE DI REGGIO EMILIA.

La fotografia scattata dall’istituto bancario dimostra che non tutti i settori industriali sono stati investiti dal calo delle esportazioni. In aumento, ad esempio, risultano i valori dei distretti specializzati nei prodotti in metallo per l’industria e quelli delle aree geografiche legate alla produzione del sistema casa, degli alimentari, dei beni di consumo, del sistema moda, oltre che della meccanica strumentale. Risultati negativi, invece, per i distretti specializzati nella produzione dei beni intermedi del sistema moda, dei mobili e degli elettrodomestici. Per il biennio 2006-2007, lo studio di Banca Intesa prevede importanti risultati per il distretto di carta ad uso domestico di Capannori (Lucca). Il saldo positivo di esportazioni e produzione dovrebbe, infatti, attestarsi a +4% rispetto al 2005. Buone notizie anche per il settore delle piastrelle di Sassuolo e di Reggio Emilia. Nonostante il leggero calo dell’export, infatti, i ricercatori di Banca Intesa prevedono incoraggianti prospettive legate alla ricerca e al miglioramento del design dei prodotti in ceramica. In buona salute anche l’Ict di Torino, il distretto di Pesaro specializzato nella costruzione di cucine e il settore della termomeccanica di Verona.

PREVISTI PEGGIORAMENTI PER IL MARMO E LA CERAMICA

Il monitoraggio individua, inoltre, specifiche aree di ‘sofferenza’. Tra queste, i poli del marmo e del porfido situati a Valpolicella (Verona) e Carrara e a Val di Cembra (Trento). La causa della preannunciata crisi che investirà questo settore, nel prossimo biennio, è da ricercarsi, secondo l’indagine, nella concorrenza col mercato turco che offre lo stesso prodotto a costi decisamente inferiori. Previsioni grigie anche per il settore della ceramica di Civita Castellana (Viterbo)e per quello dell’oreficeria che coinvolge Arezzo,Vicenza e Valenza (Alessandria). Il settore, che risentirà pesantemente della concorrenza asiatica, ha finora determinato un giro d’affari all’estero pari a oltre 2,9 miliardi di euro. In affanno, secondo lo studio, anche il settore del legno di Casalasco-Viadana (Mantova-Cremona) e il distretto industriale di Bergamo specializzato nella produzione di macchine tessili.

IN VENETO DATI VIZIATI DA CRISI DEL TESSILE

Un’attenzione particolare viene riservata, infine, alla situazione industriale della regione Veneto. “La performance negativa del Veneto - dichiarano i ricercatori di Banca Intesa, Stefania Trenti e Giovanni Foresti - risente delle perdite accusate dal distretto del tessile-abbigliamento di Schio-Thiene-Valdagno e dell’oreficeria di Vicenza e nasconde – performance positive dell’occhialeria di Belluno e della termomeccanica scaligera”. E per quanto riguarda specificatamente il settore del tessile, i dati mostrano, tuttavia, una forte capacità di reazione dei distretti . “Si assiste - affermano i ricercatori - a un ricambio/ristrutturazione della base produttiva, confermato dai tassi di mortalità e di formazione di nuove imprese e dal ridimensionamento delle forme giuridiche meno strutturate a favore – concludono – delle società di capitale, più funzionali per organizzare le proprie strategie e trovare le risorse finanziarie per attuarle”.


24/04/2006
 
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