Occupato 58% giovani con sclerosi multipla

In Italia, il 58% dei giovani affetti da sclerosi multipla (che rappresentano la metà dei 54 mila malati presenti nel Paese) lavora, ma deve spesso lottare più dei propri coetanei ‘sani’ per mantenere il posto. Lo rivelo uno studio condotto dall’Aism (Associazione italiana della sclerosi multipla) che, in occasione della ‘Settimana nazionale della sclerosi multipla’, in collaborazione con Fish (Federazione italiana per il superamento dell’handicap), ha promosso una campagna informativa tesa a sensibilizzare sul delicato tema dell’integrazione socio-lavorativa dei disabili. Nel corso dell’evento, che si è svolto a Roma dal 13 al 21 maggio, l’Aism ha fotografato la situazione del nostro Paese, sottolineando i gravi disservizi e proponendo soluzioni, nel tentativo di sconfiggere pregiudizi e favorire lo sviluppo di una nuova cultura nei confronti delle persone disabili.

14% TEME DI PERDERE L’IMPIEGO

Se negli anni ’90 il 65% delle persone con sclerosi multipla era costretto a cambiare lavoro a causa della malattia e il 25% dei malati di età compresa tra i 35 e i 44 anni e il 65% di quelli over 45 non lavorava più e percepiva già una pensione, nell’ultimo periodo le cose sembrano avviarsi verso un graduale miglioramento. Nel 2005, infatti, il 58% dei giovani (di età compresa tra i 18 ei 40 anni) malati di sclerosi multipla ha un lavoro. Di questi, circa il 70% ha un impiego come lavoratore dipendente e nel 3,5% dei casi figura tra i quadri direttivi e dirigenziali. Il 20%, poi, lavora in proprio o è libero professionista o imprenditore, mentre il 5% è riconducibile alla categoria dei lavoratori atipici.

A fronte di questi dati, però, lo studio dimostra che i lavoratori affetti da sclerosi multipla devono spesso fare i conti con il rischio di perdere l’impiego (14%) o di doverlo cambiare per motivi legati alla propria patologia (20%), senza considerare le difficoltà legate alla ricerca di un nuovo lavoro. Il 33% degli intervistati, infatti, crede di non poterlo trovare oppure che potrebbe essere costretto ad accettare un impiego al di sotto delle proprie potenzialità (47%). Ancora, sono donne, giovani e con basso livello d’istruzione, le persone malate che perdono con maggiore frequenza il lavoro, mentre i maschi di età media e con un discreto livello d’istruzione lo mantengono più facilmente.

5% LAVOARATORI SVANTAGGIATI DENUNCIA DISCRIMINAZIONI

Sono 1.300 le telefonate e le e-mail pervenute, tra il 2002 e il 2005, all’esperto del diritto del lavoro che risponde al numero verde Aism. Di queste, circa mille si sono concentrate nell’ultimo anno, in coincidenza con l’estensione della copertura oraria del servizio. Tre chiamate su 4 (circa il 70%) provengono da donne, mentre, dal punto di vista geografico, è il Nord Italia ad aver usufruito in maggior percentuale dello strumento informativo promosso dall’Associazione. Il 45% delle chiamate pervenute, infatti, proviene dalla Lombardia, dal Piemonte e dal Veneto, seguono il Centro, con il 20% di telefonate giunte dal Lazio e dalla Toscana, e il Sud, con il 35% delle richieste di aiuto provenienti soprattutto da Sicilia e Puglia.

Dai risultati raccolti, si apprende che nel 28% dei casi chi telefona al numero verde richiede informazioni relative al mantenimento del posto di lavoro, il 22% sulle agevolazioni (richieste di congedi, permessi e trasferimenti). Il 17%, invece, cerca una consulenza per trovare un impiego, l’11% si informa sui profili assistenziali contemplati dalla normativa e il 9% su quelli previdenziali e il 5% chiede consigli sul modo migliore di comunicare al proprio datore di lavoro la patologia di cui è affetto. Un ultimo 5% del campione complessivo, infine, denuncia discriminazioni sul luogo di lavoro (mancata assunzione, mobbing, licenziamento, sviluppo carriera).

Dalle informazioni raccolte dall’Aism, inoltre, è possibile tracciare un approssimativo identikit delle persone che hanno richiesto l’ausilio dell’esperto del lavoro. Chi è in cerca di occupazione è solitamente un giovane con elevato livello d’istruzione, che lamenta difficoltà d’inserimento, ma arrivano anche diverse telefonate da parte di ‘over 35’ che hanno dovuto interrompere gli studi, fermandosi alla scuola dell’obbligo e da parte di persone che hanno perso la loro precedente occupazione a causa della difficoltà d’inserimento nell’azienda. Questi ultimi, soprattutto se hanno superato i 30 anni, non riescono a individuare percorsi formativi che li aiutino a risolvere il loro problema.

TRA LE PROPOSTE DI AISM E FISH IL ‘FLEX JOB’...

Alla luce di questi dati, l’Aism e la Fish hanno deciso di alzare la voce e di formulare specifiche richieste agli enti competenti. In cima alla lista delle priorità individuate, una campagna informativa mirata a rilanciare l’immagine positiva e attiva dei lavoratori disabili, una maggiore conoscenza degli strumenti legali esistenti e l’aggiornamento dei servizi connessi all’inserimento mirato di questi soggetti. Non solo. L’Aism chiede, inoltre, l’adozione di una disposizione analoga a quella introdotta recentemente per i malati oncologici, relativa alla possibilità di convertire il lavoro a tempo pieno in lavoro a tempo parziale, verticale o orizzontale. Devono, poi, essere definite con maggiore chiarezza, secondo i promotori della ‘Settimana nazionale della sclerosi multipla’, le condizioni che riguardano le prestazioni dei lavoratori disabili, potenziando la cultura del rispetto dall’azienda verso il dipendente malato.

L’ultima proposta fortemente sostenuta dall’Aim riguarda il cosiddetto ‘Flex Job’, ovvero una modalità finalizzata a garantire il mantenimento del lavoro a chi già ce l’ha e a fornire sostanziali e serie possibilità a persone con ridotte capacità di rientrare nel mondo professionale. La dimensione della flessibilità, ampiamente contemplata da questo modello adottato con successo in Danimarca, riguarda orari, ritmi lavorativi e sospensione temporanee di prestazione occupazionale che devono essere concordemente stabilite tra il datore di lavoro, il dipendente e le unità sindacali. La grande particolarità di questo modello, però, riguarda il fatto che, nonostante i ritmi e gli orari più ridotti e flessibili, il lavoratore disabile ha diritto a percepire per intero la propria retribuzione, poiché una parte del salario viene erogato dall’ente pubblico.

... E L’AVVIO DI UN OSSERVATORIUO E DI UNA CARTA DEI DIRITTI

Ma Aism e Fish, nell’ambito della ‘Settimana nazionale della sclerosi multipla’, hanno anche illustrato le caratteristiche dei due progetti mirati a promuovere reali politiche d’inclusione sociale a favore dei lavoratori svantaggiati. Il primo è la ‘Carta dei diritti su occupazione e pari opportunità per le persone disabili’, indirizzata alle istituzioni e a tutte le parti sociali. “Questa proposta - ha spiegato Pietro Barbieri, presidente della Fish - mira alla piena e appropriata occupazione per le persone con disabilità in Italia, nonché all’individuazione delle migliori strategie per promuovere i diritti dei disabili in modo omogeneo sul territorio nazionale. E a superare - ha aggiunto Barbieri - l’anacronistico pregiudizio sulla non produttività del lavoratore disabile, basato su un modello ormai superato, ma che persiste su una parte consistente del mondo imprenditoriale e politico”. La seconda iniziativa promossa è l’‘Osservatorio sull’occupazione delle persone con disabilità’, che grazie all’intervento di esperti garantirà, secondo l’Aism e la Fish, un attento e scrupoloso monitoraggio della condizione socio-lavorativa delle persone svantaggiate.


22/05/2006
 
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