|
Ue: Italia rinuncia a deroga a libera circolazione lavoratori Est
L'Italia rinuncia al regime transitorio in materia di libera circolazione dei lavoratori dei nuovi Paesi membri dell'Unione europea. Lo rende noto la circolare numero 21 del 31 luglio 2006 del ministero della Solidarietà sociale. La decisione del governo italiano, che in un primo momento aveva optato per la proroga di tre anni del regime transitorio (lo aveva stabilito la circolare numero 15 del 3 maggio scorso), è stata notificata il 27 luglio alla Commissione europea. Il provvedimento riguarda i lavoratori subordinati provenienti da otto Stati dell'allargamento: Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca. Si dà, così, piena applicazione al libero ingresso di tutti i cittadini neocomunitari nel mercato del lavoro italiano, determinando - precisa la circolare - la cessazione immediata delle procedure di richiesta di nulla osta per la loro assunzione. Tra gli altri partner europei, hanno dichiarato di rinunciare al regime transitorio, aprendo le porte del mercato del lavoro ai cittadini dell'Est, Finlandia, Spagna e Portogallo, mentre la Francia lo farà gradualmente. Manterranno, invece, le restrizioni Germania, Austria e Danimarca, oltre a Belgio e Lussemburgo, che però adotteranno procedure più flessibili.
La deroga alla libera circolazione delle persone, che è uno dei principi fondamentali sanciti dal diritto comunitario, è stata concessa dopo l'allargamento a Est della Ue, per 'attutire' l'eventuale contraccolpo di un esodo in massa dai nuovi Stati dell'Unione. Sono state così applicate disposizioni temporanee, secondo cui la piena applicazione della libertà di circolazione può essere differita per un massimo di sette anni. Un periodo transitorio che terminerà irrevocabilmente il 30 aprile 2011. La formula per questa deroga, che riguarda otto dei dieci paesi dell'allargamento (sono esclusi Cipro e Malta) è quella del '2 più 3 più 2'. Il periodo transitorio è diviso, infatti, in tre fasi distinte e la prima è iniziata il 1° maggio 2004 e terminata il 30 aprile 2006.
Entro questa data, quindi, i vecchi Quindici dovevano informare la Commissione delle loro intenzioni per la seconda fase delle disposizioni temporanee, pur mantenendo per tutto il periodo transitorio la possibilità, in caso di perturbazioni del mercato del lavoro, di reintrodurre le restrizioni. Non tutti i paesi, però, hanno applicato le disposizioni transitorie. A rinunciarvi sono stati Regno Unito, Irlanda e Svezia, che hanno optato fin dall'inizio per la piena libera circolazione dall'Est. Gli altri dodici Stati, compresa l'Italia nella prima fase, hanno preferito la soluzione 'tampone' della moratoria, in attesa di vedere gli effetti dei flussi migratori in seguito all'allargamento.
A premere per l'abolizione delle restrizioni era stata la Commissione europea, che ha più volte auspicato la piena attuazione della libera circolazione per tutti i lavoratori europei. Nella 'Relazione sul funzionamento delle disposizioni transitorie', la Commissione ha sottolineato come i cittadini dell'Est abbiano contribuito a colmare lacune del mercato del lavoro e a favorire una migliore performance dell'economia nei paesi occidentali che hanno accettato di ospitarli. Le statistiche, fornite dagli stessi Stati membri della Ue, indicano che il flusso di lavoratori dall'Europa centrale e orientale è stato inferiore al previsto. Non è provato, inoltre, sempre secondo la relazione della Commissione, un aumento del numero di lavoratori o della spesa di assistenza sociale dopo l'ampliamento rispetto ai due anni precedenti. E, in tutti i Paesi, i cittadini dei nuovi Stati membri rappresentano meno dell'1% della manodopera (0,1% in Italia), ad eccezione di Austria (1,4% nel 2005) e Irlanda (3,8% nel 2005), dove si sono registrati i flussi relativamente più consistenti.
In particolare, i paesi che, dopo il maggio 2004, non hanno applicato restrizioni (Regno Unito, Irlanda e Svezia) rilevano una forte crescita economica, una caduta della disoccupazione e un aumento dell'occupazione. Riguardo ai 12 paesi della Ue che, invece, hanno fatto ricorso a disposizioni transitorie, i lavoratori si sono inseriti senza difficoltà nel mercato del lavoro se sono riusciti ad accedervi legalmente. Tali paesi, tuttavia, subiscono una serie di effetti collaterali indesiderabili, osserva la Commissione, come elevati livelli di lavoro nero e di occupazione indipendente fittizia.
Soddisfazione per la decisione del governo italiano è stata espressa, tra gli altri, dalla Coldiretti. “Le prossime campagne di raccolta per frutta e verdura e la stessa vendemmia - ha affermato il presidente, Paolo Bedoni - potranno avvalersi della collaborazione dei lavoratori neocomunitari provenienti dai nuovi Paesi dell’Est per i quali cessa l’obbligo di preventivo nullaosta per l’assunzione e deve ritenersi vigente il diritto alla libera circolazione anche ai fini dell’ingresso per lavoro. Il superamento delle quote con la liberalizzazione degli ingressi dei lavoratori provenienti dai nuovi Paesi dell’Est entrati a far parte dell’Unione è un momento storico che offre grandi opportunità di sviluppo per l’economia e l’agricoltura italiana dove più di un lavoratore su dieci è immigrato, proveniente nella maggior parte dei casi proprio da questi Paesi, con in testa la Polonia L’immigrazione legale - ha precisato Bedoni - è una risorsa per l’agricoltura made in Italy dove gli ingressi devono dare una risposta adeguata ai bisogni delle imprese e alle aspettative dei lavoratori, per conciliare il rigore nei confronti della clandestinità con i cambiamenti di una moderna economia post-industriale”.
31/07/2006
|
|