Immigrati: 60% famiglie residenti vuole rimanere in Italia

Quasi il 60% delle famiglie di immigrati residenti nel nostro Paese sono intenzionate a rimanere in Italia in via definitiva e la percentuale sale al 65% per i nuclei familiari che hanno figli a carico. E’ questo uno dei dati che emerge dalle anticipazioni di ‘Famiglie migranti’, il primo rapporto nazionale che indaga sui processi d’integrazione sociale delle famiglie immigrate in Italia, realizzato da Iref (Istituto di ricerca delle Acli). Secondo l’indagine, strutturata su un campione rappresentativo di mille famiglie immigrate di oltre 31 nazionalità diverse, buona parte dei nuclei familiari interpellati (63%) vive in Italia da meno di 8 anni e, in un caso su tre (32%), il membro della famiglia che ha rilasciato l’intervista è entrato nel nostro Paese senza permesso di soggiorno. Negli ultimi 4 anni, inoltre, a prevalere sono stati i visti di soggiorno temporanei (per studio e per turismo), rilasciati nel 51% dei casi, e la quota dei cosiddetti ‘over-stayers’: coloro, cioè, che sono entrati nel nostro Paese con un visto temporaneo e hanno poi trascorso un periodo nell’illegalità, in attesa di trovare un impiego regolare. Il dato più significativo, però, riguarda gli ingressi per lavoro che, nonostante la Bossi-Fini, sono aumentati solo del 2% rispetto al regime legislativo precedente (l’introduzione della Turco-Napolitano aveva determinato un incremento del 6%).

NEL 56% DELLE FAMIGLIE INTERVISTATE LAVORANO ENTRAMBI I CONIUGI

Nel 65% dei casi le famiglie di immigrati residenti nel Bel Paese sono costituite da coppie giovani (sotto i 40 anni), di media o alta istruzione (72%), con uno o più figli (56%). Ancora, il 35% delle coppie intervistate non ha figli e solo il 9% è costituito da nuclei mono-genitoriali. Poche le famiglie numerose (con più di 5 persone) che rappresentano il 19% del totale interpellato, contro il 10% della popolazione generale. Lo studio rivela, inoltre, che nel 38% dei casi le famiglie immigrate in Italia hanno un medio livello d’istruzione e il 34% del campione è in possesso, invece, di un diploma o di una laurea. Il 40% delle famiglie si dichiara musulmana, il 14% cattolica, il 16% ortodossa, il 6% buddista, mentre i non credenti costituiscono solo il 9% del totale. Non solo. Il 15% degli intervistati dichiara di essere stato costretto a modificare le proprie abitudini religiose, per l’assenza in Italia di luoghi di culto o, semplicemente, per la difficoltà di conciliare i tempi della religiosità con gli impegni di lavoro e la famiglia. Sul versante dell’occupazione, a fronte di un 30% di famiglie nelle quali lavora solo una persona, la gran parte dei nuclei interpellati (56%) è caratterizzato da due persone occupate, mentre in circa il 14% dei casi a lavorare sono tre o più membri della famiglia. Quella delle ‘coppie a doppia carriera’ appare come una scelta obbligata per far fronte alle difficoltà economiche determinate dal basso livello delle occupazioni solitamente svolte dagli immigrati. Il 43% degli intervistati, infatti, lavora come operaio e il 14% come collaboratore domestico, mentre nel 61% dei casi gli immigrati stabilitisi nel nostro Paese hanno dovuto cambiare almeno una volta occupazione.

PER IL 22% DEI NUCLEI FAMILIARI LA RICERCA DELLA CASA E’ LA DIFFICOLTA’ MAGGIORE

L’indagine dell’Iref dimostra che il 45% dei nuclei familiari ha un reddito familiare compreso tra i 500 e i 1.200 euro mensili e il 35% non supera i 2 mila euro. Poco meno di un quarto dei membri delle famiglie immigrate (24%) ha, infatti, un reddito pro-capite mensile non superiore ai 300 euro, un altro quarto (26%) può contare su un budget massimo di 400 euro e il 27% dispone mensilmente di una cifra compresa tra i 450 e i 675 euro. Un po’ più fortunato il 23% del campione interpellato che dichiara di avere un reddito pro-capite mensile superiore ai 675 euro. Il 50% delle famiglie deve, poi, fare i conti con il denaro da inviare ai familiari rimasti nei Paesi di origine: il 14% riesce a mandare ogni mese meno di 200 euro, il 20% tra i 200 e i 400 euro e il 14% più di 400 euro. Come tutte le famiglie, anche quelle degli immigrati residenti in Italia, devono poi fare i conti con le difficoltà quotidiane: casa e lavoro al culmine delle preoccupazioni, indicate rispettivamente dal 22% e dal 18% degli intervistati. Ai problemi concreti si aggiungono il peso della lontananza delle amicizie e degli affetti lasciati nei Paesi di origine (13%), l’indifferenza manifestata da molti italiani (9%), le difficoltà linguistiche (9%), le lungaggini burocratiche (9%) e le difficoltà incontrate nell’accesso ai servizi erogati dalle banche (9%). Per rendere più agevole e confortevole la loro residenza in Italia, insomma, le famiglie immigrate chiedono maggiore assistenza nella ricerca dell’alloggio (16%), adeguati sportelli finalizzati al reperimento di un impiego (15%) e maggiori tutele sul fronte dell’assistenza legale (11%) e sanitaria (10%). Non tutti gli immigrati d’Italia, però, vivono nelle stesse condizioni: secondo l’indagine, infatti, esistono significative differenze a seconda delle diverse aree. I miglioramenti più significativi si riscontrano nelle regioni del Nord-Est dove il 42% delle famiglie si dichiara felice dello spostamento dal loro Paese. Scende al 39%, invece, la percentuale delle famiglie immigrate nelle regioni del Nord Ovest che affermano di aver migliorato le loro condizioni di vita, mentre al Centro il 58% dei nuclei familiari si definisce ‘abbastanza’ soddisfatta. Brutte notizie per il Sud e per le Isola: qui la vita è dura anche per gli immigrati che, nel 22% dei casi non ha riscontrato alcun miglioramento generale e nel 9% dei casi ha addirittura rilevato un peggioramento rispetto alla situazione di partenza.


08/08/2006
 
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