Colf, pochi diritti ma tanta voglia di imparare

Instancabili, disponibili, con molta voglia di imparare, ma con pochi diritti. E’ questo l’identikit della colf del duemila. Un esercito, per la maggior parte straniero e irregolare, di oltre un milione di addetti che, pur lavorando per la maggior parte solo a ore (oltre il 45% del totale), riesce a essere occupato per tutto l’anno. Eppure, le colf non sono più immigrate ‘sprovvedute’, per quanto riguarda lingua e cultura italiana, interessate a risparmiare su vitto e alloggio per inviare soldi alla famiglia di origine e in attesa di rimpatrio. Dopo anni di estenuante assistenza familiare ‘24 ore su 24’, le colf rivendicano un lavoro ad ore, flessibile e compatibile con una normale vita familiare. Per questo, ben il 60,4% è disposto a frequentare corsi di formazione per fare un altro lavoro.

Ma sono sempre di più anche le lavoratrici che frequentano corsi per badanti. Investono sulla formazione, che deve puntare soprattutto a offrire nozioni semplici e pratiche, che apportino maggiore professionalità al servizio. Come lo studio del contratto collettivo nazionale di settore o l'orientamento per contattare associazioni di volontariato socio-assistenziale del territorio, enti locali, sindacati e patronati. Ma anche nozioni utili per tutti i giorni: cucinare, apparecchiare la tavola, curare mobili, argenteria e guardaroba, socializzare con i minori o con gli anziani, rapportarsi con la famiglia e con i suoi ospiti.

BRUSTOLIN (ACLI COLF), TRATTATE COME LAVORATORI DI ‘SERIE B’

“Le colf - spiega a LABITALIA la responsabile nazionale delle Acli Colf, Pina Brustolin - vengono trattate come lavoratori di ‘serie B’, con conseguenze che si riflettono sulle famiglie che le accolgono e sulla diffusa irregolarità che domina il settore. Non viene riconosciuta alcuna copertura economica delle assenze per malattie, ad esempio, neanche in caso di ricovero ospedaliero. L’indennità di maternità, poi, è riconosciuta solo se ricorrono determinate condizioni assicurative e contributive, impedendo l’affermazione di un diritto sacrosanto della donna a una maternità serena e tranquilla. Il lavoro di cura - sostiene Brustolin - da subalterno e sommerso dovrebbe diventare una vera e propria professione appetibile dal punto di vista contrattuale. Magari abolendo il regime contributivo convenzionale e le fasce contributive che incentivano l’elusione e l’evasione e introducendo criteri di verifica e riordino riguardanti gli interventi di monetarizzazione dei servizi alla famiglia”.

TRA LE MANSIONI SVOLTE PAGARE BOLLETTE E TENERE IN ORDINE LA CASA

Secondo un’indagine delle Acli Colf, la composizione della famiglia in cui si presta servizio è di una sola persona nella maggior parte dei casi (26,2%). A seguire, coppia con figli (24,4%), un anziano (18,6%), coppia senza figli (17,4%) e una famiglia con una persona anziana (13,4%). Tra le mansioni svolte, ci sono quelle di tenere in ordine la casa, accudire bambini e anziani, fare compagnia, pagare le bollette e fare la spesa, accompagnare i membri della famiglia e offrire prestazioni infermieristiche. Il 37,4% delle colf ha un’età compresa tra i 36 e i 45 anni, il 31,6% non supera i 35 e le over 45 rappresentano il 31%. Il 47,7% e' sposato, il 31,2% nubile e solo il 21,1% vedovo o separato. Il 40,2% delle colf possiede un diploma di scuola superiore, talvolta la laurea, mentre il 39,5% si è fermato alle scuole medie. Il 20,3%, invece, ha frequentato una scuola professionale.

Sabrina Rosci


22/09/2006
 
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