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Immigrati, 331mila aspiranti cittadini italiani con termini a 5 anni
Sarebbero 331mila gli stranieri che, a seguito della riduzione dei termini da 10 a 5 anni, potrebbero presentare istanza per ottenere la cittadinanza italiana. La stima considera quel 9,8% di immigrati che sono già in possesso della carta di soggiorno e che vivono con il coniuge e gli eventuali figli, dunque con un'anzianità di residenza in Italia almeno quinquennale e un progetto migratorio verosimilmente stabile. I nuovi potenziali cittadini italiani sono soprattutto marocchini, maschi, con un alto livello di istruzione, un lavoro a tempo indeterminato e uno stipendio medio di oltre mille euro al mese. A stilare l'identikit è stata la Fondazione Ismu (Studi e ricerche sulla multietnicità), nell'indagine 'Il Mezzogiorno dopo la grande regolarizzazione', svolta per conto del ministero della Solidarietà Sociale e presentata a Napoli.
FERRERO, PERMESSO DI SOGGIORNO PER LAVORATORI SUPERSFRUTTATI
“Abbiamo proposto di fare un decreto legge con i ministeri del Lavoro e degli Interni che riguarda la possibilità di dare il permesso di soggiorno ai lavoratori in nero che sono in condizioni di superfruttamento, come si è verificato in Puglia”. Lo ha detto il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che ha partecipato a Napoli al convegno di presentazione della ricerca. “Bisogna arrivare ad un meccanismo - ha detto il ministro - in cui la lotta al lavoro nero non venga pagata dagli immigrati, ma sia un percorso che gli permetta da uscire da quella condizione”.
IN PREVALENZA UOMINI E MAROCCHINI
Tra gli aspiranti nuovi cittadini italiani, il 53% è rappresentato da uomini e il 20% da marocchini, seguiti da albanesi (12%) e filippini (7%). La casa risulta spesso sufficientemente adeguata: il 31% è proprietario dell'abitazione in cui vive e il 66% ha una sistemazione in affitto unicamente con i propri familiari. Mediamente elevato il livello di scolarità: il 44% è diplomato e il 18% laureato. Gli stranieri, inoltre, presentano un alto tasso di attività (84%), con una netta prevalenza di occupati regolari a tempo indeterminato e con orario normale (53% degli attivi) e una buona rappresentanza di imprenditori (9,2%). E, nel 60% dei casi, si possiede un lavoro regolare da oltre 5 anni, mentre il reddito medio mensile da lavoro e' di 1.139 euro.
DOPO 3 ANNI 74% REGOLARIZZATI CONTINUA A LAVORARE
A distanza di quasi tre anni dalla regolarizzazione seguita alla legge Bossi-Fini, il 74% circa degli immigrati regolarizzati (635mila persone su 700mila domande presentate) continua a svolgere un'occupazione regolare. E, allo scadere del permesso di soggiorno concesso in sede di regolarizzazione, chi non ha ottenuto il rinnovo è solo l'1,5%. Dei regolarizzati ha, infatti, avuto il rinnovo, a livello nazionale, ben il 98,5%. In particolare, il 48,3% di essi ha mantenuto il rapporto di lavoro con il datore originario, mentre il 40% ha rinnovato il permesso con un nuovo datore. Quasi il 3% ha, invece, dichiarato di aver fatto ricorso alla frode, cioè ha fatto figurare un datore di lavoro fittizio. Diversa, ma non di molto, la situazione nel Mezzogiorno: delle 135mila domande presentate, ne sono state ammesse oltre il 90%, di cui l'89,6%, a distanza di un anno, ha ottenuto il rinnovo. Di questi, il 60% con il datore di lavoro originario, il 26,8% con un nuovo datore, mentre quasi il 2% ha dichiarato di aver fatto ricorso alla frode.
MAGGIOR PARTE STRANIERI AL CENTRO-NORD MA AL SUD PIU' IRREGOLARI
Al 1° luglio 2005, gli immigrati provenienti da paesi a forte pressione migratoria (paesi in via di sviluppo e dell'Est europeo) sono 3,3 milioni di unità, pari al 5,7% dell'intera popolazione e il 4,1% degli iscritti all'anagrafe. La maggior parte si trova nel Centro-Nord (l'85%). Nelle regioni Obiettivo 1, si registrano 427mila unità, pari al 13% del totale nazionale e oltre l'86% del Mezzogiorno. I residenti a livello nazionale sono circa 2,5 milioni, di cui l'11% nelle regioni Obiettivo 1. Gli irregolari superano il mezzo milione in Italia (16% del totale): oltre 400mila si trovano nel Centro-Nord e 133mila solo nel Mezzogiorno. Qui, infatti, i tassi di irregolarità sono i più alti: oltre un quarto (27% dei presenti) non ha il permesso di soggiorno, contro il 14% al Centro-Nord.
Quasi la metà del totale degli immigrati (46%) proviene dai paesi dell'Europa orientale. Anche le componenti nordafricana (19%) e asiatica (17%) sono cospicue, mentre meno rilevante e' la presenza di immigrati dall'America Latina (10%) e dall'Africa sub-sahariana (9%). Anche a livello di irregolarità, gli immigrati dell'Est europeo sono il primo contingente sia in termini assoluti (270mila circa) sia rispetto al corrispondente numero di presenti (19%).
20,5% IRREGOLARI E' DISOCCUPATO
In totale, in Italia, considerando i regolarizzati prima e dopo il 2002 (con la sanatoria), l'occupazione dei due terzi degli immigrati si concentra in sei tipi di condizione professionale: operaio nell'industria (11%), nel terziario (8%) e nell'edilizia (12%); titolare di attività commerciale (7%); addetto alla ristorazione/alberghi (11%); domestico a ore (9%) e assistente familiare (7%). Industria, edilizia e, al Sud, agricoltura e lavoro autonomo nel commercio rappresentano gli sbocchi occupazionali della manodopera immigrata maschile, mentre ristorazione/alberghi e lavoro presso le famiglie sono i comparti di maggiore occupazione femminile.
Gli irregolari non sanati (cioè i clandestini), invece, nel 20,5% dei casi sono disoccupati. Più di un terzo lavora in nero, ma dichiara una condizione di occupazione relativamente stabile e oltre il 16% si definisce autonomo irregolare, impegnato specialmente in attività di piccolo commercio ambulante. Dall'indagine, poi, risulta che, a livello nazionale, il lavoro irregolare alle dipendenze svolto in forma stabile è più frequente nei settori edile, alberghiero, della ristorazione e dei servizi alla famiglia. Lo stesso si può dire, con l'eccezione dell'assistenza familiare, anche per quanto riguarda il lavoro dipendente irregolare e instabile, mentre il lavoro autonomo irregolare è quasi esclusivamente costituito da attività commerciali.
3% FA L'IMPRENDITORE - DONNE E IRREGOLARI GUADAGNANO MENO
Gli imprenditori immigrati, cioè coloro che hanno almeno un dipendente, costituiscono circa il 3% del totale del campione. Il 95% di essi si concentra nel Centro-Nord e il 10% ha partecipato al processo di regolarizzazione del 2002. Si tratta di soggetti che hanno, o hanno avuto, un permesso di soggiorno per lavoro dipendente e che hanno successivamente modificato la loro condizione. Gli imprenditori che hanno seguito questo percorso si concentrano in tre settori: l'edilizia nel 25% dei casi, i servizi alle imprese di bassa qualificazione nel 24% e il commercio nel 19%. Inoltre, il 27% delle imprese gestite da immigrati dichiara di avere un solo dipendente, il 32% due e il 15% tre; per il resto si tratta di imprese che hanno dai 4 ai 10 dipendenti, mentre soltanto il 3% del totale supera la soglia dei 10.
Per quanto riguarda, infine, i livelli di reddito, permangono rilevanti differenze di genere: gli uomini guadagnano in media circa 1.000 euro mensili, mentre le donne si fermano a 743 euro. Le differenze maggiori tuttavia sono quelle che intercorrono tra Centro-Nord (media di 928 euro) e Mezzogiorno (media di 619 euro). I regolarizzati presentano entrate da lavoro più elevate (851 euro) di quelle dei clandestini (690 euro), ma più contenute degli immigrati regolari che non hanno avuto necessità di usufruire della sanatoria del 2002 (965 euro), grazie alla più lunga anzianità del rapporto di lavoro regolare.
26/09/2006
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