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Istat, in Italia 94,9% imprese ha meno di 10 addetti
Sono oltre 4,2 milioni, nel 2004, le imprese italiane dell'industria e dei servizi di mercato. Occupano 16 milioni di addetti, di cui 10,6 milioni di dipendenti, realizzando un valore aggiunto di 605 miliardi di euro. Lo rileva l'Istat, nell'indagine sulla struttura e competitività del sistema delle imprese in Italia. L'analisi dei principali aggregati economici conferma la presenza rilevante di imprese di piccole dimensioni e la relativa scarsità di grandi aziende, che, tuttavia, caratterizzano in misura significativa importanti settori di attività economica. Anche nel 2004, infatti, la dimensione media delle aziende italiane è di circa 3,8 addetti.
Le microimprese (con meno di 10 addetti) rappresentano il 94,9% del totale e concentrano il 47,8% degli addetti, il 24,8% dei dipendenti, il 28,5% del fatturato e il 31,6% del valore aggiunto. Inoltre, il 65,7% dell'occupazione è costituito da lavoro indipendente. All'opposto, le imprese di maggiori dimensioni (con 250 e più addetti) sono appena 3.199, assorbono il 18,3% del totale degli addetti, con il 27,7% dei dipendenti e realizzano il 29,2% del valore aggiunto complessivo. Rispetto all'anno precedente, nel 2004 le grandi imprese vedono aumentare sia la loro quota di occupazione sia quella del valore aggiunto.
37,9MILA EURO PRODUTTIVITA' NOMINALE DEL LAVORO
La produttività nominale del lavoro, misurata dal valore aggiunto per addetto, è pari in media a 37,9 mila euro, in aumento rispetto al 2003 (era 36,5 mila euro). Nelle imprese con meno di 10 addetti, il valore di questo indicatore è circa il 41,6% di quello delle aziende con almeno 250 addetti. I lavoratori dipendenti nelle imprese con meno di 10 addetti percepiscono una retribuzione pro-capite di 14,9 mila euro, inferiore del 43,1% rispetto a quella dei lavoratori delle imprese con 250 addetti e oltre (26,2 mila euro). Nel 2004, inoltre, ciascun dipendente ha lavorato mediamente 1.668 ore. Mentre la profittabilità lorda delle imprese italiane, misurata dal rapporto tra margine operativo lordo e valore aggiunto, è pari al 30,2%, in crescita rispetto al 2003 (29,7%).
Le circa 530.000 imprese dell'industria in senso stretto assorbono il 30,3% dell'occupazione totale (oltre 4,8 milioni di addetti) e il 38,3% di quella dipendente e realizzano circa 230 miliardi di euro di valore aggiunto, il 38,1% del totale. Le imprese delle costruzioni, circa 563.000 unità, occupano oltre 1,7 milioni di addetti (l'11% dell'occupazione totale e il 9,8% di quella dipendente), realizzando un valore aggiunto di 52,9 miliardi di euro, pari all'8,7% di quello complessivo. Nei servizi destinabili alla vendita sono attive oltre 3,1 milioni di imprese, che assorbono circa 9,4 milioni di addetti (pari al 58,8% dell'occupazione totale e al 51,8% dei dipendenti) e producono circa 322 miliardi di euro (il 53,2% del valore aggiunto complessivo).
DIMENSIONE MEDIA PIU' ELEVATA IN INDUSTRIA IN SENSO STRETTO
Se la dimensione media delle imprese è pari a 3,8 addetti, il valore è più elevato nell'industria in senso stretto (9,1) rispetto alle costruzioni (3,1) e ai servizi (3). Rispetto all'anno precedente, nel 2004 si registra un lieve incremento del peso del terziario in termini di occupazione (dal 57,8 al 58,8% del totale) e di valore aggiunto complessivo (dal 53,1 al 53,2%) e una diminuzione della quota di fatturato (dal 54,4 al 52,3%). L'incremento della quota del terziario, in termini sia occupazionali sia di prodotto, osserva l'Istat, risulta in linea con un tendenza pluriennale (1999-2004) che ha portato il settore dei servizi a realizzare stabilmente oltre il 50% del valore aggiunto totale e ad avvicinarsi al 60% dell'occupazione complessiva nelle imprese.
Nel periodo 1999-2004, l'industria in senso stretto, invece, registra una progressiva riduzione del suo peso occupazionale sino a circa un terzo del totale; diminuisce anche la sua quota di valore aggiunto, sebbene si mantenga ancora attorno al 40%. “La distribuzione dell'occupazione tra i macro-settori di attività economica tende, pertanto, a modificarsi - spiega l'Istat - in relazione a un ridimensionamento dei settori a produttività più elevata in favore dei settori più 'labour intensive' (come sono quelli dei servizi) che, negli ultimi anni, hanno incrementato la propria quota di addetti”.
37,5% VALORE AGGIUNTO REALIZZATO A NORD-OVEST
Quanto alla distribuzione geografica, si rileva che la quota di valore aggiunto realizzata nel 2004 dalle regioni nord-occidentali è pari al 37,5% del totale nazionale. Seguono la ripartizione nord-orientale con il 24,8%, l'Italia centrale con il 20,6% e il Mezzogiorno con il 17,1%. Rispetto al 2003, si riduce la quota di valore aggiunto delle regioni nord-occidentali (-2 punti percentuali) a favore delle altre ripartizioni.
In particolare, dal confronto tra le quote di valore aggiunto delle diverse ripartizioni (calcolate per macrosettore e classe dimensionale delle imprese) e la corrispondente quota sul valore aggiunto di tutti i macrosettori, emerge una 'specializzazione' del Nord-Ovest nelle medio-grandi imprese (20 e più addetti) dell'industria in senso stretto e dei servizi, del Centro nel segmento delle medio-grandi imprese dei servizi, del Mezzogiorno nelle piccole imprese del terziario e delle costruzioni. Il Nord-Est mostra, rispetto alle altre ripartizioni, una maggiore somiglianza della propria struttura produttiva a quella media nazionale sia pure con una prevalenza per le imprese industriali.
PERFORMANCE ECONOMICA MIGLIORE PER ESPORTATRICI
Nelle imprese che dichiarano una quota di fatturato proveniente dalle esportazioni, poi, si concentra il 56,6% degli addetti (più di 2,6 milioni) e il 68,3% del valore aggiunto dell'industria manifatturiera. La loro dimensione media (31 addetti per impresa esportatrice) è nettamente superiore a quella delle imprese non esportatrici (4,6 addetti). Il peso delle imprese esportatrici in termini di occupazione e fatturato aumenta in misura significativa con la dimensione media d'impresa. Con riguardo all'occupazione, si passa dal 14,3% nel segmento delle microimprese (1-9 addetti) al 40,3% nelle imprese con 10-19 addetti e a oltre l'89% in quelle con 250 e più. Analogamente, il 20% del valore aggiunto totale è realizzato nelle imprese con 1-9 addetti, il 46,9% in quelle con 10-19 addetti, per raggiungere l'88% nella fascia dimensionale superiore.
Nel 2004, la propensione all'esportazione diretta delle imprese manifatturiere (misurata dal rapporto tra fatturato all'esportazione e fatturato totale) e' pari al 25,9%. Le imprese con 1-9 addetti esportano il 7,7% del proprio fatturato, quelle con 10-19 addetti il 13,4%, mentre le unità con 250 e più raggiungono un'incidenza del 33,9%. In generale, le imprese esportatrici manifestano una performance economica mediamente migliore di quella delle aziende orientate esclusivamente verso il mercato interno.
13/10/2006
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