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Università: Crui, vicini al blocco per mancanza risorse
Le nostre Università vivono una situazione di “debolezza”, soprattutto per quel che riguarda i servizi per gli studenti. Per questi e non solo, infatti, mancano le risorse: il Fondo di Finanziamento Ordinario è quasi interamente assorbito dagli stipendi del personale. E la carenza cronica di finanziamenti rischia di portare “al blocco degli Atenei, dei servizi, alla cancellazione del futuro per i nostri giovani”. È l'allarme che Guido Trombetti, presidente della Crui (Conferenza dei Rettori delle Università italiane), ha lanciato presentando a Palazzo Marini, a Roma, l'annuale 'Relazione sullo Stato delle Università Italiane’. “Fatto 100 il Fondo del 2001 - ha detto Trombetti - il rapporto tra il 2001 e il 2006 è salito a 112,4. Nello stesso periodo, il livello degli emolumenti fissi del personale universitario (che ammonta a poco più di 100.000 unità compreso il personale tecnico-amministrativo) passato da 100 a 124. Il dislivello è a carico totale ed esclusivo degli Atenei. Manca un miliardo di euro per tornare al punto di partenza di cinque anni fa. Con l'1,1% del Pil destinato alla ricerca (universitaria e non) siamo molto lontani dall'obiettivo del 3% dell'Agenda di Lisbona, ed ampiamente distaccati da quasi tutti i Paesi europei”.
DA RIFORMA MORATTI QUALCHE VANTAGGIO MA MOLTI SVANTAGGI
Trombetti ha tracciato un primo bilancio della riforma del sistema universitario, avviata nell'anno accademico 2001-2002, la cosiddetta riforma Moratti. “Prima della riforma - ha spiegato - gli immatricolati erano il 70% dei diplomati della scuola media superiore. Nell'anno accademico 2004-2005 si è arrivati al 76,8%. In rapporto ai diciannovenni, una platea più ampia. Allo stesso tempo il numero dei laureati è molto aumentato: 161.000 nel 2000, 301.300 nel 2005. Ma non tutto ha funzionato”. Trombetti ha sottolineato, in particolare, due dati. “La maggior parte dei laureati di primo livello - ha ricordato - prosegue gli studi. In alcuni casi si arriva a percentuali del 95%. Se il primo livello è stato pensato come un corso di studio destinato ad anticipare i tempi dell'inserimento nel mondo del lavoro, bisogna dirsi francamente che questo obiettivo non è stato raggiunto”. C'è poi il problema del tasso di abbandono degli studenti nel passaggio dal primo al secondo anno. “Si è ridotto - ha annunciato il presidente dei rettori - ma di poco. Era del 21,4% degli immatricolati nell'anno accademico 1999-2000. È del 20,8 nel 2003-2004. È possibile che tale dato sia, in parte, strutturale e legato a carenze di preparazione o di vocazione non colmabili”.
TROPPI CORSI LAUREA - IN ITALIA BEN 5.434
“Le Università - ha comunque avvertito Trombetti - devono avere il coraggio di guardare anche ai loro errori. La proliferazione dei curricula, innanzitutto. Prima della riforma, i corsi offerti dal sistema universitario, tra lauree e diplomi, erano 2.444. Dopo sono diventati 5.434: il 122,3% in più. E gli immatricolati non sono aumentati in modo altrettanto significativo né sono diminuiti di molto gli abbandoni. Per di più il mercato del lavoro non è forse in grado di apprezzare le differenze tra 5.434 diverse lauree. L'eccessiva frammentazione degli insegnamenti ha dato origine a un ulteriore effetto perverso: il numero medio di docenti di ruolo per corso di laurea è sceso dalle 21 unità di prima della riforma a 11”. Per “un insegnamento universitario di qualità” occorre, dunque, “riequilibrare i curricula formativi nell'ottica della semplicità, della sostenibilità e della qualità e migliorare il rapporto tra didattica e ricerca”. Non solo. Bisogna, ha spronato Trombetti, “fare ogni sforzo per non farci sfuggire l'occasione, irripetibile, di una seria revisione del complesso della nostra offerta formativa che includa anche il tema del dottorato di ricerca, snodo fondamentale del rapporto tra alta formazione e ricerca”.
VINCOLARE DIDATTICA A RICERCA PER SALVARE QUALITÀ INSEGNAMENTO
“Svincolare la didattica dalla ricerca - ha ribadito Trombetti - è il peccato mortale dell'Università. È l'unità tra didattica e ricerca l'unico vero baluardo contro la licealizzazione dell'insegnamento universitario e contro i rozzi tentativi di entrare nel business dell'alta formazione utilizzando la porta delle nuove tecnologie telematiche”. Se l'Europa spende poco per la ricerca, l'Italia spende meno di tutti. L'unica possibilità di costruire un futuro migliore del presente, per la Crui, è quella di “mettere in moto accelerato la ruota della conoscenza”, costruendo un'apposita filiera intorno alle Università. Questo per non sprecare un patrimonio di competenze che raggiunge anche livelli di eccellenza. Secondo la valutazione CIVR della ricerca italiana, il 30% dei prodotti sono stati giudicati eccellenti, il 46% buoni, il 19% accettabili, il 5% limitati. Dati confermati da uno studio della Conferenza dei Rettori che dimostra la buona collocazione dei ricercatori italiani sul piano internazionale.
BENE PIANO GOVERNO PER RICERCATORI MA OCCORRONO PIÙ RISORSE
“Bene ha fatto il governo - ha detto Trombetti - a produrre uno sforzo di investimento lanciando un piano di reclutamento straordinario di ricercatori”. Un progetto che meriterebbe di essere sostenuto “con risorse più cospicue di quelle oggi presenti in Finanziaria”. Inoltre, “misure di assoluta cecità, come il tagliaspese conseguente al decreto Bersani, l'ammontare del Ffo, la penuria di investimenti in edilizia (oggi a livelli tali da non garantire neppure la manutenzione), non lasciano presagire un futuro roseo”. Sull'Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema universitario, Trombetti ha osservato che “potrebbe veramente generare un nuovo sistema di governance negli Atenei”. Per produrre questo risultato, la valutazione dovrà però prevedere un meccanismo 'a cascata’ in cui il singolo ateneo individui il proprio sistema di valutazione interno per valorizzare i propri punti di forza e conseguire i propri obiettivi strategici e prevedere incentivi significativi per i comportamenti virtuosi.
09/11/2006
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