Produttori cashmere uniti contro etichette false

Dopo le trasmissioni taroccate, è l’ora del cashmere contraffatto (o falsificato). Anche se è il principe dei tessuti di lana: morbido, leggero, caldo in inverno e gradevole in estate e, soprattutto, non alla portata di tutti. Un capo semplice, infatti, non può costare meno di 300 euro, ma ci sono comunque filati che arrivano anche a 2.000 euro. Certo, si può sempre ripiegare sui prodotti contraffatti e portarsi a casa un ‘pezzo’ a 200 euro, ma non e’ la stessa cosa. Comunque, considerati i prezzi e i possibili ‘falsi’, i maggiori produttori e trasformatori di fibre, filati, tessuti e capi in pelo di cammello e cashmere di tutto il mondo hanno costituito il ‘Cashmere & camel hair manufacturers institute’ (Ccmi) che, in Italia, vanta tra i membri ‘Loro Piana’, ‘Brunello Cucinelli’, ‘Ermenegildo Zegna’ e il ‘Lanificio Luigi Colombo’.

“Il nostro obiettivo - spiega a LABITALIA Alberto Manferrari, responsabile del Ccmi di Milano - è quello di controllare se i capi venduti hanno in realtà la composizione indicata sull’etichetta. Nei grandi magazzini compriamo i capi in cashmere e li facciamo analizzare. Nel caso risultasse una frode, facciamo una lettera di diffida al venditore. Se questi non ritira la merce, proseguiamo per le vie legali. Per ora, comunque, abbiamo trovato dei rivenditori che hanno immediatamente ritirato i capi dagli scaffali”.

RUOLO IMPORTANTE PER LABORATORI DI ANALISI

Per chi volesse assicurarsi di non essere stato truffato, esistono dei laboratori di analisi che, secondo Manferrari, “hanno un ruolo molto importante”. “Ecco perché - spiega - spesso noi facciamo anche test interlaboratorio (in inglese ‘round trials’). Prendiamo campioni di fibre non note ai laboratori e glieli facciamo analizzare in modo da tenere sotto controllo la loro affidabilita’. In Italia ci sono molti laboratori - ricorda Manferrari - ma quelli più affidabili sono il Cnr di Biella, i Magazzini Generali di Prato e il Laboratorio di analisi prove e ricerche tessili sempre di Prato. A tutti i laboratori che aderiscono al nostro programma - avverte il responsabile del Ccmi di Milano - vengono spediti una o due volte l’anno campioni comuni. I risultati delle analisi vengono raccolti e valutati. E’ sulla base di questi test periodici che l’Istituto stabilisce quali siano i laboratori da indicare tra quelli raccomandati nel suo sito. Recentemente altri metodi d’analisi vengono proposti e sono in fase di sperimentazione. Siamo stati informati, ad esempio, di un metodo di esame basato sul Dna, sviluppato dal Japan Spinners Inspecting Foundation, che sembra dare risultati di sorprendente precisione”.

OGNI CAPRA HIRCUS PRODUCE 110-170 GRAMMI DI FIBRA

Il cashmere è una fibra rara e disponibile in quantità limitata. Una capra Hircus, da cui si ricava questa lana, può fornire una media di 110-170 grammi di fibra. Hircus proviene dalle regioni montuose e dagli altipiani dell’Asia. Paesi importanti fornitori sono la Cina, la Mongolia, il Tibet, l’Iran e l’Afghanistan. Mentre le quantita’ che provengono dalla provincia indiana del Kashimir, da cui la fibra ha preso il nome, sono oggi assai limitate. Ma i prodotti di questa zona sono stati i primi ad attrarre l’attenzione degli europei all’inizio del 1800. Il processo di produzione del cashmere si compone di 5 fasi principali: la raccolta, la cernita e lavaggio, la egiarratura, la filatura e la tessitura. Le fibre si ricavano con un processo di pettinatura o tosa durante la stagione della muta, cioè quando gli animali perdono naturalmente il loro pelo. Ciò avviene in primavera e il processo dura diverse settimane. Mentre in Cina e Mongolia la peluria viene tolta a mano con un grosso pettine, in Afghanistan, Iran, Nuova Zelanda e Australia gli animali vengono tosati.


27/11/2006
 
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