In Italia 1.850 asili nido privati, un terzo del totale

Sono 4.885, a fine 2005, gli asili nido attivi in Italia (pubblici e privati), il 62,4% in più rispetto ai 3.008 del 2000. In particolare, negli ultimi 5 anni, sembra esserci stato un vero e proprio boom dei nidi privati, che in 5 anni sono più che triplicati. I servizi educativi privati rivolti ai bambini di età compresa tra zero e tre anni, infatti, sono passati dai 604 del 2000 ai 1.850 del 2005, arrivando a rappresentare il 38,9% del totale delle strutture attive. Sono questi alcuni dei dati dell'indagine nazionale sugli asili nido realizzata dal Centro nazionale di documentazione e analisi per l'infanzia e adolescenza, che ha sede presso la direzione generale per la Famiglia, i diritti sociali e la responsabilità sociale delle imprese (Csr) del ministero del Lavoro. Ma dall'indagine (diretta da Aldo Fortunati, dell'Istituto degli Innocenti di Firenze) emerge anche la fotografia di un Paese, il nostro, ancora molto arretrato per quanto riguarda i servizi all'infanzia e alla famiglia. Un'arretratezza cui anche la Finanziaria 2007 cerca di porre rimedio, stanziando 100 milioni di euro per lo sviluppo del sistema territoriale di servizi, tra cui gli asili nido non solo sul posto di lavoro, ma anche presso le famiglie e i caseggiati.

MA SOLO 10 BAMBINI SU 100 TROVANO POSTO

I dati dell'Istituto degli Innocenti parlano chiaro: negli ultimi 5 anni, a fronte di un'utenza potenziale praticamente immutata (i bambini con meno di 3 anni erano 1 milione e 600 mila nel 2000 e sono 1 milione e 645 mila nel 2005), il maggior numero di asili nido non ci ha avvicinato affatto ai livelli europei e, soprattutto, agli obiettivi di Lisbona (33% di ricettività). Infatti, la capacità ricettiva dei nidi, nel complesso (pubblici e privati), arriva a sfiorare il 10% del fabbisogno, offrendo un servizio educativo solo a 163 mila bambini italiani. Non decolla, per ora, neanche la formula del nido aziendale. Gli autori della ricerca avvertono che ''i dati disponibili non sono rappresentativi, in quanto derivati da un ristretto numero di regioni e province autonome”, ma, comunque, l'utenza 'aziendale’ non va oltre il 3,2% del totale. Colpa, forse, degli elevati costi: un posto nido costa circa 8 mila euro l'anno. E anche quella consistente fetta di 'privato sociale’ che negli ultimi anni si è resa protagonista del boom degli asili nido privati ha dovuto comunque usufruire di qualche finanziamento pubblico. La stagione degli stanziamenti a favore dei nidi è infatti cominciata nel triennio 2002-2004, quando il governo Berlusconi ha ripartito 300 milioni di euro in tre anni per la costruzione di micronidi o asili nido aziendali.

DIVARIO PROFONDO TRA NORD E SUD

Tornando all'oggi, le maggiori criticità registrate dall'indagine riguardano liste d'attesa troppo lunghe e una disparità territoriale profonda tra Nord e Sud. Se, infatti, ben 24 bambini su 100 in Emilia Romagna possono accedere a un nido, in Puglia e in Calabria questa opportunità è concessa, rispettivamente, solo a 1 e 2 su 100. Sono gli estremi della realtà territoriale italiana, tagliata in due dalla linea che corre dal Lazio alle Marche non solo dalla quantità dell'offerta educativa, ma anche dalla qualità. Infatti, i bambini che frequentano un nido pubblico sono il 7,5% nel Mezzogiorno, il 16,7% al Centro e il 15,3% al Nord. Per contro, è proprio al Sud che si registra la percentuale più alta di bambini che frequentano i nidi privati (18,7%). Quota che scende al 13,6% al Centro Italia e al 12,3% al Nord. Subito dopo l'Emilia Romagna, anche il Veneto e la Toscana si contraddistinguono per una buona accoglienza nelle strutture pubbliche: rispettivamente, 20 e 16 bambini su 100 trovano posto in un asilo nido sul territorio regionale. In tutto il Mezzogiorno, invece, la 'punta d'eccellenza’ è rappresentata dalla Sardegna, con 5,3 bambini accolti al nido pubblico ogni 100.


06/12/2006
 
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