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Il programma ‘Erasmus’ compie 20 anni
Il programma ‘Erasmus’ compie 20 anni. A dare il via alle celebrazioni per il ventesimo anniversario sono stati José-Manuel Barroso, presidente della Commissione europea, e Ján Figel, commissario per l’Istruzione e la formazione, sottolineandone il ruolo trainante nella modernizzazione dei sistemi di istruzione superiore in Europa e auspicandone un ulteriore rafforzamento. Lanciato nel giugno 1987, Erasmus incoraggia la mobilità di studenti e docenti e promuove progetti di cooperazione transnazionale tra le università di tutta Europa. Al programma partecipano 31 paesi europei, oltre agli Stati membri della Ue e a Bulgaria, Romania, aderiscono infatti Norvegia, Liechtenstein, Islanda e Turchia. Grazie a Erasmus, gli studenti universitari (tranne gli iscritti al primo anno di corso) hanno l’opportunità di trascorrere un periodo di studio compreso tra i 3 e i 12 mesi in un’università o in un istituto di insegnamento superiore di un altro paese partecipante, nell'ambito di accordi di mobilità conclusi tra le università.
In concomitanza con l’anniversario, Almalaurea ha diffuso i risultati di una ricerca sulla partecipazione degli studenti italiani al programma europeo, dalla quale emerge che il nostro è uno dei paesi più attivi.
OLTRE 16 MILA GLI STUDENTI ITALIANI ERASMUS NELL’ANNO 2004-2005
Secondo l’indagine Almalaurea, nell’anno accademico 2004-2005 sono stati ben 16.440 gli studenti italiani accolti in altre università europee. Quattro università italiane figurano tra le prime venti in Europa per numero di studenti inviati all’estero. Si tratta di Bologna, che con 1253 studenti è al secondo posto assoluto dopo l’Universidad Complutense de Madrid, di Roma-La Sapienza (937 studenti), di Firenze (690 studenti) e, infine, di Padova (653 studenti). Bologna, Roma-La Sapienza e Firenze figurano tra le prime venti università in Europa anche per numero di studenti ospitati (1284 per Bologna e 871 ciascuna per Roma e Firenze).
A cinque anni dalla laurea ha trovato un impiego oltre confine il 18,5% di chi vanta un’esperienza Erasmus nel proprio bagaglio formativo (pari a circa un giovane su 5), contro il 3% di chi invece non ha studiato all’estero. Ma sono ancora pochi i giovani che scelgono di studiare all’estero: l’8% del totale dei ‘dottori’. I vantaggi per i laureati, dal punto di vista occupazionale, sono molto contenuti se si confronta chi ha partecipato a un programma Erasmus e chi invece non è mai partito (lavora il 53,4% contro il 52,7%). Diverso il confronto con chi ha compiuto un’esperienza su iniziativa personale: in questo caso il differenziale sale fino a 6,6 punti (lavora il 59,3%). I laureati Erasmus si possono consolare con lo stipendio: guadagnano l’11,3% in più dei loro colleghi che non sono stati all’estero.
“Questi risultati riscontrati in un intervallo temporale certamente ridotto - spiega Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - fanno sorgere dubbi sulla capacità del sistema Paese di apprezzare in misura adeguata il valore aggiunto conferito dalle esperienze di studi all’estero. Resta pur sempre vero che studiare all’estero favorisce la percezione del mercato del lavoro come un mercato internazionale e facilita la mobilità territoriale”.
CON ESPERIENZE ALL'ESTERO GUADAGNO SALE DA 967 EURO A 1.005 MENSILI
Per i laureati Erasmus il guadagno medio mensile (netto) è pari a 1.005 euro (+4%), per i laureati con ‘altre esperienze’ è pari a 1.018 euro (+5,3%) rispetto a 967 euro di chi non vanta tali esperienze. A cinque anni di distanza dalla laurea l’apprezzamento in termini occupazionali sostanzialmente non cambia. Il differenziale rispetto a chi non vanta nel proprio bagaglio formativo un’esperienza di studio all’estero è per i laureati Erasmus di 2,4 punti percentuali (88,7 contro 86,3%), e fra i loro colleghi che hanno compiuto altre esperienze di studio non si rilevano in pratica differenze. Migliore l’apprezzamento in termini di retribuzione. I laureati Erasmus, infatti, guadagnano l’11,3% in più dei loro colleghi che non sono stati all’estero, gli altri laureati con esperienze diverse il 7,6% in più.
73% IMPIEGATO IN SETTORE PRIVATO
Concentrando l’attenzione su coloro che a cinque anni non svolgono un’attività in conto proprio, si evidenzia che i laureati Erasmus sono occupati in misura più rilevante nel settore privato (73%) rispetto a quanto non avvenga fra coloro che non hanno compiuto alcuna esperienza di studio all’estero (68%). Settore che, in termini economici, valorizza maggiormente tale esperienza. L’analisi circoscritta a coloro che hanno iniziato a lavorare dopo la laurea, registra che nelle aziende private il differenziale retributivo fra i laureati che hanno svolto Erasmus e quanti sono privi di qualsiasi esperienza di studio all’estero è pari al 12% (e si contrae fino al 2% fra quanti sono occupati nel settore pubblico). Tale differenziale retributivo è attribuibile, soprattutto, al migliore apprezzamento che si registra nelle aziende di grande dimensione (quelle con 100 addetti e più).
11/12/2006
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