|
Da consigliere di parità 621 interventi antidiscriminazione
Ben 621 interventi su casi di discriminazione sessuale sul luogo di lavoro. Questo il bilancio dell’attività svolta, dal 2001 a oggi, dalle consigliere di parità, la rete istituita dal ministero del Lavoro che ha il compito di combattere le discriminazioni di genere in ambito lavorativo e promuovere le pari opportunità sul territorio. I risultati dell’attività delle consigliere regionali e provinciali, coordinate dalla consigliera nazionale di parità e dalla sua supplente, sono stati raccolti e analizzati in una prima ricerca condotta quest’anno, tra gennaio e settembre. Lo studio è stato presentato a Roma, presso la Sala del Cenacolo della Camera dei deputati, insieme alle attività del Centro studi, ricerche e documentazione dell’Ufficio della consigliera nazionale di parità, curato dall’Isfol. All’incontro erano presenti, tra gli altri, i sottosegretari al Lavoro e Previdenza sociale e ai Diritti e Pari opportunità, Rosa Rinaldi e Donatella Linguiti, la consigliera nazionale di parità, Isabella Rauti, il direttore generale per il Mercato del Lavoro del ministero del Lavoro, Lea Battistoni, la responsabile Ufficio comunicazione dell’Isfol, Isabella Pitoni.
AZIONE NON OMOGENEA SU TERRITORIO NAZIONALE
I 621 interventi delle consigliere di parità su casi di discriminazione nei luoghi di lavoro sono diffusi sul territorio in maniera non omogenea. Il 61% del totale, infatti, è concentrato al Nord, il 13% al Centro e il 26% al Sud e nelle Isole. In tre regioni (Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Molise) e in 67 province, oltre a quelle autonome di Trento e Bolzano, non sono stati rilevati casi. E in altre sei regioni (Umbria, Marche, Lazio, Abruzzo, Calabria, Sicilia) i casi rilevati sono meno di 10.
Se si osserva l’andamento nel tempo, emerge una crescita progressiva dei casi trattati, con un picco nel 2004, che segna l’anno di svolta: da appena 9 casi nel 2001, 25 nel 2002 e 27 nel 2003, si è passati a ben 114 nel 2004, 193 nel 2005 e 253 nei primi nove mesi del 2006. Un incremento, spiega la ricerca, che segna un progressivo riconoscimento del ruolo delle consigliere e di una maggiore attività in tutti gli ambiti di loro competenza.
Nella maggior parte dei casi, le azioni intraprese dalle consigliere di fronte a episodi di discriminazione sono ‘consulenze’ (294), seguite da 133 ‘conciliazioni informali’, 70 ‘extragiudiziali’, 45 ‘giudiziali’, oltre a 79 ‘altre azioni’. Quanto all’esito degli interventi, su un totale di 621, 167 sono ‘definiti’, 247 sono ‘esauriti nell’ambito della consulenza’, 58 ‘interrotti per volontà del soggetto discriminato’, mentre 167 sono ancora ‘in corso’.
PIU’ CASI A CARATTERE INDIVIDUALE E DA DATORI PRIVATI
La gran parte delle discriminazioni denunciate ha carattere individuale (565), a fronte di 55 collettive. Nel primo caso, le cause più frequenti sono collegate alla flessibilità (212), seguite da quelle correlate alla cessazione o sospensione del rapporto di lavoro (79) e alla progressione della carriera (55). Molto bassa l’incidenza degli aspetti retributivi e premiali (16). Leggermente diversa la situazione per le discriminazioni collettive, in cui spiccano l’accesso al lavoro e la progressione della carriera. L’età più critica, per una donna, in cui più facilmente si incorre in discriminazioni, è quella collegata alla maternità, tra i 25 e i 40 anni circa. E in 16 casi viene segnalato il mobbing, seppure accompagnato ad altre azioni.
A discriminare sono più spesso datori di lavoro privati (391 casi) rispetto al pubblico (230). Se nel pubblico si discrimina di più negli enti locali (124) rispetto alle amministrazioni nazionali (104), nel privato non si notano differenze di rilievo dovute alla dimensione aziendale: le grandi imprese sono in numero leggermente inferiore (84), mentre medie e piccole si equivalgono (114 e 112). Per quanto riguarda il settore, il commercio, grande e piccola distribuzione, è molto presente (71 casi), seguito da credito, assicurazione e servizi alle imprese (45) e da trasporti e attività postali (37).
VITTIMA E’ DONNA 30-40 ANNI CON CONTRATTO A TEMPO INDETERMINATO
Nella stragrande maggioranza dei casi (531), è la donna il soggetto discriminato, ma non mancano episodi in cui la vittima è un uomo (51). La ricerca traccia anche un profilo della donna discriminata. E’ prevalentemente italiana, ha tra i 30 e i 40 anni nel 35% dei casi; è coniugata per il 36% e ha un figlio il 25% delle volte. Inoltre, nel 37% dei casi ha un diploma di scuola secondaria superiore e per oltre la metà (59%) ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato e a tempo pieno, nel 49% dei casi come impiegata (esecutiva o tecnica). Un profilo, quindi, spiega la ricerca, che denota, in qualche misura, “una situazione di ragionevoli sicurezze e anche di adeguati strumenti per comprendere e affrontare i problemi”.
Dal bilancio dell’attività svolta dalle consigliere di parità emerge, dunque, un grande quantità di azioni antidiscriminazione messe in atto, nonostante le difficoltà collegate all’esercizio del ruolo, e la crescita significativa nel tempo. In particolare, sono state messe in campo tutte le tipologie di azione possibili per fornire risposte adeguate alle richieste. Tuttavia, la localizzazione sul territorio resta ancora disomogenea e spesso emerge la difficoltà a procedere, per cui ci si ferma alla consulenza. Un aiuto potrebbe arrivare da una maggiore comunicazione sul ruolo della consigliera di parità e dalla ricerca di alleanze con altri soggetti.
RINALDI, ANNO EUROPEO SIA LEVA PER DARE STRUMENTI CONCRETI
“Questo governo ha dimostrato fin dal suo insediamento una spiccata sensibilità e interesse verso le pari opportunità a partire dal lavoro, che rappresentano un traguardo ancora lontano”. E’ quanto ha affermato il sottosegretario al Lavoro e Previdenza sociale, Rosa Rinaldi, intervenendo alla presentazione. “A 15 anni dalla legge 125 sulle discriminazioni nei luoghi di lavoro - ha ricordato - è ancora ampio il divario tra uomini e donne, anche in termini salariali. Da qui devono ripartire le istituzioni. Bisogna uscire dalla retorica della parità: ci sono le norme, ma da sole non bastano. In quest’ottica, l’Anno europeo per le pari opportunità, che sarà celebrato nel 2007, può rappresentare una leva che aiuti a dare strumenti concreti per invertire la rotta”.
A rimarcare il ruolo delle consigliere di parità come “ben codificato ed efficace” è stata Donatella Linguiti, sottosegretario ai Diritti e Pari opportunità. “L’acquisizione delle competenze e la conquista degli spazi che le consigliere di parità hanno saputo fare - ha ammesso - non sono allo stesso livello in tutto il paese. Tuttavia, i risultati delle esperienze più avanzate sono una sorta di passepartout per consolidare questo ruolo e questa efficacia. Del resto, un mercato del lavoro che si è complicato nelle forme contrattuali, dopo la legge 30, richiede capacità di lettura e di intervento maggiori”.
RAUTI, RICOSTRUIRE PER DENUNCIARE E INDICARE SOLUZIONI
“Quello che emerge dalle ricerche è uno stato addirittura avanzato rispetto alla situazione reale del paese in termini di progressioni di carriera, posizioni apicali raggiunte, differenziali salariali, presenza nelle istituzioni”, ha spiegato Isabella Rauti, consigliera nazionale di parità. “Le nostre ricerche servono a fotografare lo stato esistente, ma anche a indicare come superarlo, servono a denunciare gli scarti di parità esistenti, perché ricostruire e capire significa denunciare e indicare possibili soluzioni, dunque porre all’attenzione della politica”. Isabella Rauti ha poi ricordato l’attività del Centro studi, ricerche e documentazione dell’Ufficio della consigliera nazionale di parità, che “si è costituito non solo per fare ordine tra il materiale esistente e promuovere nuove ricerche, ma anche in vista di una fruizione pubblica, avviata proprio di recente”.
Il Centro studi, creato nel 2004 e curato dal Centro di documentazione dell’Isfol, offre supporto tecnico-scientifico alla diffusione delle politiche di parità nel mondo del lavoro e alla valorizzazione della differenza di genere. E’ dotato di una biblioteca aperta al pubblico e realizza, tra i numerosi prodotti editoriali, dossier di parità, newsletter, monografie, quaderni dei gruppi di lavoro della rete delle consigliere, a cui si affianca il sito web (www.consiglieranazionaleparita.it), accessibile anche dal portale del ministero del Lavoro e Previdenza sociale.
12/12/2006
|
|