Pensioni, per l’Ulivo importante crescita economica

“I tempi per la riforma delle pensioni sono indicativi. Non ci sono tagliole”. Il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, ribadisce così, nel corso del seminario dell’Ulivo ‘Garantire il futuro’, l’elasticità sul termine entro cui arrivare a un nuovo sistema pensionistico. Nell’incontro, sono stati definiti i principi da cui partire per rivedere le pensioni: dagli ammortizzatori sociali, alla posizione delle donne penalizzate da un sistema sociale che non tiene conto delle differenze di genere. Ancora, dalla necessità di arrivare a un accordo con i sindacati alla priorità di trovare le risorse prima di modifiche costose del sistema previdenziale. Ma, soprattutto, serve una voce unica all’interno della maggioranza.

E’ la crescita dell’economia che “crea la possibilità di avere nuove risorse” da destinare al sistema previdenziale, dice il ministro. In qualunque sistema, aggiunge il presidente della commissione Lavoro al Senato, Tiziano Treu, “la crescita influisce sulle pensioni”.

Secondo Treu, la differenza dell’età pensionabile di vecchiaia per le donne “è sempre meno giustificabile, invece ci sono differenze giustificate, legate ai periodi di vita in cui le donne hanno compiti di cura, dei figli o parenti anziani, che vanno differenziati”. Treu dice, quindi, un secco no allo scalone, “perché è una tecnica brutale: bisogna introdurre delle misure più graduali, se volete chiamiamole scalini, da definire nel tempo, che permettano un adeguamento delle pensioni all'allungamento della vita”.

Quello delle pensioni, è un “tema delicato che va trattato con molta dolcezza e delicatezza”, continua Damiano. Che chiede alla maggioranza di “smetterla con i continui autogol del tipo questo governo vuole aumentare l’età pensionabile”. “L’età è stata aumentata dal centro destra”, ricorda. Con la legge Maroni è stato anche innovato il sistema contributivo e, quando nel 2035 sarà pienamente a regime, “costringerà i nostri figli ad andare in pensione avendo come requisito anagrafico i 60 anni per le donne e 65 anni per gli uomini”. “Questa azione - sottolinea - è incongruente con le logiche della flessibilità. Questo è quello che ha fatto il centrodestra. Il risparmio Maroni l’ha fatto facendolo pagare alle pensioni”.

Il ministro difende le azioni messe in campo dal governo fino ad oggi: “L’innalzamento dei contributi lo abbiamo fatto perché riteniamo ingiusto che ci siano regimi contributivi cosi differenziati. Abbiamo portato una lotta molto forte al lavoro nero e alla precarietà. Sono orgoglioso dell’azione riformista messa in campo con la finanziaria”.

Il centro-sinistra, dice Damiano, vuole riformare lo stato sociale, “vogliamo destinare maggiori risorse allo stato sociale per dare più risorse ai giovani, alle donne a agli over 50. Noi dobbiamo intervenire sui soggetti deboli e stiamo già andando in questa direzione”. Ma questi sono argomenti collegati alla riforma delle pensioni, per questo ci vuole “una regia politica”. Altro capitolo fondamentale è quello della riforma degli ammortizzatori sociali, che “costa molti soldi”. “Se noi siamo in grado di dare una svolta importante su questo fronte - spiega - prepariamo un terreno favorevole per rivedere anche la questione delle pensioni”. La riforma degli ammortizzatori sociali, aggiunge Treu, “è una priorità assoluta, è molto costosa ma va fatta”.

“E’ importante, quindi, che si aprano dei tavoli - ribadisce - tra il governo e le parti sociali. Probabilmente più tavoli distinti ma connessi. C’è bisogno di un’agenda condivisa e delle priorità definite. Alzare il tasso di occupazione regolare e di qualità”. Occorre, secondo Damiano, individuare le priorità dell’azione politica. Tenendo però presente le risorse a disposizione”. Altra proposta del ministro è quella di destinare verso lo stato sociale parte delle risorse reperite dalla lotta all’evasione contributiva e l’emersione del lavoro nero. “Dobbiamo sapere se è la nostra battaglia. Sono per fare questa battaglia politica”.

Mentre sul fronte dell’indennità di disoccupazione il ministro rivendica le misure messe in campo dal governo che hanno reso il 50% di indennità stabile e strutturale. Ma bisogna affiancare gli aiuti ai disoccupati a un “codice di diritti e doveri” in cui sia chiaro che chi non accettazione dell’offerta formativa di reimpiego deve rimanere fuori dal sistema delle tutele.

E bisogna individuare i lavori usuranti. “Non c’è dubbio che li dobbiamo distinguere. Il lavoro faticoso non è qualsiasi lavoro”, dice Damiano. Altro punto caldo è quello della revisione dei coefficienti di trasformazione che, ricorda, “fanno parte della riforma Dini. Ma bisogna capire se ci deve essere una applicazione cieca e automatica o negoziata con i sindacati”. Il tutto, insiste il ministro, “si costruisce con pazienza e sapienza, a piccoli passi”. “Alla fine - avverte - c’è il dovere della sintesi. La discussione politica deve individuare le coordinate di fondo dentro il quale svolgere una forte azione riformatrice”.

Bassa occupazione femminile, persistenza del lavoro sommerso, forti squilibri regionali, inadeguatezza dei servizi per il lavoro, in particolare nel Mezzogiorno, il mancato rapporto tra domanda e offerta di lavoro, la crescita della precarietà. “Questa - sostiene Carmen Motta, vicepresidente dell’Ulivo in commissione Lavoro - è la pesante eredità che il governo di centrodestra ci ha lasciato. Quello che serve oggi all’Italia è un disegno unitario che riguardi le politiche economiche e sociali. Con il decreto Bersani-Visco e con la Finanziaria si è iniziato un percorso è si sono dati segnali forti su due temi importanti come la sicurezza e la stabilizzazione del lavoro. Vanno poi riviste - precisa - la attuali norme che regolano il part-time, il testo unico sulla sicurezza sul lavoro e le pensioni per far fronte al problema dell’invecchiamento della popolazione, all'aumento del lavoro precario, per avere cosi pensioni future adeguate”.


17/01/2007
 
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