Pari opportunità, appello per politiche contro discriminazione lavoro

Realizzare un piano di politiche attive per il lavoro delle donne, visto il ‘fallimento’ della legge 53 del 2000 che regola le ‘Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città’. Questo l’appello lanciato a Roma nel corso del convegno ‘Il lavoro prossimo venturo (verso l’azienda family friendly)’, organizzato dal ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale.

“Nel mercato del lavoro - ha spiegato Rosa Rinaldi, sottosegretario al Lavoro - c’è ancora una forte discriminazione salariale e la condizione delle donne nella condizione di precarietà è più lunga rispetto agli uomini. Di fronte a una situazione difficile e a strumenti legislativi che avrebbero dovuto contrastare tutto ciò - ha osservato Rinaldi - abbiamo la necessità di fare una riflessione e di attivare meccanismi concreti per modificare il mercato del lavoro. E’ ora di passare dallo studio della situazione esistente alla prassi. Per questo, per l’’Anno europeo delle pari opportunità per tutti’ abbiamo attivato un piano per affrontare la questione relativa alla discriminazione salariale chiedendo alle aziende di allinearsi, magari introducendo un meccanismo di certificazione delle prassi meritevoli”.

SCARSA CONOSCENZA LEGGI DI CONCILIAZIONE DISPONIBILI

Per Lea Battistoni, direttore generale per il Mercato del lavoro del ministero del Lavoro e della Previdenza sociale, “è necessario favorire la conciliazione tra tempi di vita e tempi di lavoro delle donne”. “Bisogna aumentare il reddito familiare - ha detto - per offrire la capacità di progettare il proprio futuro, abbattendo nel contempo il sistema di discriminazione esistente anche nelle fase di uscita dal mercato. Bisogna puntare sulla flessibilità sia nel mercato, sia nelle aziende in modo che adottino nuovi modelli organizzativi più' produttivi sia nel settore della sicurezza sul lavoro”.

Spesso, comunque, gli stessi strumenti legislativi a disposizione delle donne non sono neanche conosciuti. “I congedi parentali previsti dalla legge 53 per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città - ha chiarito Renato Fontana, docente alla ‘Sapienza’ di Roma- hanno registrato una scarsa fruizione anche e soprattutto per la scarsa conoscenza delle possibilità offerte dalla norma stessa”.

PER I SINDACATI LA FLESSIBILITA’ VA SOSTENUTA DA SERVIZI DELLE CITTA’

“La conciliazione - ha rimarcato Nirvana Nisi, segretario confederale della Uil, parlando anche a nome di Cigl e Cisl - è una cosa complessa. Lo dimostra il fallimento della legge 53 del 2000. Conciliare e' difficile e, secondo la mentalità imprenditoriale, non dà quella produttività che si spera. Per questo, molte imprese preferiscono aggirare l'ostacolo assumendo personale maschile. Bisogna capire che la conciliazione va a vantaggio della società - ha aggiunto Nisi - e non si limita all’introduzione della flessibilità in azienda, ma bisogna anche tener conto dei servizi e dei trasporti previsti dalle diverse città, che rappresentano un valido sostegno per le mamme lavoratrici La flessibilità in se stessa non significa niente, ma va intesa all’interno di un complesso di cose come, ad esempio, gli asili nido che devono essere organizzate e messe in rete tra loro”.

SCELTA DI AVERE FIGLI INFLUENZATA ANCHE DA DISPONIBILITA’ASILI NIDO

Le decisioni di lavorare e di avere figli, in Europa, sono influenzate non solo dalle caratteristiche individuali delle donne, ma anche dalla disponibilità degli asili nido, di una rete familiare di supporto alla madre lavoratrice, dagli orari flessibili aziendali e dalla ‘generosità’ dei congedi parentali. E’ quanto emerge dallo studio ‘Scelte di lavoro e maternità e l’effetto delle politiche sociali’ dell’università di Torino, presentato nel corso del convegno sulle donne da Silvia Pasqua, docente dell’ateneo piemontese. “I risultati dello studio - ha osservato - mostrano come la disponibilità delle occupazioni part time abbia un effetto positivo sul lavoro femminile. Le lunghe assenze della lavoratrice per i congedi parentali - ha aggiunto Pasqua - possono avere effetti negativi sul salario dopo la maternità, rendendo difficile il rientro delle donne che hanno lasciato il lavoro dopo la nascita di un figlio. Questo dovrebbe suggerire politiche di maggiore condivisione del lavoro di cura dei figli tra madri e padri”.

TOURAINE, NON E' NECESSARIO FEMMINILIZZARE MONDO OCCUPAZIONE

“I progressi fatti nel mondo del lavoro per combattere la discriminazione nel confronti delle donne -ha spiegato il sociologo Alain Touraine, direttore d’etudes all’Ecole des Hautes etudes en sciences sociales - sono pochi perché nei settori in cui la donna riesce ad avere successo è malpagata rispetto ai colleghi maschi. Non credo all’uguaglianza uomo-donna vivendo in una società dominata dagli uomini, forse in futuro cambierà qualcosa ma non recuperando il ritardo accumulato, bensì cambiando la prospettiva in una logica globale di cui fa parte la vita professionale e quella familiare”. Per Touraine, “non è necessario femminilizzare il mondo dell’occupazione”. “Bisogna indirizzare il mercato del lavoro - ha concluso - verso una modalità di organizzazione unica a misura dell’uomo e della donna insieme”.


08/02/2007
 
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