Treellle, esubero e precariato insegnanti unico caso in Ue

Insegnanti in esubero e precariato. Sono problemi che, in Europa, interessano solo l’Italia. La maggior parte dei Paesi, infatti, ha il problema opposto di una carenza degli insegnanti. I pochi casi esistenti di esubero si limitano ad alcune materie, livelli scolastici o zone geografiche. E' quanto emerge dal quaderno ‘Oltre il precariato’, realizzato dall'associazione no profit ‘Treellle’, che promuove ‘una società dell’apprendimento continuo’. Nella maggior parte dei Paesi Ue, fin dagli anni Ottanta sono state attuate politiche di programmazione per prevedere la necessità future degli insegnanti e adottare misure per rispondere ad esse in modo adeguato.

In particolare, Finlandia, Germania, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia hanno promosso politiche di programmazione relative alla domanda e all’offerta di insegnanti nell’istruzione secondaria inferiore, così come, dopo il 1980, Belgio (comunità fiamminga), Danimarca, Francia, Lussemburgo e Scozia. L’Italia, con Austria, Belgio (comunità francofona e germanofona), Grecia e Paesi Bassi, rientra appunto nel gruppo di Paesi che non hanno messo a punto nessun tipo di programma.

In Italia, sempre secondo ‘Treellle’, la mancata attenzione all’andamento della domanda ha portato a uno sproporzionato aumento dei docenti, che oggi è tra i fattori principali all’origine del basso rapporto studenti-insegnanti, dell’elevata spesa per studente e degli stipendi più contenuti degli insegnanti. Per contrastare questo fenomeno, propone l’associazione, bisogna intervenire non solo sul ‘congelamento’ della graduatoria permanente, ma anche con una modifica dell’intero sistema. L’amministrazione centralizzata del personale scolastico ha consentito nel tempo il consolidarsi di un sistema di reclutamento basato su una graduatoria nazionale permanente di precari a vario titolo. Oggi i precari veri (oltre 300.000) sono divisi in categorie contrapposte e in concorrenza tra loro. Tutti si contendono il posto e si battono per ottenere, attraverso il ‘gioco’ dei punteggi, una posizione in graduatoria in grado di assicurare loro la definitiva stabilizzazione.

Il ministero dell’Università stima che nei prossimi dieci anni si renderanno disponibili, per effetto del turnover, non meno di 300.000 cattedre di insegnamento. Per ‘Treellle’, “potrebbe essere un’occasione storica per rimediare ai guasti di un sistema consolidato in un periodo di emergenza, ma tenuto in vita anche negli anni successivi”. “Ma poco cambierà - avverte - fino a quando non si formerà una lobby di associazioni di insegnanti ‘impegnati’, tesa a ottenere dal ceto politico l’attenzione che non ha mai avuto per la loro formazione professionale”.

Un ruolo importante dovrebbe avere la Crui (Conferenza dei rettori e delle università italiane). Anche se determinanti saranno le azioni dei decisori pubblici (forze politiche, Parlamento e governo), che dovranno elaborare nuove regole del gioco per recuperare un ritardo di almeno vent’anni rispetto ai processi di riforma avviati dalla maggior parte dei Paesi avanzati.


21/02/2007
 
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