Almalaurea, ripresa economica non coinvolge giovani laureati

“La ripresa economica del Paese ancora non coinvolge i giovani usciti dall’Università. Continua a crescere una generazione di laureati invisibile e poco rappresentata”. Così Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, commenta i principali risultati del IX Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani, presentata nell’aula magna di Santa Lucia dell’Università di Bologna al convegno ‘Dall’università al lavoro in Italia e in Europa’. I risultati sulla condizione occupazionale dei laureati, approfonditi con esperti del mondo universitario ed economico, avverte AlmaLaurea, vanno letti nel contesto più ampio di un sistema imprenditoriale che continua ad avere difficoltà a valorizzare i giovani formati ai più alti livelli.

“Penso - osserva Cammelli - alle testimonianze dei giovani che ci scrivono dall’estero: stipendi più gratificanti, ma soprattutto incarichi di responsabilità e di fiducia affidati ai trentenni. Penso alla fatica di chi ha accumulato laurea, master, esperienze di studi all'estero, stage, specializzazioni e si ritrova magari assunto da precario in un'azienda di autotrasporto per non dire in un call center”.

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Se si tralasciano i corsi di laurea (medico, giuridico e scientifico) in cui l’ingresso nel mercato del lavoro è ritardato dal necessario proseguimento della formazione, il massimo di occupazione, secondo l’indagine Almalaurea, si registra fra i neolaureati in ingegneria (76%). Il tasso di occupazione è superiore al 70% anche nei gruppi insegnamento (73%, dove però è consistente la quota di laureati che prosegue il lavoro iniziato prima della fine degli studi) e architettura (72%).

A cinque anni dalla laurea, per i laureati dei gruppi ingegneria, architettura ed economico-statistico si può parlare di piena occupazione. Da uno a cinque anni dalla laurea l’incremento del tasso di occupazione risulta particolarmente apprezzabile per i gruppi giuridico (il numero di occupati è salito di 57 punti, passando dal 27% all’83,5%), medico (33 punti percentuali in più, dal 25% al 58%), letterario (+31 punti, dal 51% all’82%) e psicologico (+31 punti percentuali, dal 57% all’88%). Rimane assai elevata la quota di laureati in medicina che prosegue la formazione post-laurea: 29%.

In aumento l’occupazione per i laureati del gruppo geo-biologico (+4,7%), mentre è in diminuzione nei gruppi scientifico (-8,8%) e medico (-4,7%). I laureati in Farmacia mostrano un tasso di occupazione più alto dei colleghi chimici (92% contro 83,5%), anche perché tra questi ultimi è più che doppia la quota di chi sta ancora studiando (10%). Nell’ambito del gruppo agrario, i laureati in medicina veterinaria risultano avere un tasso di occupazione più elevato dei colleghi (87% contro 81%).

GUADAGNI E TASSI DI OCCUPAZIONE MAGGIORI PER UOMINI

A un anno dalla laurea, le differenze fra uomini e donne in termini occupazionali risultano significative: 8 punti percentuali. Lavorano 49 donne e 57 uomini su cento. I vantaggi della componente maschile, nell'indagine Almalaurea presentata oggi a Bologna, sono confermati nella quasi totalità dei percorsi di studio e per ogni generazione considerata, nella maggiore stabilità del lavoro e anche nei maggiori guadagni (1.184 euro per gli uomini contro 926 per le donne).

A cinque anni dalla laurea gli uomini vantano un maggior tasso di occupazione in tutti i gruppi disciplinari (nel complesso lavorano 90 uomini su cento contro 81 donne), a eccezione dello scientifico e del linguistico dove si registra una sostanziale parità di genere. Per tutte le generazioni analizzate il differenziale a un anno dalla laurea si conferma sempre superiore ai 21 punti percentuali. Tra i laureati del 2005, lavora il 64% dei residenti al Nord e il 41% di quelli al Sud.

PER TROVARE UN LAVORO MOLTI USANO LA RACCOMANDAZIONE

A un anno dalla laurea, l’iniziativa personale risulta la modalità più diffusa per trovare il lavoro: la utilizzano 34 laureati su cento del 2005 (ben 42 laureati su cento tra i laureati del chimico-farmaceutico e ‘solo’ 25 su cento tra quelli dell’insegnamento). Significativo anche il ricorso all’intermediazione di familiari e di conoscenti per la segnalazione di opportunità lavorative, che ha permesso a 12 neo-laureati su cento di trovare un impiego (canale risultato proficuo a 17 psicologi su cento, meno ai laureati del gruppo insegnamento: 8 su cento).

In ripresa la richiesta di essere segnalati a datori di lavoro, ovvero la raccomandazione: quest’anno vi hanno fatto ricorso 6 neolaureati su cento (erano la metà solo due anni prima).

IN CALO CONTRATTI A TEMPO INDETERMINATO

A un anno dalla laurea il lavoro stabile risulta in calo. In cinque anni è sceso dal 46% (rilevazione 2001) al 38% nell’ultima indagine. Ma, mentre rimangono praticamente invariate le attività di tipo autonomo (circa 12%), continua il calo dei contratti a tempo indeterminato (passati dal 34% nell'anno 2001 al 26% più recente). In modo corrispondente, il lavoro atipico è cresciuto di 10 punti percentuali: dal minimo (37%) del 2001 al 47% nell'ultima rilevazione.

In particolare, fra il 2001 e il 2006, sono aumentati consistentemente i contratti a tempo determinato (passati dal 13% al 21%). I laureati senza contratto sono passati dal 4% al 7% fra il 2001 e 2006. A cinque anni dalla laurea risultano stabili 71 occupati su cento. Il grande balzo in avanti è dovuto in particolar modo all'aumento dei contratti a tempo indeterminato che sono lievitati di 15 punti percentuali, raggiungendo quasi il 47% a cinque anni. Il lavoro autonomo, guadagnando 11 punti, è passato dal 13% al 24%.

Nel quinquennio si riducono le quote di lavoro atipico (dal 39,5% al 26%), i contratti di formazione lavoro (contratti di inserimento nella legge Biagi) che di fatto scompaiono, scendendo dall’11% all’1%, e le attività lavorative senza contratto (dal 5% all'1,5%). Rispetto alla rilevazione del 2005, però, il lavoro atipico a cinque anni è aumentato di oltre un punto percentuale (e di quasi tre punti negli ultimi due anni di rilevazione).

CON VARIAZIONI POTERE ACQUISTO RETRIBUZIONI RIDOTTE

A un anno dalla laurea, poco meno di un quinto degli occupati è impegnato nel settore pubblico. In quello privato operano, invece, oltre 80 laureati su cento. A cinque anni dal conseguimento del titolo le percentuali risultano rispettivamente 29% e 71%. Molto meno di quanto accada in altri Paesi europei, come la Finlandia, la Francia, la Germania e i Paesi Bassi. “Il settore pubblico - si legge nel rapporto Almalaurea - si conferma la culla della precarietà. A cinque anni dalla laurea sono stabili 31 laureati su cento nel pubblico contro 72 nel privato”.

A 12 mesi dalla laurea, il guadagno mensile netto dei laureati è di 1.042 euro e risulta in crescita rispetto alle precedenti rilevazioni. A tre anni dalla laurea, il guadagno raggiunge quota 1.164 euro, a cinque anni è di 1.316 euro. Considerando le variazioni in termini di potere d’acquisto, però, tenendo così conto della svalutazione dei valori monetari avvenuta in questi anni, si rileva persino una riduzione delle retribuzioni.


02/03/2007
 
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