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Rinaldi, questione lavoro e reddito centrale per libertà donne
“La questione del lavoro e del reddito deve tornare a essere centrale per la libertà delle donne. Anche perché, se abbiamo conquistato qualche spazio, questo deve essere sempre ben presidiato”. Lo afferma a LABITALIA il sottosegretario al Lavoro e Previdenza sociale, Rosa Rinaldi, impegnata, alla vigilia dell’8 marzo, nella 51esima sessione della Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite, a New York, dove ha partecipato anche al centenario dell’Internazionale delle donne socialiste. E, proprio in occasione dell’8 marzo 2007, che cade nell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti, Rinaldi lancia un messaggio: “Dovremmo approfittare di questo Anno europeo per le pari opportunità per fare una riflessione globale su quanto le normative prodotte in questi anni hanno modificato la situazione delle donne nel mondo del lavoro e passare dalla produzione legislativa ad azioni e obiettivi che migliorino la condizione femminile. Le leggi, infatti, ci sono, ora servono le azioni”.
“Certamente - ammette il sottosegretario - l’Italia, sul fronte dell’occupazione femminile, è ancora lontana dagli obiettivi di Lisbona fissati dall’Unione europea per il 2010. E siamo indietro anche sulla questione della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Una questione cui bisognerebbe dedicare particolare attenzione anche in sede di confronto sugli ammortizzatori sociali”. Per Rinaldi, dunque, “è necessaria una vera politica di ‘mainstreaming’ nella produzione legislativa, ma anche un’azione e un confronto con le parti sociali che non può prescindere da questi temi”.
In occasione dell’Anno europeo per le pari opportunità, il ministero del Lavoro ha promosso un progetto che affronta la questione della discriminazione salariale di genere. “Le donne - dice Rinaldi - a parità di mansione guadagnano dai 3.800 ai 10.000 euro al mese in meno rispetto agli uomini. Un divario francamente intollerabile, a più di 15 anni dall’approvazione della legge 125. Per questo, occorre sviluppare azioni concrete che eliminino queste discriminazioni. Il progetto propone una certificazione di qualità , un ‘bollino rosa’ per le imprese, istituzioni o associazioni - spiega - che adottano strategie aziendali in grado di favorire il superamento dei differenziali salariali e in generale l’occupazione femminile, in termini sia quantitativi sia qualitativi, e che attivano concrete politiche aziendali e forme di organizzazione del lavoro antidiscriminatorie”.
E, se è vero che ‘la precarietà è donna’ in quanto fra gli atipici più del 54% è al femminile, “il programma del governo teso a superare la precarietà - ricorda Rinaldi - riguarda in particolare le donne, che nella precarietà ci stanno più a lungo”. Nelle prossime settimane, inoltre, annuncia il sottosegretario, “avvieremo un confronto con le parti sociali, le consigliere di parità e gli organismi per le pari opportunità, per avviare il percorso che porti a una grande iniziativa nazionale sul tema delle pari opportunità, da realizzare prima dell’estate”.
Come ricordato di fronte alla platea dell’Internazionale delle donne socialiste, “attualmente - dice Rinaldi - sono le donne a pagare il prezzo più alto dell’economia globale, del mercato globalizzato e, tra le donne, quelle che più di tutte pagano sono quelle dei paesi in via di sviluppo”. “Ma le donne - avverte - sono anche quelle che meglio sono riuscite a creare una rete invisibile di solidarietà che le unisce, le rende riconoscibili, le une alle altre e a se stesse. Ma come si fa a diffondere la cultura delle donne, se le donne sono in netta minoranza nei luoghi delle decisioni? Si è consapevoli, oggi, che lo sviluppo, per essere tale, deve cambiare direzione - sottolinea Rinaldi - e che le donne in questo processo devono avere un ruolo decisivo”.
Alla Commissione sullo status delle donne delle Nazioni Unite, Rosa Rinaldi si è occupata, poi, del problema della tratta delle minori, cui è stata dedicata questa 51esima sessione. “In particolare - spiega - io sto lavorando sulla questione del lavoro minorile, per favorire percorsi di inclusione dei minori vittime di sfruttamento e perché, come richiesto anche da altri paesi, sia stabilita in tutto il mondo un’età minima per il lavoro che consenta l’accesso a un lavoro dignitoso”.
05/03/2007
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