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Anmil, in crescita donne vittime di infortuni su lavoro
E’ in ascesa il fenomeno degli infortuni delle donne. In parte per l’aumento dei tassi di occupazione femminile, in parte per il sempre più frequente ingresso delle donne in settori lavorativi ad alto rischio di infortuni che, fino a ieri, prevedevano esclusivamente lavorazioni destinate agli uomini. A questo trend si affiancano due ulteriori problemi legati alle gravi conseguenze socio-psicologiche derivanti dall’infortunio: il difficile recupero della autostima e l’incapacità di ricostruire una serena vita affettiva familiare, sociale e lavorativa. E’ quanto emerge dal rapporto ‘Donne, infortuni sul lavoro e tutela delle vittime’, presentato dall’Anmil (Associazione nazionale mutilati e invalidi sul lavoro), proprio per far riflettere sulla condizione delle donne che lavorano e sulla tutela che viene riservata a quelle che rimangono vittime di infortuni.
Le donne invalide per un infortunio sul lavoro o una malattia professionale al 31 dicembre 2006 risultavano ben 121.926, cioè poco più del 16,4% degli uomini, mentre le donne titolari di rendite ai superstiti sono un numero prossimo a 115.000 unità. Complessivamente, dunque, le donne che percepiscono un indennizzo permanente, diretto o ai supersiti, sono 236.926, pari al 31,4% degli uomini.
I settori lavorativi dove gli infortuni per le donne sono in forte crescita sono il commercio e la sanità. Nel commercio, si segnala un +30% con una crescita constante nello scorso quinquennio: nel 2001 erano 18.268 casi, nel 2002 si è passati a 20.195 (+10,5%), nel 2003 a 21.722 infortuni (+7,6%), nel 2004 si è giunti a 22.829 (+5,1%), fino ai 23.792 casi del 2005 (+4,2%). Per la sanità, nel periodo 2001-2005 gli incidenti sono stati: 20.150 nel 2001, 22.935 nel 2002 (+13,8%), 23.459 nel 2003 (+2,3%), 24.353 nel 2004 (+3,8 %) e 24.832 nel 2005 (+2,0%), con una crescita totale nei cinque anni pari a più del 23%. Risultano in calo, invece, gli incidenti nel settore manifatturiero (-16,5%), passati da 37.964 nel 2001 a 31.701 nel 2005.
Anche per il 2006, i dati relativi ai primi 11 mesi dell’anno (pur in considerazione della provvisorietà dei numeri, avverte l’Anmil) segnalano un aumento degli infortuni femminili: da 229.540 nel 2005, sono saliti a 231.120 nel 2006, con una crescita dello 0,7%. Nel contempo, i casi mortali, che negli anni scorsi si segnalavano tendenzialmente in calo, sono di nuovo in crescita e passano dai 78 dei primi undici mesi del 2005 ai 93 dello stesso periodo del 2006, in pratica l’aumento è del 19,2%.
Ma le donne sul lavoro, secondo l’Anmil, sono ‘vittime’ nell’accezione più ampia del termine e il tutto peggiora all’indomani di un infortunio: sono ancora oggi più disoccupate degli uomini; quando lavorano ricevono paghe più basse; quando subiscono infortuni ottengono indennizzi meno elevati; e quando perdono il figlio o il marito per un infortunio mortale devono attendere tempi lunghissimi per la costituzione delle rendite loro spettanti, sempre che tale diritto venga loro effettivamente riconosciuto.
Purtroppo, i dati sugli infortuni sul lavoro indicano che, alla crescita dell’occupazione femminile corrisponde una crescita degli incidenti e delle malattie professionali di cui restano vittime le lavoratrici. Infatti, nel quinquennio 2001-2005, se l’occupazione femminile è cresciuta del 5,86%, le donne che hanno subito un infortunio sul lavoro sono aumentate del 5%, considerando i soli settori industria e conto Stato e le malattie professionali. Per questo, sottolinea l’Anmil in una nota, “riteniamo che sia un dovere di questo governo, che tanta attenzione ha dimostrato di avere nei riguardi di un tema tanto delicato quanto grave, passare dunque dalle parole ai fatti dedicando le opportune risorse a questioni che attendono una più giusta considerazione”.
08/03/2007
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