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Ilo, lavoratori poveri sempre più al femminile
Le donne al mondo che lavorano non sono mai state così numerose, tuttavia il persistere di differenze rispetto ai lavoratori uomini a livello di status, sicurezza del posto di lavoro, salario e accesso all’istruzione sta contribuendo alla ‘femminilizzazione dei lavoratori poveri’. E’ quanto emerge da un nuovo studio dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo), pubblicato in occasione della Giornata mondiale della donna. Secondo il ‘Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile’, il numero delle donne presenti sul mercato del lavoro (occupate o in cerca di occupazione) ha raggiunto il livello più elevato. Nel 2006, secondo le stime dell’Ilo, dei 2,9 miliardi di lavoratori nel mondo, 1,2 miliardi erano donne.
Nonostante ciò, sono sempre più numerose le donne senza lavoro (81,8 milioni), occupate in impieghi poco produttivi nel settore agricolo o nei servizi o quelle che, a parità di mansioni rispetto agli uomini, ricevono salari più bassi. L’Ilo rileva anche che la percentuale di donne in età lavorativa che ha un’occupazione, o cerca un lavoro, ha smesso di crescere e in alcune regioni è diminuito, anche perché un numero sempre maggiore di giovani donne decide di continuare a studiare anziché lavorare.
“Nonostante alcuni progressi, sono ancora troppe le donne oggi che svolgono lavori mal remunerati, spesso nell’economia informale, senza adeguata protezione giuridica, con scarsa o nessuna protezione sociale e con un livello di precarietà molto alto”, ha dichiarato il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia. “Promuovere il lavoro dignitoso come strumento fondamentale per il raggiungimento dell’uguaglianza tra uomini e donne - ha sottolineato - è un percorso che permetterà di aumentare il livello dei salari e di accrescere le opportunità di lavoro per le donne e di far uscire molte famiglie dalla morsa della povertà”.
Per l’Ilo, per consentire alle donne e alle loro famiglie di uscire dalla povertà, è indispensabile creare opportunità di lavoro dignitoso che permetta loro di svolgere un’attività produttiva e ben remunerata in condizioni di libertà, sicurezza e dignità umana. In caso contrario, il processo di femminilizzazione dei lavoratori poveri continuerà e rischierà di essere un problema anche per le prossime generazioni.
Il rapporto, inoltre, rileva che oggi un numero maggiore di donne in età lavorativa ha un impiego retribuito (47,9%) rispetto a 10 anni fa (42,9%). Tuttavia, lo studio fa notare che più una regione è povera, più le donne rischiano, rispetto agli uomini, di non essere retribuite quando collaborano in imprese familiari o di lavorare per conto proprio per redditi minimi, soprattutto nelle regioni più povere del mondo.
Secondo i dati dell’Ilo, inoltre, nel 2006, le donne rischiano più degli uomini di rimanere disoccupate. Il tasso di disoccupazione femminile è infatti del 6,6%, contro una disoccupazione maschile del 6,1%. Il rapporto fra occupazione e popolazione è molto più basso per le donne che per gli uomini. Infatti, solo la metà delle donne economicamente attive (oltre i 15 anni) possiede un lavoro, mentre per gli uomini il rapporto è di 7 su 10. Restano, poi, ancora notevoli le differenze salariali. Nella maggior parte delle regioni e in vari settori, pur svolgendo lo stesso lavoro, le donne guadagnano meno, addirittura fino al 90% o anche meno dei loro colleghi uomini e pure per impieghi tradizionalmente femminili, come ad esempio le infermiere e le insegnanti.
Infine, anche se il tasso di alfabetizzazione delle donne è oggi più elevato rispetto a 10 anni fa, nella maggior parte delle regioni del mondo l’accesso ai vari livelli di istruzione rimane ancora molto sbilanciato tra donne e uomini. Inoltre, il 60% dei giovani che abbandonano gli studi è costituito da ragazze, spesso perché devono aiutare in casa o andare a lavorare e questo toglie loro l’opportunità di dare una svolta al proprio futuro.
Dunque, per l’Ilo, i risultati del ‘Rapporto sulle tendenze globali dell’occupazione femminile’ di quest’anno sono solo parzialmente incoraggianti. “Le differenze di genere stanno diminuendo - dice l’Ilo - ma lentamente. Creare opportunità di lavoro dignitoso e produttivo per le donne è possibile, come mostrato dai progressi elencati nel rapporto. Tuttavia, i soggetti politici non solo devono porre la questione dell’occupazione al centro delle politiche sociali ed economiche, ma devono anche riconoscere che le sfide affrontate dalle donne nel mondo del lavoro richiedono interventi mirati a risolvere problemi specifici”.
08/03/2007
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