Almalaurea, laureate più penalizzate di uomini su lavoro

Laureate penalizzate sul lavoro. Più precarie e con gli stipendi più bassi rispetto ai laureati. Il IX Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati italiani conferma il divario di genere all’ingresso del mercato del lavoro nella popolazione formata ai più alti livelli. A un anno dalla laurea, le differenze fra uomini e donne in termini occupazionali risultano significative (8 punti percentuali): lavorano 49 donne e 57 uomini su cento. Un divario che cresce nel tempo: fra i laureati del 1999 il differenziale era pari a 3 punti percentuali, fra quelli del 2000 pari a 5 punti. “Ciò conferma - commenta Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea - che nelle fasi di espansione dell’occupazione le differenze di genere tendono a ridursi, mentre l’affacciarsi di difficoltà occupazionali si trasferisce, prima di tutto, sulla componente femminile”.

Le differenze di genere in termini occupazionali restano consistenti anche a cinque anni dalla laurea: analizzando la generazione dei laureati del 2001, la distanza tra uomo e donna sfiora i 9 punti percentuali. A cinque anni dal conseguimento del titolo, infatti, lavorano 90 uomini contro 81 donne. E i vantaggi dei maschi sono confermati nella quasi totalità dei percorsi di studio e per ogni generazione considerata. A cinque anni dalla laurea, gli uomini vantano un maggior tasso di occupazione in tutti i gruppi disciplinari, ad eccezione dello scientifico e del linguistico dove si registra una sostanziale parità di genere.

PIU’ TEMPO PER TROVARE POSTO

Le differenze di genere si fanno sentire anche nei meccanismi d’accesso al mercato del lavoro. A un anno dalla laurea, gli uomini più delle loro colleghe trovano lavoro grazie alla chiamata diretta del datore di lavoro e agli annunci su bacheche e giornali, mentre le donne, in misura maggiore rispetto agli uomini, ottengono il posto partecipando a concorsi nel settore pubblico e proseguendo lo stage o un’altra attività di formazione. Quanto ai tempi, le donne impiegano mediamente 6,2 mesi per reperire il lavoro, gli uomini solo 5 mesi.

Per non parlare della stabilità del posto, sia a uno che a cinque anni dal conseguimento del titolo, che riguarda in misura più consistente gli uomini che le loro colleghe. A cinque anni dalla laurea, sono stabili 65 laureate su cento contro 78 laureati su cento. Il lavoro atipico riguarda in proporzione più donne che uomini: a un anno 52% e 41,5%, rispettivamente. Questa maggiore presenza delle donne tra i lavoratori atipici e’ dovuta in particolare alla diffusione del contratto a tempo determinato (verosimilmente legato all’insegnamento): a un anno è pari al 25%, contro il 17% degli uomini (a cinque anni 17% e 10%, rispettivamente). A cinque anni dalla laurea, il lavoro precario riguarda 32 laureate su cento contro 20 laureati su cento.

POSIZIONI PIU’ ELEVATE PER MASCHI

Gli uomini, inoltre, già a un anno dal conseguimento del titolo, occupano posizioni di più alto livello rispetto alle donne: sono più rappresentati tra i liberi professionisti (10% contro 3% tra le donne), i lavoratori in proprio (6% contro 3%) e tra i dirigenti/direttivi (5% contro 3%). Le donne, invece, sono più numerose tra i collaboratori (25% contro 21%), gli insegnanti (15% contro 2%), gli impiegati esecutivi (10% contro 7%) e i lavoratori senza contratto (8% contro 5%).

Anche nel calcolo delle ore abitualmente lavorate durante la settimana emerge una sostanziale differenza tra uomini e donne. A un anno dalla laurea, si traduce in 6 ore lavorate in più alla settimana per gli uomini e a cinque anni sono rispettivamente 42 le ore lavorate contro 36. E ciò si verifica in tutti i gruppi di corsi di laurea con punte di 45-46 ore lavorate dagli uomini di architettura e di ingegneria e di 39-43 ore tra le donne dei gruppi ingegneria, giuridico, economico-statistico, chimico-farmaceutico e architettura.

28% DIFFERENZA SALARIALE A UN ANNO DA FINE STUDI

A un anno dalla laurea, poi, gli uomini guadagnano più delle loro colleghe. Un differenziale che rimane stabile rispetto all’anno scorso e pari al 28%: 1.184 euro netti mensili per gli uomini contro 926 per le donne nel 2006. Una differenza solo in parte dovuta al diverso numero di ore lavorate e che resta immutata a tre anni dalla conclusione degli studi: il differenziale di genere è del 28,5% e corrisponde a 1.329 euro per gli uomini e 1.034 per le donne. Ma a cinque anni dal conseguimento del titolo il divario si accentua ulteriormente: il differenziale, pari al 30%, equivale a 1.503 euro per gli uomini e 1.156 euro per le donne.

Inoltre, a cinque anni dalla laurea, gli uomini risultano avvantaggiati anche rispetto alla professione svolta: a identica posizione lavorativa, infatti, le donne guadagnano meno, con percentuali che oscillano dal 13% fra gli impiegati esecutivi al 39% fra gli imprenditori. Discorso a parte va fatto per il settore insegnamento: fra gli insegnanti della scuola pubblica le differenze di genere sono lievi ma comunque significative (+8% nelle scuole elementari, +9% nelle scuole medie inferiori o superiori).


09/03/2007
 
 Fixo, a Lecce prorogato bando per esperti Wifi intelligente
 Italia Lavoro: approvato il ‘Bilancio Sociale’
 Ites, opportunità per i giovani italo-brasiliani
 Da ‘Fixo’ in scadenza bandi università Foggia e Salento
 Contrastare crescita zero del Paese guardando alla crescita sociale

Un intervento del presidente di Labitalia, Michele Dau, sul Sole 24 Ore, in cui afferma che “solo la crescita dell’impegno diretto della società può dare oggi all’economia una spinta maggiore di quella che l’economia da sola non riesce a darsi”....

sito welfare.gov.it
 
  sito informanziani.it
 
  sito metropolisinfo.it