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Cna Lazio, per pmi vera sfida è innovazione
Il mondo delle piccole e medie imprese non può sottrarsi alla sfida per incrementare il tasso di innovazione e migliorare la capacità competitiva del sistema produttivo e imprenditoriale. E’ il messaggio lanciato al convegno ‘La fabbrica dell’immateriale: produrre valore con la conoscenza’, organizzato dalla Cna Lazio. L’economia delle reti e l’economia della conoscenza offrono, infatti, nuove opportunità e stimoli. E il ‘lavorare in rete e con la conoscenza’, insieme all’uso crescente delle Ict, consente di innescare cambiamenti virtuosi nell’organizzazione dei processi produttivi e di sperimentare nuove modalità di integrazione e cooperazione ‘a distanza’ che possono aiutare le micro, piccole e medie imprese a competere con successo nel mercato globale.
Una sfida che vale in particolare per il Lazio, che, secondo i dati presentati al convegno, è la regione italiana con il più alto livello di spesa in Ricerca e Sviluppo rispetto al Prodotto interno lordo. Il numero degli addetti del settore, infatti, è pari a 5,7 per 1.000 abitanti, contro i 2,8 della media nazionale e i 3,5 del Centro-Nord. Numerosi centri e istituti di ricerca hanno sede a Roma e nel Lazio: 218 laboratori di ricerca, 4 centri di eccellenza universitari, 48 enti e istituti di ricerca, 10 atenei, 2 parchi scientifici e tecnologici, 1 distretto tecnologico. Si tratta di significativi punti di forza che il Lazio può vantare. tuttavia, avverte la Cna, l’insieme della regione non riesce a sfruttare a pieno l’enorme potenziale competitivo rappresentato dalla ricerca e dall’innovazione che viene prodotta prevalentemente nell’area urbana di Roma.
CERVINI, RUOLO FONDAMENTALE PER ASSOCIAZIONI RAPPRESENTANZA
“L’economia della conoscenza offre grandissime potenzialità per le piccole e medie imprese, purché si inneschino processi di cambiamento nel modo di fare impresa e di confrontarsi con il mercato globale”. Lo ha affermato a LABITALIA Franco Cervini, direttore della Cna Lazio. “Le pmi e i distretti, dopo i successi degli anni ’70 e ’80, negli ultimi cinque anni - ha ricordato - sono entrati in crisi per la concorrenza dei paesi emergenti. Il problema che si pone, quindi, è di come far evolvere i distretti, come cambiare senza smarrire l’identità di piccola e media impresa. In quest’ottica, occorre utilizzare le nuove tecnologie e in particolare l’Ict, estendere le reti corte, centrate sui distretti e sui sistemi locali, facendole diventare reti lunghe, aprendosi ai mercati globali e adeguare il concetto di distretti come progetti collettivi. Un ruolo fondamentale - ha sottolineato - può essere svolto dalle associazioni di rappresentanza, per lo scambio di conoscenze e buone prassi: devono fare un salto di qualità, ricollocando la loro funzione di assistenza e supporto alla crescita delle pmi in un orizzonte di maggior sostegno all’innovazione diffusa. Il tema della conoscenza, quindi, oggi è cruciale e richiede un investimento nel capitale umano anche attraverso politiche pubbliche”.
RULLANI, MODELLO ORIGINALE DI IMPIEGO CONOSCENZA
“Un’idea può essere frutto del genio o della fortuna, ma il circuito che la trasforma in valore e in vantaggio competitivo non si improvvisa”, ha detto Enzo Rullani, docente di Economia della conoscenza e strategie d’impresa all’Università Ca’ Foscari di Venezia. “Esso, al contrario, è frutto - ha spiegato - di una paziente costruzione organizzativa, che mette insieme competenze e soggetti diversi. Intorno all’idea di base, bisogna imparare a lavorare in rete, cooperando attraverso efficaci canali di comunicazione, facendo partecipare alla progettazione e alla produzione anche gli utilizzatori finali. La ‘fabbrica della conoscenza’ ha le sue lavorazioni, ovviamente immateriali, che trasformano la ‘materia prima’ (la conoscenza di origine) in un semilavorato (la conoscenza connettiva) che può propagarsi fino ai diversi luoghi e momenti dell’uso. L’uso produttivo della conoscenza - ha proseguito Rullani - è diventato rilevante e sistematico a partire dalla rivoluzione industriale, caratterizzando tutta la modernità. Dunque, l’economia moderna è sempre stata un’economia basata sulla conoscenza. L’Italia delle piccole imprese, dei distretti e del made in ltaly non ne è rimasta fuori, ma ha sviluppato un modello originale di impiego della conoscenza. E oggi molti nodi, legati a questa originalità, stanno venendo al pettine”.
09/03/2007
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