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A Torino il ‘Festival del cabaret in rosa’
Arriva il premio per l’‘artigiana della battuta’. Non è uno scherzo, ma una figura professionale più che emergente nel settore dello spettacolo. Protagonista, al Teatro Superga di Nichelino (Torino), della finale della sesta edizione del ‘Festival nazionale del Cabaret in Rosa’, ideato e diretto da ‘Eventiduemila entertainment’. A decretare la vincitrice, giudicando la performance più divertente tra quelle delle 10 candidate in arrivo da ogni parte della penisola, il pubblico presente in sala.
“Sono molte le donne che ogni anno vogliono partecipare - spiega a LABITALIA Alessandro Nardis, consulente artistico di ‘Eventiduemila entertainment’ - e quasi tutte under 30 e con uno spiccato senso dell’ironia. Una giuria tecnica, composta da giornalisti e addetti al settore, consegnerà il premio della critica ‘Femina Ridens’ - ricorda Nardis - all’artista migliore per originalità dei testi ed efficacia dell’interpretazione. Il Festival è l’unico concorso in Italia dedicato esclusivamente alla scoperta e alla promozione della comicità femminile. L’appuntamento è diventato un punto di riferimento consolidato anche per consulenti artistici, produttori televisivi, talent scout e autori”.
TANI, LE ATTRICI COMICHE NON DEVONO ESSERE NECESSARIAMENTE BRUTTE
“Le donne che in Italia fanno cabaret - spiega a LABITALIA Gianna Tani, responsabile casting di Mediaset e membro della giuria del Festival - devono uscire dalla caricatura e dalla modalità che le vuole necessariamente brutte. Le attrici comiche, però, oltre a essere carine devono saper costruire il proprio personaggio, che non deve lasciare spazio ai momenti morti. Certo, è più difficile per una donna entrare a far parte di questo particolare settore, ma non è impossibile. Se una ragazza - avverte Gianna Tani - decide di fare cabaret, deve farlo ‘allo stato puro’, senza coltivare il desiderio di diventare velina o attrice di cinema. Il cabarettista, uomo o donna che sia, è un vero e proprio mestiere che va svolto con professionalità e grande volontà. Quindi, ben vengano manifestazioni come quella di Nichelino se contribuiscono a far emergere una cabarettista doc”.
ARIONE, MOLTO AUTOIRONICA LONTANA DA STEREOTIPO CASALINGA ‘SFIGATA’
“Dopo una lite furibonda con un mio ex coinquilino, che mi ha detto ‘sai solo far ridere’, sono corsa a iscrivermi all’Accademia nazionale comica di Torino”. Così Annalisa Arione, 28 anni, di Alba (Cuneo), racconta a LABITALIA il suo inizio da cabarettista. “Dopo tre anni di studio - spiega - ho deciso che quella dello spettacolo era la mia strada. Faccio parte del laboratorio di Zelig, anche se lavoro in un call center. Nel mio repertorio sono molto autoironica e il mio cavallo di battaglia, con cui mi cimento, è l’hostess di volo su un aereo in cui ne capitano di tutti i colori. A me non calza l’immagine stereotipata della casalinga ‘sfigata’ così preferisco creare altri personaggi. Mi piace molto Paola Cortellesi - ammette Annalisa - perché riesce a miscelare molto bene le sue doti di attrice, cantante e cabarettista senza annoiare il pubblico. Da parte mia, oltre alla formazione artistica, ho capito che è molto importante quello che hai dentro e di sicuro quello che c’è è molto divertente”.
CASERTA, DAL DRAMMA DELLA VITA ALLE RISATE DEL PALCOSCENICO
Una serie di esperienze drammatiche hanno portato anche Tiziana Caserta al cabaret. “L’ironia - sottolinea a LABITALIA - l’importante è avercela dentro, poi fuori ti può succedere di tutto e, soprattutto, puoi vedere di tutto. Ho insegnato per diversi anni ai malati di mente, attualmente mi divido come responsabile della ludoteca interculturale di Firenze e come volontaria con la ronda notturna in aiuto di chi vive ai margini della città. Eppure, è proprio questo a darmi la forza di andare avanti con il sorriso. Del resto, quando la vita non ha più niente da darti, quando pensi che ogni strada sia chiusa, non ci rimane che ridere. I testi - rimarca Caserta, anche lei tra le finaliste del ‘Festival nazionale del Cabaret in Rosa’ - me li scrivo da sola e domani sera in poco meno di 4 minuti mi auguro di trasmettere tutto quello che ho imparato in questi anni. Non ho miti particolari come riferimento, anche se non posso fare a meno di apprezzare il grande Benigni. Del resto lui è un toscano come me”.
09/03/2007
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