Lazio: Censis, boom di imprese attive nell’high tech

E’ boom per le imprese laziali attive nell’high tech. Nel terzo trimestre 2006, infatti, rispetto al terzo trimestre del 2005, il Lazio è, fra le regioni italiane, quella che presenta il tasso di crescita più elevato di tutto il comparto (+7,1% contro una media del Paese del 3,1%), con punte nel settore delle telecomunicazioni e dell’audiovisivo, dove il numero delle imprese aumenta rispettivamente del 20,3% e del 12,1%. E’ quanto emerge da uno studio del Censis per LABITALIA su dati Movimprese. Il Censis conferma “la particolare dinamicità che il Lazio esprime sul versante dell’high tech”.

In decisa ripresa appaiono anche i settori più penalizzati nel quinquennio precedente, come il biochimico, che registra nel Lazio una crescita dell’8,5% (addirittura del 25% nella sola provincia di Roma), in controtendenza con un andamento nazionale che mostra un calo, anche nel 2006, di questa nicchia di produzione (-1,4%) e il manifatturiero high tech, che registra un saldo del +5,5% del numero delle imprese (la crescita nazionale è dello 0,8%). Buone anche le performance dell’editoria (+6,9%) e dell’informatica (+3,6%). Insomma, un quadro che, se dovesse essere confermato dai risultati definitivi annui, dice il Censis, “potrebbe far parlare per il 2006 di un vero e proprio boom per il settore”.

26.478 IMPRESE NEL SETTORE

La ricerca considera l’high tech in tutte le sue diverse declinazioni (audiovisivo, biochimico, editoria, informatica, servizi alle imprese, telecomunicazione, fabbricazione di macchine per ufficio e sistemi informatici, di apparecchi trasmittenti per la radiodiffusione e la televisione e per la telefonia, di apparecchi medicali, chirurgici e ortopedici). “Un comparto sempre più interessante - dice il Censis - per l’economia regionale e a cui le istituzioni locali dedicano sempre più attenzione, con progetti e iniziative finalizzati a rafforzare ancora di più il ruolo del Lazio in questo ambito”.

Nell’high tech operano, considerando tutti i diversi settori che vi rientrano, almeno 26mila 478 imprese, vale a dire il 7,3% del totale delle aziende attive nel Lazio. La vocazione all’innovazione dell’area laziale risulta anche dal dato (rilevato nel 2005) secondo cui il Lazio è secondo, dopo la Lombardia (10,9%) e a pari merito con il Piemonte, per incidenza di imprese high tech sul totale delle imprese (7,4%). E questo nonostante che nel Lazio abbia sede ‘solo’ l’8% delle imprese high tech che operano in Italia, quota inferiore alla Lombardia (sede del 24,6%), al Piemonte (9,2%), all’Emilia Romagna (8,6%) e al Veneto (8,4%). Roma gioca comunque un ruolo del tutto cruciale e di fattore di traino: delle oltre 26mila imprese afferenti al comparto, infatti, più di 20mila (77,8%) hanno sede nella capitale.

IL 14,2% IMPRESE LAZIO SI OCCUPA DI TELECOMUNICAZIONI

Vi sono poi alcuni specifici segmenti su cui il Lazio riveste un ruolo, “se non di vera e propria leadership a livello nazionale - dice il Censis - quantomeno di indiscussa preminenza”. Si tratta delle telecomunicazioni (nel Lazio opera il 14,2% delle imprese del territorio nazionale e la provincia di Roma, con il 12,8%, supera addirittura Milano,12%); dell’editoria (1.370 imprese, il 12,9% delle imprese italiane del settore), dell’audiovisivo, settore in cui il Lazio rappresenta la terza regione per presenza di imprese (nel 2005 vi aveva sede il 9,4% del totale nazionale), in costante e forte crescita. Ma va forte anche l’informatica: +18,5%, nell’ultimo quinquennio, un tasso di crescita superiore a quello medio nazionale (13,1%).

Per il Censis, le aziende laziali dell’high tech presentano “un’elevata propensione all’innovazione continua”. Secondo una ricerca dell’Osservatorio Filas, ben il 90,6% delle imprese di settore ha realizzato negli ultimi anni delle innovazioni nella propria azienda: innovazioni che nel 40,5% dei casi sono state di tipo organizzativo, nel 39,8% hanno interessato il processo e il prodotto, nel 27,9% sono state solo di prodotto e nel 16,3% solo di processo. Un dato che indica, conclude la ricerca, “l’esistenza di un tessuto imprenditoriale estremamente vitale e dinamico, destinato a rappresentare una delle minoranze trainanti dell’economia laziale prossima ventura”.

MARRAZZO, LAZIO REGIONE DELLA RICERCA E DELL’INNOVAZIONE

“Un’importante conferma tra le tante eccellenze di questa regione”, commenta il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo. “I dati del Censis indicano un vero e proprio boom delle imprese laziali high tech - spiega - e in particolare nei settori delle telecomunicazioni, dell’editoria ma anche dell’informatica e dell’audiovisivo. Dati che assumono un rilievo ancora più significativo se si considera la ripresa che stanno vivendo anche settori come il manifatturiero high tech e il biochimico, quest’ultimo adesso in controtendenza nazionale. Dunque, sottolinea Marrazzo, “un Lazio sempre più ‘Regione della ricerca e dell’innovazione’, con il 2% del proprio Pil investito in ricerca e sviluppo, tutto a vantaggio dei suoi 11 atenei, dei suoi parchi tecnologici e degli oltre 40 istituti di ricerca presenti sul territorio, che possono così avere un effetto trainante sul sistema delle imprese”. “I numeri di oggi confermano così la bontà della linea adottata finora da questa amministrazione - conclude il presidente della regione Lazio - che ha scommesso e continua a scommettere sulle eccellenze, sull’innovazione e in generale su un futuro che, anche a livello nazionale, vede in questo settore una reale opportunità per rendere competitivo il nostro sistema sul mercato globale”.

RANUCCI, COMPARTO ‘VOCAZIONE’ PER IL LAZIO

“I dati emersi dalla ricerca condotta dal Censis confermano l’ottimo stato di salute dell’high tech regionale, un comparto che rappresenta una vera e propria vocazione per il Lazio”. Così l’assessore allo Sviluppo economico, Ricerca, Innovazione e Turismo della regione Lazio, Raffaele Ranucci, commenta i dati del Censis. “La crescita del 7,1% nel terzo trimestre 2006 - prosegue l’assessore - ci indica la bontà delle scelte finora messe in campo dalla Giunta Marrazzo a sostegno del settore e che la strategia di basare la crescita regionale sulla conoscenza sia la strada giusta per migliorare il posizionamento del Lazio sui mercati internazionali”. Ma la Giunta guarda anche al futuro. “Sono sicuro - afferma Ranucci - che le straordinarie performance registrate nel 2006 possano essere migliorate, soprattutto ora che la ricerca e l’innovazione assumono un ruolo prioritario nell’agenda di governo. Saranno questi i cardini dello sviluppo economico del territorio dei prossimi anni, con i quali valorizzare e promuovere comparti sempre più strategici per la competitività come l’aerospazio, l’Ict e il chimico-farmaceutico e stimolare ulteriormente la nascita di imprese ad elevato contenuto tecnologico”.

VALORI, PIU’ CRESCITA UTILIZZANDO LEVA DELLA TECNOLOGIA

Grande soddisfazione sui dati del Censis è espressa anche dal presidente di Sviluppo Lazio, Giancarlo Elia Valori, che commenta favorevolmente “il boom di imprese laziali attive nell’high tech” e sottolinea che “l’industria tecnologica rappresenta la strada vincente non solo in chiave di crescita del nostro sistema produttivo, ma anche perché può sviluppare nuovi prodotti e servizi, meglio e prima dei concorrenti, interpretando a fondo le esigenze del mercato per rispondervi con soluzioni sempre più specializzate, capaci di garantire un reale vantaggio competitivo finalizzato a esplorare più facilmente le piazze mondiali, sforzandosi di aprire nuove frontiere e ricercando soluzioni sempre più efficaci”. Secondo Valori, “la tecnologia rappresenta sia un fattore di abilitazione che un trasformatore”. Per questo, dice, “considero i Poli tecnologici del Tiburtino e di Castel Romano la prima linea operante del nostro scacchiere tattico nell’high tech, oltre che i nostri futuri vivai per le star-up ad alta tecnologia, perché sono l’ambiente ideale per ricercatori e Pmi tecnologiche con nel cassetto progetti da trasformare in nuove imprese, ma anche con l’opportunità di sviluppare sinergie e collaborazioni che consentano di aprirsi ai nuovi mercati”.


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