Crescono ricercatori stranieri ma Italia ancora poco ambita

Cresce il numero dei dottorandi stranieri che decidono di venire in Italia per attività di studio e ricerca (da 160 nel 2001 a 1.340 nel 2004, secondo dati Ocse). Tuttavia, il nostro Paese è fra le destinazioni meno ambite, mentre è una delle nazioni che inviano più giovani all’estero. Colpa anche delle difficoltà relative al soggiorno dei ricercatori stranieri: le procedure di ingresso per ricercatori di Paesi Terzi sono lunghe e onerose e i servizi di accoglienza presso gli enti ospitanti risultano spesso al di sotto degli standard di altri Paesi industrializzati.

Del resto, la mobilità di ricercatori in ingresso e in uscita non è ancora seriamente considerata quale indicatore fondamentale per la determinazione del grado di internazionalizzazione delle nostre università e centri di ricerca. Ed è ancora scarsa, nelle amministrazioni pubbliche diverse da quelle ospitanti, la percezione della particolarità e rilevanza strategica dei ricercatori. Intanto, una direttiva comunitaria volta a facilitare l’ingresso di cittadini stranieri a fini di ricerca attende di essere recepita (il termine è ottobre 2007). Il tema della mobilità dei ricercatori è stato al centro dell’incontro promosso oggi dalla Fondazione Crui (Conferenza dei rettori delle università italiane), in cui è stata presentata l’esperienza della rete europea dei Centri di mobilità ‘Era-More’ (European Research Area Mobile Researchers).

LA MAGGIOR PARTE HA MENO DI 30 ANNI

Durante l’incontro, è stata illustrata anche l’indagine pilota condotta dalla Fondazione Crui e dalla rete italiana ‘Era-More’, nel quadro del progetto ‘Eramit’ (European Research Area Mobility in Italy) finanziato dalla direzione generale per la Ricerca della Commissione europea e coordinato dalla Fondazione Crui, in partenariato con Apre e Cnr. Obiettivo centrale del progetto era, infatti, la costituzione di una rete nazionale di ‘Centri per la mobilità dei ricercatori’, che desse assistenza e informazione ai ricercatori stranieri per il loro soggiorno in Italia.

Dall’indagine, che ha interessato 200 ricercatori stranieri presenti in Italia, emerge che la maggior parte (61,4%) è di sesso maschile e il 46,6% ha meno di 30 anni. Il 34,1% è costituito da dottorandi e il 27,4% da ‘post-doc’. Quanto agli ambiti di ricerca, appartiene alla fisica il 23,8%, alle scienze biologiche il 18,8%, alle scienze matematiche e informatiche il 15,3%, alla chimica il 10,3%. Se si considera la provenienza geografica, arriva dall’Unione europea a 15 oltre il 31%, dall’Asia (incluso il Medio Oriente) il 20%, dall’America Latina il 14%, dai nuovi Stati membri della Ue (incluse Bulgaria e Romania) il 10,7%.

Le strutture di destinazione sono per il 62% università e per il 36% centri di ricerca. I fondi di finanziamento sono per il 55,6% italiani e per il 25% della Ue. Inoltre, il 64% è in Italia con una borsa di studio o di ricerca, nel 36% dei casi per un periodo fra i 13 e i 36 mesi e nel 23% per una durata superiore. Per informarsi, il 58,7% ha usato Internet e il 31,4% contatti personali. Il 15%, poi, si è rivolto a Uffici relazioni (o ricerca) internazionali nella struttura di provenienza, il 14,3% ad analoga struttura nel nostro Paese, mentre il 32% ha organizzato e gestito tutto da sé.

74% SODDISFATTO DI AMBIENTE RICERCA ITALIANO

Quali sono le difficoltà incontrate dai ricercatori stranieri arrivati in Italia? Il 51% punta l’indice contro le procedure di ingresso e soggiorno, il 49,8% cita l’assicurazione sanitaria, il 44,8% l’alloggio. Inoltre, il 28,3% ha avuto difficoltà a trovare informazioni e il 24% a completare le procedure richieste. Tra le maggiori criticità segnalate, dunque, lunghezza e laboriosità delle procedure per il rilascio dei visti e dei permessi di soggiorno; eccessivo tempo trascorso in diversi uffici per riuscire a ottenere le informazioni e poter compilare i moduli e formulari richiesti (spesso disponibili solo in italiano); barriere linguistiche; eterogeneità di informazioni sulle medesime procedure.

Ma, se si chiede un giudizio sull’ambiente di ricerca italiano, ben il 74% dei ricercatori stranieri si dichiara pienamente soddisfatto. Per il 50% sono più che soddisfacenti equilibrio di genere e accesso alla formazione per la ricerca. E sempre oltre la metà del campione giudica buona o molto buona la presenza di attrezzature di laboratorio tecnologiche e innovative e il coinvolgimento in network internazionali, mentre il 42,6% valuta buona o molto buona la presenza di centri d’eccellenza.

La maggior parte dei ricercatori stranieri che sceglie di venire in Italia, dice la Crui, è motivato dalle alte aspettative riposte nel nostro Paese, con particolare riferimento a un qualificato ambiente di ricerca e a discrete prospettive di carriera. “Si rende dunque indispensabile - si legge in una nota - sviluppare ulteriormente strategie e servizi di accoglienza tali da eliminare gli ostacoli che attualmente persistono a un più massiccio ingresso di risorse umane qualificate, interessate a svolgere attività di ricerca nel nostro Paese”.


13/03/2007
 
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