Lazio, oltre 108 mila le donne atipiche a rischio precarietà

Le lavoratrici atipiche, nel Lazio, sono 108.340 e la quasi totalità si concentra nella città di Roma. Anche se in linea con il dato nazionale, per il Lazio sono ancora più preoccupanti i rischi legati alle condizioni di precarietà, declinabili attraverso le variabili della bassa retribuzione e dell'unica fonte di entrata con il lavoro temporaneo. Qui, infatti, la percentuale di quante sono più vulnerabili alle condizioni del mercato del lavoro raggiunge quota 86,5%, 13 punti in più rispetto al dato su base nazionale. E’ quanto emerge dall’indagine ‘La regione Lazio, il lavoro delle donne e le facce della precarietà’, realizzato dall’Osservatorio permanente sul lavoro atipico in Italia e presentato a Roma dall’Ires Cgil.

“I risultati - ha spiegato Filomena Trizio, segretario generale Nidil Cgil - affiancano il Lazio all’insieme di realtà meridionali che vedono la donna interessata dal fenomeno della precarietà. Le donne, soprattutto quelle giovani, sono meno tutelate - ha ricordato - e paradossalmente sono anche quelle più professionalizzate e scolarizzate. Nel Lazio, sia nel pubblico che nel privato assistiamo a una caduta verticale delle regole che vanno assolutamente ripristinate con un nuovo regime di innalzamento delle tutele. Per questo, ci auguriamo che al più presto parta il tavolo degli ammortizzatori sociali”.

48% ISCRITTE A GESTIONE SEPARATA INPS CONTRO 42,4% DATO NAZIONALE

Oltre il 33% del campione femminile dichiara un reddito fino a 2.500 euro, a fronte di un 22,4% maschile. La metà circa delle donne raggiunge appena i 5.000 euro. Il 73,4% delle lavoratrici vive a rischio precarietà contro una percentuale maschile che si ferma al 40%. La presenza di donne attive iscritte alla gestione separata Inps nel territorio laziale risulta maggiore rispetto a quanto registrato a livello nazionale (48% contro il 42,4%). La percentuale di amministratori e sindaci di società di sesso femminile crolla vertiginosamente a vantaggio della presenza maschile, maggioritaria in questa tipologia professionale (solo il 7% delle donne contro il 23% dei colleghi maschi).

RINALDI, AVVIATO PERCORSO DI CERTIFICAZIONE QUALITA' PER IMPRESE

“I dati delle lavoratrici del Lazio - ha spiegato il sottosegretario al Lavoro e Previdenza sociale, Rosa Rinaldi - sono drammatici. Comunque, partiremo proprio da questa indagine per superare la precarietà. Abbiamo già inserito in Finanziaria misure come il cuneo fiscale che vanno a incentivare le assunzioni a tempo indeterminato. Proprio in occasione dell'Anno europeo per le pari opportunità ho avviato un progetto che parte dal contrasto della discriminazione salariale e dallo sbarramento dell’avanzamento di carriera delle donne. I dati parlano chiaro: le donne - ha rimarcato Rinaldi - rimangono nella condizione di precarietà un tempo maggiore rispetto agli uomini. Per questo, abbiamo avviato un percorso verso la certificazione di qualità per le imprese che decidono di far uscire le donne dalla precarietà. In tal senso, abbiamo anche deciso di attivare un premio per le attività più meritevoli”.

TIBALDI, AVVIARE SERIE DI INTERVENTI AD HOC PER QUESTIONE FEMMINILE

“Per contrastare il lavoro precario femminile - ha spiegato Alessandra Tibaldi, assessore al Lavoro e alle Pari opportunità della regione Lazio - l’amministrazione sta tentando di inserirsi nel quadro delineato dal governo per avviare una serie di interventi ad hoc per le donne. Purtroppo - ha aggiunto Dante Pomponi, assessore al Lavoro e alle periferie del Comune di Roma - abbiamo fatto molti passi indietro. Le donne sole con figli, poi, pagano un prezzo maggiore in termini di precarietà sul lavoro”. Per Pomponi, “salario, stipendio e sicurezza sul lavoro non possono essere considerate delle variabili”. “I diritti sia degli uomini che delle donne - ha concluso - devono essere condizioni invariabili”.


13/03/2007
 
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