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Ue: Parlamento europeo chiede più impegno per pari opportunità
Più impegno per garantire l'uguaglianza di genere e tolleranza zero nei confronti della violenza contro le donne, incluse le mutilazioni genitali, la poligamia e l'imposizione del burqa. E, ancora, misure per favorire l'accesso al lavoro, colmare il divario retributivo rispetto agli uomini e promuovere l'imprenditoria femminile. Ma anche istituzione del congedo di paternità, ponendone il costo a carico della collettività, per conciliare vita privata e professionale. E’ quanto chiede il Parlamento europeo, nella relazione di Lia Sartori (Ppe/De) sulla comunicazione della Commissione in merito alla tabella di marcia per la parità tra donne e uomini 2006-2010.
L'uguaglianza tra donne e uomini, infatti, sottolinea il documento “è un diritto e un principio fondamentale della Ue”, ma, nonostante i significativi progressi realizzati, “continuano a sussistere molte disuguaglianze fra donne e uomini”. E la violenza contro le donne “è la più diffusa violazione dei diritti dell'uomo, senza limiti geografici, economici o sociali” e, nonostante gli sforzi messi in opera a livello nazionale, comunitario e internazionale, “il numero di donne vittime di violenze è allarmante”. Per questo, il Parlamento chiede alla Commissione di presentare una proposta di direttiva sulla lotta alla violenza contro le donne e sollecita un miglior coordinamento e un rafforzamento delle misure europee e nazionali per la protezione giuridica della donna e dei bambini.
PARI SALARIO PER PARI LAVORO
Sul fronte del lavoro, il Parlamento europeo chiede agli Stati membri di rafforzare i propri piani nazionali per l'occupazione e l'integrazione sociale inserendo misure volte a favorire l'accesso delle donne al mercato “in situazione di pari dignità e di pari retribuzione per pari lavoro”. I deputati di Strasburgo, infatti, deplorano che il divario retributivo tra i sessi ammonti tuttora al 15% a vantaggio degli uomini e sollecitano la Commissione a rivedere in via prioritaria la direttiva che tratta questo aspetto e, in particolare, gli elementi attinenti agli ispettorati del lavoro e ai mezzi di ricorso disponibili in caso di discriminazioni.
Occorre, inoltre, promuovere l'imprenditoria femminile e, tal fine, gli Stati membri sono invitati ad applicare strategie concrete e misure di agevolazione dell'accesso delle imprenditrici al credito e ai servizi bancari, soprattutto per quanto riguarda i microfinanziamenti e le misure a sostegno delle reti. Dovrebbero, poi, nominare un responsabile nazionale per l'uguaglianza di genere nell'ambito dell'attuazione della Strategia di Lisbona, con il compito di partecipare all'elaborazione e alla revisione dei rispettivi piani nazionali nonché al monitoraggio della loro attuazione. Il Parlamento, inoltre, chiede che a livello comunitario siano avviati progetti pilota sull'integrazione della dimensione di genere nel bilancio generale e dei programmi comunitari, in particolare nei Fondi strutturali e nei programmi relativi alla ricerca, ai consumatori e alla sanità pubblica.
POLITICHE PER CONCILIARE VITA FAMILIARE E PROFESSIONALE
Il Parlamento chiede, poi, alla Commissione, in collaborazione con gli Stati membri e le sue parti sociali, di incoraggiare la creazione di politiche di conciliazione fra vita familiare e vita professionale. Tra le misure ipotizzabili, i deputati chiedono che il costo della maternità e della paternità sia a carico della collettività. Ma ritengono anche necessario rendere più accessibili e flessibili i servizi di assistenza destinati a persone non autosufficienti, tra cui strutture aperte anche di notte. E, per incoraggiare i padri ad avvalersi delle opzioni di orario flessibile e ad assumere la responsabilità dei compiti domestici e di quelli connessi alla famiglia, i deputati suggeriscono di istituire una prima forma di congedo di paternità e di avviare “l'attesa revisione” della direttiva sul congedo parentale. Sollecitano, inoltre, la definizione di sistemi alternativi per assicurare la copertura pensionistica delle donne.
Un’altra raccomandazione di Strasburgo è quella di promuovere la diffusione e l'adozione di buone prassi tese a favorire la partecipazione delle donne ai processi decisionali. Per i deputati, poi, è importante promuovere la partecipazione delle donne nelle carriere scientifiche e nella ricerca, anche attraverso la previsione di soluzioni contrattuali, come borse di studio o lavoro part-time, per favorire la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa. Anche gli Stati membri sono incoraggiati ad adottare misure per eliminare gli stereotipi di genere, in particolare sul mercato del lavoro, e a promuovere la presenza degli uomini in settori e posizioni occupati prevalentemente da donne. La Commissione, invece, è esortata a inserire nella tabella di marcia i diritti dei transessuali e i problemi da questi affrontati, in linea con le recenti sentenze della Corte di giustizia delle Comunità europee.
SOSTEGNO A INTEGRAZIONE IMMIGRATE
Iniziative concrete dovrebbero essere adottate per l'emancipazione e l'integrazione socio-economica delle donne immigrate. Si tratta, più in particolare, di fornire un sostegno alla conoscenza della lingua, dei diritti e doveri e di mettere a punto programmi di lotta alla discriminazione nell’accesso al lavoro e sul luogo di lavoro, sostenere progetti imprenditoriali di donne immigrate e creare e favorire “spazi pubblici di partecipazione per le donne immigrate in cui esse siano rappresentate attivamente”.
Ma il rispetto dei diritti delle donne deve essere un requisito fondamentale anche nell'ambito dei negoziati di adesione con i paesi candidati e nelle politiche di vicinato, estera e di sviluppo della Ue. In tale contesto, il Parlamento europeo invita la Commissione e gli Stati membri, nel quadro dei loro programmi di sviluppo, ad esaminare metodi preventivi per la lotta contro la violenza sessuale e la tratta di esseri umani in vista del loro sfruttamento sessuale, per scoraggiare la violenza nei confronti delle donne e per garantire assistenza medica, sociale, legale e psicologica sia alle donne sfollate a seguito di conflitti che alle altre migranti.
14/03/2007
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