Immigrati: viaggio in regioni per raccontare via italiana a integrazione

Sono oltre 3 milioni gli stranieri presenti in Italia, secondo le stime della Caritas. Aiutano a non far diminuire la popolazione (che per il 92% cresce grazie all’apporto degli immigrati) e ringiovaniscono il paese (il 21,9% degli stranieri è minorenne). Provengono dall’Albania, innanzitutto, e poi dal Marocco, dalla Romania, dall’Ucraina e dalla Cina. Per la metà sono cristiani e per un terzo musulmani. La stragrande maggioranza (81%) presenta la dichiarazione dei redditi e paga le tasse, per un totale di 1,87 miliardi di euro.Oltre la metà (57%) ha un conto in banca e il 15% ha acquistato una casa. Inoltre, contribuiscono alla crescita del Paese per il 6,1% del Pil.

E’ la fotografia degli stranieri presenti nel nostro Paese che emerge dal ‘Viaggio nell’Italia dell’immigrazione’, il racconto del giro compiuto dal ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, accompagnato dal sottosegretario Cristina De Luca, nelle regioni italiane, per ascoltare le istituzioni, le associazioni e i migranti stessi. Un viaggio, raccontato in un libro, fatto proprio con l’intento, come spiega il ministro nella prefazione, di “comprendere come cambiare la legge attraverso l’ascolto”, ma anche per “lavorare a modificare il senso comune nel paese”. Dunque, per ripercorrere la via italiana all’integrazione.

“In questi anni è stato grazie all’impegno degli enti locali, dei comuni, delle regioni, delle province e delle associazioni che si è mantenuto in Italia un certo grado di civiltà sui temi dell’immigrazione”, afferma il ministro Ferrero. “La strada che abbiamo cercato di intraprendere - sottolinea - è possibile solo se le comunità locali, le regioni e il tessuto sociale del paese sono protagonisti”. E, rimarca, “non passa solo attraverso una nuova legge: la strada dell’inclusione sociale e in definitiva dell’Italia come paese civile non la si percorre solo perché si cambia una norma: è necessario un tessuto sociale nel paese in grado di percorrerla”.

A tracciare un bilancio positivo di questo ‘viaggio’ è anche il sottosegretario Cristina De Luca, che lo definisce “un’essenziale occasione di confronto che è andata anche al di là delle aspettative e che ci impegna a dare un seguito ai propositi, con percorsi coordinati per valorizzare quanto sul territorio si sta realizzando”. “Un bilancio - aggiunge - che mostra un’Italia diversa da quella raccontata, più matura, consapevole della complessità, che non si nasconde i nodi né le difficoltà ma che si mette in gioco alla ricerca di soluzioni”. Per De Luca, quindi, la via italiana all’integrazione non si basa su “un modello assimilazionista né un modello multiculturale, ma su un’integrazione che valorizzi il dialogo e il confronto, che metta in moto le risorse e l’impegno di tutti”.

Sono 15, dal Nord al Sud del Paese, le realtà regionali raccontate nel libro. A cominciare dall’Umbria, dove gli immigrati rappresentano il 7,2% della popolazione e superano il 9% gli studenti figli di stranieri. Ma l’incidenza più elevata di immigrati rispetto alla popolazione complessiva si registra nel Lazio (7,9%), mentre in valori assoluti è la Lombardia a detenere il primato, con oltre 711 mila stranieri, pari al 7,5%. Al di sopra della media nazionale del 5,5% (su cui è allineato il Piemonte) si trovano anche l’Emilia Romagna (7,5%), il Friuli Venezia Giulia (6,9%), la Toscana (6,8%), il Veneto (6,7%), il Trentino Alto Adige (6,3%) e le Marche (6,2%). Mentre segnalano un’incidenza percentuale più bassa di immigrati le regioni meridionali, oltre a Liguria (4,9%) e Valle d’Aosta (4,3%): Abruzzo (3,6%), Campania (2,4%), Calabria (2,1%), Sicilia (1,8%), Molise e Puglia (entrambi 1,5%), Basilicata (1,3%) e Sardegna (1,2%).


16/03/2007
 
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