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A Lamezia Terme inaugurata mostra fotografica 'migr-Azioni'
Un viaggio nel mondo degli immigrati in una terra di immigrati. È questo il tema della mostra fotografica 'migrAzioni - Un sogno lungo un secolo', inaugurata a Lamezia Terme nella sede della Caritas diocesana, dove si offre un servizio di Agenzia di mediazione culturale destinato alle persone immigrate. Si tratta di immagini che raccontano la storia di quello che è stato un fenomeno di massa, che ha coinvolto circa 27 milioni di italiani tra la fine dell”800 e la prima metà del '900, e che è diventato ormai strutturale nella società contemporanea. L'evento è stato organizzato all'interno del progetto 'Pane e denti (possibilità e strumenti)', realizzato in partnership da Labitalia, Conform srl, Cenasca-Cisl, Cnca, Stellaria Cooperativa Sociale e Impresa Sensibile-Cna. Un progetto cofinanziato dal Fondo sociale europeo all'interno dell'iniziativa comunitaria Equal II Fase, che ha come obiettivo principale la lotta alle discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro, e gestito in Italia dal ministero del Lavoro. Hanno partecipato il Vescovo, Monsignor Luigi Cantafora, l'assessore alle Politiche Servizi Sociali, Scolastiche e Universitarie e Ricerca della provincia di Catanzaro, Maurizio Siniscalco, il Codirettore della Caritas diocesana di Lamezia Terme, Don Giacomo Panizza, il sindaco di Lamezia Terme, Giovanni Speranza, Mario Caligiuri, docente Università della Calabria, e Simona Picone, referente operativo del progetto 'Pane e Denti'.
NELLE IMMAGINI ANCHE LE STORIE DI CHI CE L'HA FATTA
roprio per portare la testimonianza di una realtà che interessa l'intero Paese, la mostra fotografica 'migrAzioni - Un sogno lungo un secolo', dopo la prima edizione di Roma, è stata proposta a Lamezia Terme, come città rappresentativa del Sud, per poi essere replicata a Genova. Progetto e mostra sono dedicati dunque agli immigrati, con lo specifico obiettivo di rimuovere le distorsioni culturali e sociali che ancora accompagnano i fenomeni migratori. Le immagini di 'migrAzioni' raccontano, infatti, angosce e speranze vissute prima dai nostri padri e ora dalle popolazioni africane e asiatiche, alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita. Le foto, provenienti dalla Fondazione Paolo Cresci (fotografo e studioso dell'emigrazione che in 25 anni ha raccolto 11.000 immagini, documenti e altrettante lettere) di Lucca e dalla Fondazione Napoli Novantanove (che ha creato a Camigliatello 'La Nave della Sila’, museo che narra l'epopea migratoria degli italiani), raccontano anche storie positive, di chi ce l'ha fatta. Come quella delle sarte rom che hanno tessuto preziosi ricami e sfilato per Romeo Gigli o quella di Mohiuddin Mohd, immigrato dal Bangladesh passato per l'inferno dell'ex pastificio Pantanella (negli anni '90 fatiscente ricovero per gli stranieri in arrivo nella capitale), che ha avviato una carriera da imprenditore, aprendo ristoranti e pizzerie.
27 MLN ITALIANI SONO EMIGRATI FRA FINE '800 E INIZIO '900
Grazie a foto e materiali d'epoca, la mostra ripropone un percorso a ritroso nella nostra storia, quando anche gli italiani sono stati migranti. Oltre 27 milioni di connazionali hanno, infatti, cercato fortuna oltreoceano fra la fine dell’’800 e l'inizio del '900. Nelle immagini rivivono le angosce, le speranze, le insanabili nostalgie, i drammi pubblici e privati di milioni di persone costrette all'espatrio. Storie spesso laceranti, che hanno colpito una famiglia su due fino a pochi decenni fa e che hanno interessato tutte le regioni, in particolare Veneto e Calabria. Eppure, da quei viaggi della speranza, ieri come oggi, sono nati 'ponti' tra culture diverse e, da questi, nuove identità che sono alla base della società multietnica. Nel percorso iconografico di 'migrAzioni', le storie dei migranti italiani di inizio secolo si intrecciano con le storie dei migranti del terzo millennio, raccontate dall'occhio di Stefano Montesi, fotografo romano impegnato nel sociale e collaboratore della Caritas.
IMMAGINI DI 25 ANNI DI VITA DEGLI STRANIERI IN ITALIA
Nelle 40 opere di Montesi presenti in mostra, scatti immediati, diretti, quotidiani ci restituiscono elementi e significati originali di almeno 25 anni di vita degli stranieri immigrati in Italia. Dalla baraccopoli del Quarticciolo del 1982, dove la comunità islamica cercava di tenere viva la propria identità (c'era anche il muezzin che invitava alla preghiera), allo sgombero dell'ex pastificio Pantanella negli anni '90. E ancora, negli anni Duemila, i cinesi al lavoro a Firenze, il ritratto di Lwal, cristiano del Sudan scappato dal suo Paese in guerra, gli sguardi oltre la rete del centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria. Dietro alle foto, un messaggio forte: una società realmente inclusiva non può accettare che la migrazione sia un destino. Piuttosto, deve essere un processo nel quale si intrecciano vari aspetti: le vite delle persone, l'identificazione con i luoghi, la scuola dei bambini, la ricostruzione delle culture. Insomma, in una parola, il dialogo. Per questo, 'Pane e Denti' mira a introdurre cambiamenti culturali, modificando e incidendo in modo positivo sulle percezioni e sugli stereotipi legati alla diversità.
DA 'PANE E DENTI' AZIONI DI INFORMAZIONE E SENSIBILIZZAZIONE
Le azioni previste da 'Pane e Denti', infatti, sono prevalentemente rivolte a operatori dei mezzi di informazione e comunicazione, rappresentanti sindacali, decision maker, enti locali, imprenditori e addetti ai servizi per l'impiego pubblici e privati. L'idea che anima il progetto è che, per provocare cambiamenti culturali, non basta influire sui livelli operativi, ma occorre coinvolgere innanzitutto coloro che, per la posizione occupata nel mercato del lavoro, possono trasmettere e diffondere la cultura dell'accettazione o, al contrario, quella xenofoba e razzista. Quattro le fasi in cui si è articolato il progetto 'Pane e Denti'. Dopo la creazione di un partenariato multidisciplinare teso a contrastare i fenomeni di razzismo e xenofobia e ad elaborare proposte di intervento da avanzare ai decisori istituzionali, è stata attivata una rete coinvolgendo media, associazioni datoriali e sindacali, centri per l'impiego, 'policy and decision maker', referenti delle associazioni nazionali di immigrati e Terzo settore, a livello nazionale e regionale. Sono state, poi, avviate campagne di sensibilizzazione integrate, dirette alla collettività, ma anche ai professionisti della comunicazione, per rimuovere gli stereotipi culturali alla base di atteggiamenti discriminatori e sensibilizzare le comunità locali sui temi del razzismo e della xenofobia, anche attraverso un sito bilingue (www.equalpaneedenti.it). Inoltre, sono stati organizzati workshop e focus group con giornalisti immigrati, per rilevare la percezione dei luoghi comuni che si ripetono nell'informazione e nel modo di 'costruire’ e comunicare le notizie che riguardano gli immigrati. Infine, gli interventi rivolti a soggetti che possano svolgere la funzione di 'peer educator' (educatori tra pari).
11/05/2007
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