Lazio, 73,4% pmi decide di innovare

Il 73,4% delle piccole e medie imprese del Lazio innova, ma oltre il 60% di loro opera in completo isolamento, senza cercare accordi con altre aziende e collaborazioni con il mondo della ricerca pubblica. E’ quanto emerge dall’indagine ‘Accordi per l’innovazione tra le pmi e tra le pmi, le università e i centri di ricerca’ realizzata, su mandato dell’assessorato a Sviluppo economico e turismo della regione Lazio, della Filas, la società regionale dedicata al sostegno dell’innovazione, e dalla divisione, e dalla divisione ricerca e consulenza della Luiss Business School. Lo studio, presentato in un convegno al Palazzo dell’Informazione, ha coinvolto 305 aziende dei settori audiovisivo, chimico-farmaceutico, editoria, informatica, manifattura high-tech, pubblicità, servizi alle imprese e telecomunicazioni e 140 responsabili di dipartimenti universitari e centri di ricerca del Lazio.

Tra i risultati più significativi, va sottolineato che gli accordi stipulati tra industria e ricerca pubblica hanno avuto per oggetto soprattutto la generazione di nuove conoscenze per innovare i prodotti (37,4%) e il trasferimento di tecnologica (24,2%). La ragione principale per cui numerose imprese non hanno stipulato accordi è la mancanza di risorse finanziarie (33,3%). A questa motivazione segue poi la mancanza di condizioni organizzative e culturali (20%) e la difficoltà di trovare occasioni di incontro e linguaggio comune (20%). Il canale più efficace risulta infatti il circuito ‘informale’ basato sulle relazioni personali dei professori e dei ricercatori universitari con manager e imprenditori (44,8%). Tra le condizioni che favorirebbero lo sviluppo della collaborazione, le più indicate sono state un maggiore orientamento delle imprese verso ricerca e innovazione (41,40%) e un maggior orientamento della ricerca alle esigenze operative delle piccole e medie imprese (18,6).

Alle istituzioni viene chiesto di intervenire soprattutto offrendo sostegno finanziario, richiesto dal 33,9% degli intervistati, lanciando progetti di ricerca su cui si possono attivare gli interessi di università e imprese (20,3%) e creando occasioni di contatto tra produzione e mondo accademico (13,6%). Dallo studio emerge anche che stime del 2007 confermano la regione Lazio al secondo posto tra le regioni italiane nell'ambito del quadro regionale di valutazione dell’innovazione.

“I risultati dell’indagine - ha affermato l’assessore allo Sviluppo economico, ricerca, innovazione e turismo della regione Lazio, Raffaele Ranucci - testimoniano quanto siano necessari gli accordi con le università e gli istituti di ricerca Innovazione e ricerca rappresentano due punti di sviluppo fondamentali per questa regione. Il nostro sforzo consiste nel far sì che le pmi possano crescere dal punto di vista societario, cercando di incentivare management e governance, insieme all’aggregazione. Proprio in questi giorni - ha ricordato Ranucci - la competente commissione consiliare si riunirà per discutere la ‘Legge per la promozione della ricerca, l’innovazione e il trasferimento tecnologico’ un ulteriore strumento che mettiamo a disposizione del territorio per favorire la ‘messa a sistema’ delle risorse e dei soggetti della filiera, promuovendo la cooperazione e l’interazione tra i diversi attori operanti nel Lazio, e realizzare quindi un collegamento stabile tra il mondo della ricerca, quello produttivo e il sistema di credito”.

Per Matteo Giuliano Caroli, docente di Economia e gestione delle imprese internazionali della Luiss Guido Carli e curatore della ricerca, “dall’indagine si evidenzia che l’innovazione aumenta all’aumentare della dimensione delle imprese”. “Per questo - ha affermato - è necessario un impegno di forze significativo che promuova gli accordi tra imprese e università”.

“C’è ancora poco rapporto tra le pmi e il mondo dell’Università - ha aggiunto Stefano Turi, direttore generale Filas Spa - però cominciano ad aprirsi rapporti e canali anche grazie alle azioni e ai progetti che la regione insieme a Filas sta provando a portare avanti. E’ necessario che i rapporti tra le Pmi e i sistemi di ricerca aumentino, per trovare progetti comuni e indirizzare risorse a questi progetti”.


27/06/2007
 
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