Maternità prima causa discriminazione sul lavoro

E’ la maternità la causa più diffusa di discriminazione verso le donne sul luogo di lavoro. A rilevarlo è il monitoraggio condotto dall’Isfol sull’attività delle consigliere di parità, la rete che fa capo al ministero del Lavoro impegnata sul territorio contro le discriminazioni di genere. In tutta Italia, sono più di 700 i casi di discriminazione denunciati alle consigliere di parità tra il 2004 e il 2006, con una netta prevalenza al Nord, seguito dal Sud e poi dal Centro. Dati, ovviamente, non esaustivi perché riferiti all’azione delle consigliere di parità e non anche di altri organismi. Ma soprattutto perché molte donne scelgono di non denunciare oppure non conoscono gli strumenti per farlo.

Subito dopo la maternità, la donna risulta discriminata nella flessibilità di orari. E, ancora, per i congedi parentali, per la progressione della carriera, per molestie sessuali e il mobbing, fino ad arrivare al demansionamento e addirittura al licenziamento. A difesa delle donne discriminate, le consigliere di parità, presenti in tutte le regioni e in tutte le province, offrono soprattutto consulenza (nel 50% dei casi), ma anche il tentativo di conciliazione extragiudiziale (16%), che va in porto nell’11% dei casi. Altrimenti, la consigliera può ricorrere in giudizio (6%), sostenendo le spese di difesa della vittima.

RINALDI, BOLLINO ROSA PER CERTIFICARE QUALITA’ DI GENERE

“La differenza di genere nelle uscite dal lavoro con occupazione temporanea risulta più marcata al crescere dell’età, fenomeno dovuto principalmente all’insorgenza della maternità”, commenta il sottosegretario al Lavoro, Rosa Rinaldi. “Le nostre rilevazioni, infatti, ci mostrano il dato generale sconfortante - afferma - di un’Italia in cui, se 6 donne su 10 prima della nascita di un figlio sono occupate, dopo la nascita diventano 5. E, ancora oggi, 1 donna su 10 in seguito alla maternità non continua l’attività lavorativa precedente, né rientra nel mondo del lavoro. La maternità, pertanto, è un fattore che incide notevolmente sul tema della precarietà lavorativa femminile in tutte le zone del nostro paese”. Non solo. “Quando le lavoratici decidono di sfidare una cultura del lavoro organizzata secondo le esigenze maschili, in cui la condivisione della maternità appare un vezzo e la conciliazione un onere per le imprese, ecco che le forbici salariali - aggiunge Rinaldi - diventano ben più marcate”.

“A partire da questi dati, molto preoccupanti, a fronte di una legislazione e di un sistema contrattuale e normativo che formalmente vieta le discriminazioni in base al sesso, il ministero del Lavoro - ricorda il sottosegretario - ha previsto nel 2007, in occasione dell’Anno europeo per le Pari opportunità per tutti, un progetto nazionale per contrastare le discriminazioni professionali tra uomini e donne. Il progetto, denominato ‘Bollino rosa’ è una certificazione di qualità di genere per contrastare i differenziali retributivi, stabilizzare i percorsi professionali delle donne e sostenere le politiche di conciliazione”.

RAUTI, INSISTERE SU TUTELA ANTIDISCRIMINATORIA

“Il monitoraggio dell’attività svolta negli anni dimostra che è aumentata la conoscenza del ruolo delle consigliere di parità sul territorio. E sono aumentati i casi di discriminazione trattati dalle consigliere di parità, anche se sappiamo bene che questi casi sono solo la classica punta di iceberg”. Così la consigliera nazionale di parità, Isabella Rauti, illustra i risultati dell’attività della rete da lei guidata. “Molto infatti - spiega - rimane ancora sommerso. Perché è difficile avere la consapevolezza della discriminazione subita e perché si ha paura di affrontare le conseguenze della denuncia, oltre al fatto che spesso non si conosce il ruolo delle consigliere di parità”.

Per Isabella Rauti, “bisogna insistere sulla tutela antidiscriminatoria non solo perché è una competenza quasi esclusiva, ma anche perché è cruciale”. “Accanto alla promozione delle pari opportunità, delle politiche attive del lavoro, al monitoraggio dell’attuazione delle politiche stesse, bisogna investire molto - dice - in politiche antidiscriminatorie, soprattutto in questo Anno europeo per le pari opportunità. Questo consentirebbe di fare progetti, di richiamare l’attenzione sul tema, ma anche di uscire da un lavoro di nicchia”.

NECESSARIA SINERGIA TRA ISTITUZIONI

Del ruolo delle consigliere di parità nella lotta alla discriminazione di genere si è parlato anche in occasione di un seminario organizzato a Roma dall’Isfol, che ha visto riuniti intorno a un tavolo i soggetti coinvolti a vario titolo sul tema delle pari opportunità, per concretizzare e rafforzare il raccordo e la collaborazione tra loro. E per ribadire l’opportunità di partire da una valutazione strutturata e sistematica delle discriminazioni di genere sul lavoro e degli strumenti per combatterle. Valutazione possibile, come è stato sottolineato, solo attraverso la partecipazione di tutti i soggetti istituzionali, in grado di fornire dati confrontabili utili a costruire un quadro completo delle pari opportunità in Italia.

Tra gli strumenti ricordati, i protocolli di intesa sottoscritti o in via di definizione tra la rete delle consigliere e altri soggetti di riferimento nei casi di discriminazione. Protocolli che concretamente agevolano i rapporti, ad esempio, tra gli ispettori del lavoro e le consigliere o tra queste e la parti sociali. Una donna discriminata che si rivolge al sindacato o all’ispettorato del lavoro, o al Comitato pari opportunità, infatti, sarà supportata anche dalla consigliera di parità che, in qualità di pubblico ufficiale, potrà tra l’altro presentare il caso di discriminazione di fronte a un giudice del lavoro. Altre intese sono state siglate con Inps e Inail: con il primo istituto è stato firmato un accordo teso a fornire alle consigliere regionali gli elenchi delle aziende con più di 100 dipendenti sul territorio, mentre la convenzione con il secondo prevede uno scambio di informazioni.

RETE IMPEGNATA SU TERRITORIO

La rete delle consigliere di parità è istituita presso il ministero del Lavoro e prevista dalla legge 196 del 2000. Una rete articolata a livello regionale e provinciale, coordinata dalla consigliera nazionale, nominata dai ministeri del Lavoro e delle Pari Opportunità. Le consigliere sono impegnate sul territorio proprio a percepire il disagio sociale e a dare delle risposte che siano le più vicine all'esigenza di favorire pari opportunità di accesso al mercato del lavoro, diritti garantiti e inclusione sociale, combattendo gli stereotipi di genere e la segregazione occupazionale e promuovendo un governo della flessibilità e politiche trasversali di conciliazione.

Inoltre, la rete delle consigliere è partner di numerosi progetti, come 'TrattaNo', nell'ambito dell'iniziativa comunitaria Equal, 'L'Europe pour les femmes' del dipartimento Pari opportunità, 'Gender News Good News' del ministero del Lavoro, 'European network against undeclared work' della Commissione europea. La consigliera nazionale di parità ha partecipato anche al Forum italiano multi-stakeholder per la responsabilità sociale delle imprese, oltre che ai lavori di diversi organismi, tra i quali il Comitato nazionale di parità, il Collegio istruttorio del Comitato nazionale di parità, la Commissione tecnica di valutazione dei progetti previsti dalla legge 53 del 2000, la Commissione per le pari opportunità del ministero per le Pari opportunità, il Comitato per l'emersione del lavoro non regolare.


10/07/2007
 
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