Censis, nel Lazio in 5 anni aumentano del 33% imprese audiovisivi

Un boom di imprese, passate dalle 966 del 2000 alle 1.300 del 2005 (+33%), una lievitazione del valore economico di settore (passato in 5 anni dai 5,8 miliardi di euro agli oltre 9,3 miliardi) e degli occupati nella regione (da poco meno di 35mila a circa 37mila). Questa la fotografia del settore audiovisivo nella regione Lazio, scattata dal Censis nella ricerca 'L'audiovisivo nel Lazio: imprese, lavoro e formazione in un settore strategico per l'economia regionale'. L'indagine, promossa dal ministero per i Beni e le attività culturali, è stata realizzata in collaborazione con VideoPlay, in aggiornamento di una prima ricerca svolta nel 2000. I principali risultati dello studio sono stati presentati, a Roma, da Giuseppe Roma e Andrea Toma, rispettivamente direttore generale e ricercatore del Censis, da Massimo Pistacchi, direttore della Discoteca di Stato, e da Paolo Carini, del ministero dei Beni e delle Attività Culturali. “Il Lazio - ha detto Roma - si conferma la regione più 'audiovisiva' d'Italia. Un fatto importante, se si considera che il settore audiovisivo è una delle colonne della 'knowledge economy', la vera economia del futuro”.

MARRAZZO, DATI AUDIOVISIVO CONFERMANO CENTRALITA' SETTORE

“Un aumento del 32,5% per un settore che coinvolge ormai 1.300 imprese solo nel Lazio. Gli ultimi dati del Censis sulla crescita dell'audiovisivo in questa regione confermano la centralità di un settore sul quale questa giunta ha investito molto e intende continuare ad investire”. Così il presidente della regione Lazio, Piero Marrazzo, ha commentato i dati emersi dalla ricerca del Censis. “Numeri estremamente positivi - ha aggiunto - che vengono ulteriormente rafforzati dalla consistente presenza di imprese giovanili, dinamiche e aperte ai processi di innovazione. La regione è in grado di accompagnare queste dinamiche, di favorirle, di promuoverle, come ha dimostrato il successo del Festival della Fiction, di affiancarle alla forza dell'economia tradizionale per legarle allo sviluppo del territorio. Investire in questo ambito è decisivo perché la nostra idea di sviluppo scommette sulle eccellenze per favorire le potenzialità economiche e occupazionali in tutta la regione”.

UN'IMPRESA DEL SETTORE SU SEI E' LAZIALE

In tutta Italia operano circa 9.000 imprese di audiovisivi e, fra queste, ben 1.300 (14,8%) hanno sede nel Lazio: in pratica un'impresa su 6 è laziale. Gli occupati nella regione coprono il 37,8% del totale delle risorse umane impegnate nel settore in Italia. E questo valore supera il 45% nel caso delle attività di produzione e distribuzione cinematografica. Ma, nei sei anni che separano le due ricerche svolte dal Censis, si sono prodotti significativi cambiamenti anche nella struttura organizzativa delle imprese. Oggi prevalgono le imprese giovani (il 27,4% delle imprese e' stata avviato dopo il 1999) e, soprattutto, c'è stata una vera e propria esplosione di imprese individuali: nel 2000 erano il 6,7% del totale, oggi sono il 20%. La dimensione parcellizzata del settore rappresenta un primo momento di debolezza, tanto che Roma ha invitato al “rassodamento del tessuto imprenditoriale”. L'altro elemento di criticità evidenziato dal Censis è quello relativo alla formazione. Rispetto al 2000, gli imprenditori di oggi sembrano credere un po' di meno nella formazione e la maggioranza degli occupati non ha frequentato corsi di formazione specifica. L'83,2% degli imprenditori dichiara di non aver mai seguito corsi specialistici e la percentuale sale all'83,7% tra gli addetti e raggiunge il 97,3% tra coloro che si occupano degli aspetti organizzativi e amministrativi. 

76% IMPRENDITORI NON RITIENE NECESSARIA FORMAZIONE

Il 76,5% degli imprenditori non ritiene, infatti, necessaria una riqualificazione del proprio personale o un aggiornamento professionale, mostrando un certo grado di disincanto rispetto all'efficacia della formazione, ribadendo piuttosto l'importanza dell''imparare facendo'. “La strada per incoraggiare l'espansione del settore - ha detto Toma, che ha curato l'indagine - e per combattere i fenomeni di precarizzazione del lavoro e di frammentazione delle imprese passa invece dalla creazione di distretti e di poli formativi. Una strada - ha aggiunto - che la regione Lazio ha già intrapreso”. “L'indagine del Censis - ha spiegato Carini - rappresenta una base utile per un modello di conoscenza di elementi fissi e confrontabili del settore. Un modello che -ha annunciato- sicuramente replicheremo in altre regioni”.


13/07/2007
 
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