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Manpower, le occupate vogliono più carriera e responsabilità
Ha raggiunto presto l'indipendenza economica, sa conciliare al meglio le esigenze familiari con quelle professionali, non si sente discriminata, la metà non fa figli perché non li vuole, l'unica cosa che vorrebbe (per il 51,5%) è fare carriera quanto i colleghi maschi e più responsabilità (per il 24,3%). Ecco la fotografia al femminile dell'Italia che lavora, realizzata da Manpower Italia nel maggio 2007. L'inchiesta, che ha raccolto il punto di vista di un campione di 250 tra dirigenti, quadri, impiegate e operaie, dipinge una donna votata al lavoro, ma ancora poco riconosciuta nei posti di comando. E la maternità è un 'dettaglio' che riguarda, senza grosse lamentele, solo il 45% di queste macchine da guerra. Stefano Scabbio, presidente di Manpower Italia, parla dei dati come di “un segnale importante per la nostra economia, perché mostrano per la prima volta un Paese che sta cambiando”. “Un'Italia dove le donne stanno conquistando i riconoscimenti professionali che meritano - afferma Scabbio - dimostrando di essere elemento portante della forza lavoro nazionale. Manpower riconosce in questi dati i propri obiettivi e la propria realtà aziendale, dove le donne ricoprono più di un terzo delle cariche direttive e costituiscono l'81% delle risorse impiegate”.
PER OLTRE 74% DONNE NESSUNA DIFFICOLTA' A TROVARE PRIMO IMPIEGO
La fotografia al femminile dell'Italia che lavora, realizzata da Manpower, riserva molte sorprese e qualche contraddizione. La maggior parte delle donne intervistate ha tra i 25 e 44 anni, è assunta per l'89% dei casi con un contratto a tempo indeterminato e lavora per aziende medio-piccole (con più di 50 dipendenti), medio-grandi (con più di 250 dipendenti) e grandi, dislocate sull'intero territorio nazionale e suddivise nei servizi alla persona e alle imprese (44%), manifatturiero (24%), commercio (22,4%). Contrariamente ai luoghi comuni, le donne intervistate negano, nel 74,5% dei casi, di aver avuto difficoltà a trovare il primo impiego. Anzi, molte di loro hanno iniziato a lavorare molto giovani: il 40% ha raggiunto l'indipendenza economica tra i 18 e i 22 anni, il 35,6% tra i 23 e i 26. Desiderio di autonomia, indipendenza e capacità di gestione del proprio tempo emergono fortemente. Il 59% delle lavoratrici intervistate afferma che non vi sono discriminazioni legate al sesso nel proprio ambiente professionale. Il dato rappresenta in modo sostanzialmente uniforme il punto di vista delle lavoratrici del Nord, del Centro e del Sud, mentre emerge una leggera differenziazione sulla base degli inquadramenti professionali: il 51,4% dei dirigenti e il 57,5% dei quadri si sente discriminata, mentre solo il 31% delle impiegate e delle operaie lamenta un ambiente di lavoro poco equo.
LA VERA DISPARITA' E' NEI PERCORSI DI CARRIERA
Ma sono le difficoltà nell'avanzamento di carriera (secondo il 51,5% delle donne che si sentono discriminate) e una diversa attribuzione di responsabilità (24%) i principali ambiti di disparità rispetto ai colleghi uomini. Mentre la retribuzione, da sempre considerata il principale elemento discriminatorio nei confronti delle lavoratrici italiane, è indicata solo dal 13% delle intervistate. Non solo. Alla domanda diretta fatta a tutte le lavoratrici (non soltanto a quelle che lamentano un qualche tipo di discriminazione nell'ambiente di lavoro) circa eventuali differenze di salario, il 51% risponde di guadagnare la stessa cifra dei colleghi uomini. La maternità, poi, sembra essere un dettaglio. Tra le mamme-lavoratrici incontrate, vi è una forte spaccatura rispetto alle conseguenze che la maternità ha avuto sul proprio percorso professionale: il 50% dichiara che i figli non hanno inciso minimamente sulla carriera, mentre l'altra metà si divide tra chi ha avuto molte difficoltà (13,3%) e chi soltanto qualcuna (35,4%). Dal punto di vista della qualifica professionale, sono i quadri che lamentano i maggiori problemi (il 61%, a fronte del 27% delle mamme-dirigenti e del 47% delle mamme impiegate) e che si sentono meno tutelate: giunte alla maternità in un momento di ascesa professionale, quando i colleghi uomini possono dedicarsi alla carriera, al rientro molto spesso si sentono penalizzate e messe da parte.
26/07/2007
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