Isfol e Iard, piacciono ai giovani i corsi di formazione professionale

I giovani scelgono i percorsi di formazione professionale perché vogliono 'fare cose pratiche'. Risponde così, infatti, il 77% degli allievi in uscita dai corsi biennali e triennali di formazione professionale. Per il 71%, inoltre, un'altra motivazione fondamentale alla scelta è la voglia di 'fare il lavoro per cui il corso prepara’. Di pari passo le motivazioni 'mi piacevano gli argomenti' (70%) e 'volevo trovare subito lavoro' (57%). Insomma, chi sceglie un corso professionale mostra un forte orientamento vocazionale nelle decisioni in merito al proprio futuro lavorativo. E' quanto emerge dalla ricerca sulla domanda di istruzione e formazione in Italia, promossa e finanziata dall'Isfol e realizzata in collaborazione con l'Istituto Iard, presentata a Roma. La ricerca ha coinvolto, da una parte, 1.000 allievi dei corsi di formazione professionale (corsi di elettronica e meccanica, servizi alla persona, informatica, ristorazione, servizi all'impresa, al turismo e alla vendita), per sondare le loro opinioni e le loro aspettative. Dall'altra, l'indagine s'è rivolta a 2.000 studenti di terza media e rispettive famiglie, per chiedere loro che tipo di bagaglio informativo, di rappresentazioni e di atteggiamenti avessero nei confronti della formazione professionale. La ricerca evidenzia anche come scegliere un canale di formazione professionale di qualità fin dall'inizio sia di importanza cruciale in un'ottica di inclusione sociale e di prevenzione della dispersione formativa. Se infatti, si legge nella ricerca, le motivazioni 'vocazionali' sono preponderanti, è pur vero che una fetta non trascurabile di motivazioni e' di tipo 'strumentale' (per il 44% del campione le altre scuole 'durano troppi anni' e per il 48% degli intervistati i corsi 'sono più facili'), sono cioè legate alla possibilità di 'trovare subito un lavoro' e di scegliere un percorso 'alternativo' alla scuola.

 TREVISANATO, SI CONTIENE DISPERSIONE SCOLASTICA

“Una formazione professionale di qualità - concludono Isfol e Iard - costituisce quindi l'ingrediente fondamentale di un sistema formativo tarato sui molteplici stili cognitivi dei giovani, sui loro bisogni e sui loro interessi differenziati”. Come conferma anche il presidente dell'Isfol, Sergio Trevisanato. “Storicamente - dice - l'Isfol ha sempre effettuato studi finalizzati alla formazione professionale, visto che un pezzo della sua attività è collegato essenzialmente alla formazione iniziale. Grazie alla formazione professionale, si può in qualche modo contenere la situazione della dispersione scolastica e nelle regioni dove la formazione iniziale è più consolidata la dispersione ha registrato diminuzioni considerevoli”. Dunque, la formazione professionale come “strumento prezioso per contrastare la dispersione scolasticà', ricorda il direttore dell'Isfol, Giovanni Principe, aggiungendo che, proprio sulla dispersione scolastica, “l'Italia è più indietro rispetto agli obiettivi di Lisbona”. “La centralità del diritto all'istruzione, rimarca Principe, passa attraverso un'offerta formativa che sappia rispondere a un'utenza giovanile diversificata, connotata da quella pluralità eterogenea e irriducibile di bisogni e di situazioni socio-culturali che questa ricerca Isfol-Iard ha voluto fotografare.

MAGGIORANZA ALLIEVI OTTIMISTA SUL PROPRIO FUTURO LAVORATIVO

 Ma come vedono i giovani inseriti nella formazione professionale il proprio futuro? In generale, si può parlare di un certo ottimismo. Soltanto l'1% degli intervistati all'interno delle scuole di formazione professionale, infatti, pensa di non finire con successo il percorso formativo; appena il 2% crede che rimarrà disoccupato. E ancora: il 57% pensa che farà un lavoro coerente con il corso seguito e ben il 26% desidera continuare a formarsi. Risulta, invece, superficiale e 'decisamente scarsa’ la conoscenza del sistema di formazione professionale da parte degli studenti delle medie e delle relative madri. Un terzo degli studenti e un quarto delle loro madri non solo affermano di non sapere nulla del sistema formativo professionale, ma pure di non volerne sapere di più. Chi dimostra qualche tipo di conoscenza la percepisce come un percorso facile, che fornisce capacità pratiche utili al lavoro e che richiede meno impegno. “Dai risultati della ricerca - sottolinea Anna D'Arcangelo, dirigente Isfol per le Politiche ed offerte per la formazione iniziale e permanente - emerge la fotografia di un canale che si caratterizza, da una parte, come scelta di tipo professionale-vocazionale e, dall'altra, come sostegno finalizzato alla prevenzione della dispersione formativa. Il processo di apprendimento-insegnamento che ha alla base la pratica e l'esperienza (si pensi all'utilizzo di stage e laboratori) risponde non solo a una pluralità di bisogni e di interessi differenziati, ma anche a situazioni socio-culturali diversificate. Un canale di formazione professionale iniziale di qualità - conclude - rappresenta, quindi, uno strumento prezioso per supportare un'ampia ed eterogenea utenza lungo tutto l'arco della vita, in un'ottica di inclusione sociale”.


19/09/2007
 
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