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Direttori della fotografia, la ‘luce’ dei film
Un colore, un fermo immagine giusto, a volte possono raccontare una storia meglio di tante parole e dialoghi cinematografici. Nell’illuminare al meglio una scena, si può raccontare con le immagini quello che è il senso e il messaggio di un film. Una professione affascinante, quella dei direttori della fotografia, ma che nelle produzioni italiane non è certo facile esercitare. Prima di arrivare a far parte dei cast di film e fiction è necessaria infatti una lunga ‘gavetta’, come testimoniano alcuni dei più importanti professionisti del mondo cinematografico italiano del momento. “Io ho fatto tutto il tirocinio - racconta Marco Onorato, direttore della fotografia di successi cinematografici come ‘L’imbalsamatore’ e ‘Primo amore’, entrambi girati con il regista Matteo Garrone - da aiuto operatore volontario ad aiuto operatore e assistente di macchina. La mia carriera così è durata dieci anni come assistente operatore, dieci anni da operatore di macchina, e dal 1988 ho iniziato a fare la fotografia”.
Inserirsi in questo ambiente lavorativo richiede molta tenacia e preparazione, ma anche capacità di sperimentare in completa autonomia: “Consiglio ai giovani - spiega Luca Bigazzi, direttore della fotografia, tra l’altro, di ‘Romanzo criminale’ - di fare il più possibile esperienza e pratica, anche da soli, con le videocamere di basso costo che si trovano in tutti i negozi. Per fortuna il digitale - continua Bigazzi - ha ‘democratizzato’ questo lavoro: l’idea di potere fare delle immagini e di raccontare con quelle immagini non è più riservata a chi dispone di enormi capitali; quindi, degli ottimi esperimenti si possono fare da soli, o con gli amici che condividono la stessa passione”.
Fondamentale, poi, la passione per un mestiere che a volte può farti cambiare la vita: “Io ero un predestinato allo sport - racconta Fabio Zamarion, direttore della fotografia del successo di Veronesi ‘Che ne sarà di noi’ - perché giocavo con i giovanissimi della Lazio come portiere; sono stato fulminato dalle immagini di ‘Novecento Atto I’ e ho capito che quello era il mio percorso”.
La sola passione però non può bastare, è necessario anche altro: “Studiare, prepararsi, approfondire - sottolinea Fabio Zamarion - il più possibile le conoscenze durante la giovane età e questo significa conoscere la storia del cinema, la storia dell’arte, la sensitometria, la chimica. Ma anche imparare una lingua. Quindi studiare - insiste Zamarion - perché quando si è giovani, a 22-24 anni, non bisogna pensare che andare a lavorare è una maniera per sbrigarsi a fare bene la professione, perché poi arriva un momento in cui la professione stessa ti richiede delle conoscenze importanti per fare bene il tuo lavoro”.
Il problema degli aspiranti direttori della fotografia è che spesso non basta essere bravi e avere tenacia: “Al momento, nel nostro mondo - racconta Fabrizio Lucci, direttore della fotografia di fiction tv di successo come ‘Don Matteo’ e ‘Sacco e Vanzetti’- è in atto una grande ringiovanimento, con tanti giovani nelle troupe. Il fatto è che circa il 10% dei componenti proviene da scuole, mentre il 60% è entrato per conoscenze, per passaparola”.
Comunque, l’esperienza formativa delle scuole resta importante per chi vuole avvicinarsi con una certa preparazione a questa professione: “Io, da diplomato al Centro sperimentale, consiglio vivamente questa esperienza - spiega Fabio Zamarion - a chi vuole fare questo mestiere nel migliore dei modi. E’ l’unica scuola che ho fatto e comunque rimane necessaria, perché è importante che un giovane studi, si prepari. Al Centro ho incontrato professionisti straordinari - conclude - come Perpignani, Amelio, Lanci che mi hanno insegnato un sacco di cose che risono servite nel corso degli anni”.
Chi ne ha la possibilità può accrescere il suo curriculum con un soggiorno all’estero: “Lo ritengo necessario - spiega Fabio Zamarion - perché è molto importante capire come va la cinematografia all’estero: ecco perché è essenziale imparare una lingua. Incontro giovani di 22-23 anni che mi chiedono di lavorare con me e non conoscono l’inglese. Mi sembra una cosa allucinante nel 2007. Comunque, il soggiorno all’estero è fondamentale per chi ha la possibilità di farlo: chiaramente bisogna avere delle possibilità economiche per potersi permettere un soggiorno all’estero, e molto spesso ciò non accade”.
Ma un giovane che si affaccia a questo mestiere dove può trovare maggiore spazio, nelle produzioni cinematografiche o nelle ficition televisive? “Oggi come oggi - racconta Marco Onorato - il cinema è molto limitato: devi avere molta fortuna. La fiction televisiva dà molte possibilità, c’è molta richiesta di ragazzi. E quindi può essere oggi una grande palestra per chi si avvicina al mestiere, perché impari a lavorare in un certo modo, e dà la possibilità di sperimentare, senza tanti paletti” Anche dopo aver seguito un iter completo di preparazione e formazione resta comunque il problema della mancanza di un canale ufficiale che permetta l’inserimento nell’ambiente lavorativo.
Così, molti ragazzi si prestano al ‘volontariato’, lavorando cioè gratis per le produzione di film e fiction: “Spesso nelle troupe, al controllo video, negli ultimi anni - racconta Luca Bigazzi - ci sono sempre più volontari che non vengono pagati. Questa è una forma di precariato insopportabile, gravissima, visto che c’è gente che fa il controllo video per uno, due, tre film: anni di vita, senza venire pagati. Introduce - continua Bigazzi - da un lato un criterio di selezione di classe, visto che si può permette questo tipo di vita solo chi ha i genitori che possono pagare e, contemporaneamente, una forma di precariato ‘morale’ che non è assolutamente ammissibile” .
Uno strumento utile per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro in questo settore può essere proprio la Borsa Spettacolo. “Naturalmente la possibilità di inserire un curriculum - spiega ancora Fabrizio Lucci - è una cosa positiva, specie per chi non ha contatti in questo mondo”. E il curriculum oggi può essere fatto di tante cose: “Oggi è molto facile realizzare delle cose personalmente, che possono diventare curriculum: basta avere una mini dv e un computer e ti monti un film, un cortometraggio praticamente a zero spese. Fai tutto da te, il montaggio, le riprese e questo può servire come curriculum. E, se si ha la possibilità di mettere in rete quello che si è fatto, naturalmente questo contribuisce a darti più ‘vetrina’ e più possibilità di trovare qualche opportunità di lavoro”.
17/10/2007
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