Torino, sono 39 i tirocini già avviati per i beneficiari dell’indulto

Sono circa 40 i tirocini formativi avviati nella provincia di Torino nell'ambito del progetto 'Lavoro nell'inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell'indulto'. Aiuto cuoco, cameriere, facchinaggio, manovale, fattorino, addetto segreteria, carpentiere, aiuto meccanico, addetto alla consegna delle pizze, sono le mansioni svolte dai partecipanti al progetto presso cooperative e imprese del territorio, piccole e grandi. Quasi tutti sono uomini, di età compresa fra i 30 e i 60 anni, con una prevalenza fra gli over 50, e con un basso livello culturale e scarsa esperienza lavorativa in passato.

MAUGERI, RETE ATTORI MODELLO VINCENTE

“Attribuiamo una grandissima importanza a questa esperienza che stiamo facendo con la provincia di Torino, ma che ha anche una valenza sicuramente regionale”. Così Concetto Maugeri, responsabile per i servizi alle politiche per l'occupazione e per la promozione dello sviluppo locale della regione Piemonte, commenta il progetto 'Indulto'. “Abbiamo cercato di raccogliere - spiega - la domanda che veniva dall'evento indulto, provando a dare risposte sul versante delle politiche per il lavoro, per costruire una modalità comune, integrata di lavoro tra i vari soggetti coinvolti a livello territoriale, per costruire percorsi personalizzati di inserimento lavorativo. Per questo, abbiamo collegato le risorse messe a disposizione dal ministero attraverso il progetto Indulto ad altre disponibili sul territorio. In questo modo, oltre ai centri per l'impiego, sono stati coinvolti i servizi sociali, la cooperazione sociale e naturalmente le strutture dell'amministrazione penitenziaria che lavorano sui detenuti sia all'interno che all'esterno delle case circondariali”.

“E l'elemento importante, a Torino, è stato proprio - ribadisce Maugeri - quello di essere riusciti a trovare una risposta comune, una progettazione integrata che metta insieme diversi servizi e organizzazioni, curandone il coordinamento organico con la funzione indispensabile di regia svolta dalla provincia. Abbiamo elaborato una modalità di presa in carico delle persone e procedure standardizzate di base. Un'esperienza che ha dimostrato come, affinché progetti come questo abbiano successo, questo modo di operare, attraverso il collegamento in rete di tutti gli attori, sia indispensabile. Ed è importante - sottolinea - che sia recepito in tutto il territorio piemontese, ma anche a livello nazionale. Infatti, proporremo la discussione di questa esperienza al tavolo nazionale dell'indulto e anche in sede di Masterplan dei servizi del lavoro. In Piemonte, questa esperienza aiuterà a definire su questo target linee di indirizzo regionali per le politiche per il lavoro”.

CONDELLO, PROVINCIA PARTITA PER PRIMA E CON RISULTATI MIGLIORI

“La provincia di Torino è stata la prima operativamente a partire con il progetto 'Indulto' e ha anche avuto, ad oggi, il miglior risultato. Siamo partiti con una platea di circa 70 beneficiari, che potrebbe ampliarsi, dato che già 39 sono stati inseriti in tirocinio”. E' quanto afferma l'assessore al Lavoro della provincia di Torino, Cinzia Condello. “I beneficiari - spiega - sono stati pressi in carico attraverso il gruppo operativo locale, che raccoglie le candidature e poi cerca le imprese. Un settore che si è rivelato potenzialmente in grado di assorbire il bacino è quello delle cooperative sociali, che hanno anche il ruolo di fornire un know-how sui fabbisogni. Dunque, tutta una rete si è messa in movimento”.

Ma la provincia di Torino, per favorire il reinserimento dei beneficiari dell'indulto, si è mossa anche attraverso un altro progetto, realizzato in collaborazione con la Casa circondariale 'Lo Russo e Cotugno'. “E' stato creato uno sportello all'interno del carcere - ricorda l'assessore Condello - che raccoglie i dati dei detenuti interessati a un percorso di reinserimento quando usciranno dal carcere beneficiando dell'indulto. Si fa, quindi, in collaborazione con gli operatori dei centri per l'impiego, l'incrocio tra domanda e offerta, procedendo a colloqui mirati e a valutare la necessità di corsi di formazione. Il problema, infatti, è quello di individuare le persone - sottolinea - che vogliono inserirsi nel mercato del lavoro, per offrire loro una risposta accompagnandole in tutto il percorso di inclusione nella società. Questo sportello rappresenta una novità perché fa un lavoro di prevenzione e non di cura, offrendo una rete già creata al detenuto una volta fuoriuscito dal carcere”. Due progetti, dunque, conclude Condello, “che vanno verso la stessa direzione attraverso una serie di azioni e una rete finalizzata al reinserimento lavorativo”.

CONCLAVE, INTERVENTI IN UN'OTTICA DI AZIONE DI SISTEMA

“La valorizzazione del lavoro di rete in interventi di politica attiva, rivolta a soggetti con particolare difficoltà al reinserimento o primo inserimento nel mondo del lavoro, sono stati messi in evidenza da questo progetto”. Lo dichiara Mario Conclave, responsabile nazionale del progetto. “In un'ottica di 'personalizzazione degli interventi' - prosegue Conclave - come suggerisce anche l'Europa, la confluenza dei servizi/operatori pubblici-privati, che a vario titolo ruotano attorno alla persona, permettono di fornire risposte e opportunità non temporanee ma verificabili nel tempo”. Insomma, l'importante è guardare avanti. “Questo è l'obiettivo - conclude Conclave - che ci si pone al di là del progetto specifico: iniziare a pensare a interventi più complessi in tema di carcere-lavoro, in un'ottica di azione di sistema”.

OCCASIONE PER RITROVARE SE STESSI

Per qualcuno, il progetto è anche un'occasione per ritrovare se stessi. E' quello che è successo a una delle poche donne che hanno partecipato al progetto nella provincia di Torino. Ha 40 anni, con un anno di detenzione alle spalle, ma soprattutto un passato con problemi di alcolismo che si è riaffacciato dopo l'uscita dal carcere. Ed è stato proprio grazie all'opportunità di lavorare che questa donna ha trovato la volontà di disintossicarsi e di uscire completamente dal tunnel. Ora sta bene e sta ricomponendo la sua vita. Le piace il lavoro che, attraverso il progetto, ha trovato come aiuto cuoco in una cooperativa che opera per una mensa popolare, dove ha trovato una motivazione e dove non si vergogna del suo passato.

Sempre a Torino, si è ben inserito, con il lavoro, un altro quarantenne considerato 'problematico'. Dopo un passato trascorso quasi sempre in prigione, nella prima azienda che lo ha ospitato non si è trovato bene, ma al secondo tentativo, presso una cooperativa sociale nel campo dell'edilizia, ha trovato un buon gruppo di lavoro che lo ha accolto e si è ripreso. Un ruolo fondamentale, quello giocato dal contesto del lavoro, come spiega la tutor, Eralda Boyer: “La carta vincente è trovare il contesto compatibile con le caratteristiche delle singole persone: la compagnia giusta, qualcuno che li accetti per come sono e li aiuti nel cambiamento”.


07/11/2007
 
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