Rumoristi, un mestiere senza riconoscimento ufficiale

Voci fuori campo, il fruscio del vento, la brezza del mare, il fragore di un terremoto. Sono solo alcuni esempi dei suoni che si sentono durante la proiezione di un film, frutto del lavoro dei rumoristi. Un mestiere che, in tutta Italia, vede impegnati appena 60 professionisti, di cui 50 concentrati solo a Roma e 10 tra Milano e Torino. Una cifra irrisoria, che può essere eletta a simbolo di uno scontro generazionale tra new e old economy, una ‘guerra’ in cui i lavori di ultima generazione se la vedono contro quelli che vengono etichettati come ‘mestieri dimenticati’. Lavori artigianali, insomma, che poche persone ancora conoscono, vere e proprie arti che vengono tramandate di padre in figlio. Quella del rumorista, come ‘artigiano’ del suono, è dunque un’arte che si impara alla vecchia maniera, senza scuole né corsi, ma che può rappresentare un importante sbocco professionale per i giovani.

I rumoristi italiani, ritenuti tra i più bravi al mondo al pari dei doppiatori, non hanno però ancora un riconoscimento come categoria all’interno del mondo dello spettacolo, pur rappresentando un asse portante del post produzione audio di un film.

ANZELLOTTI, NON ESISTONO SCUOLE NE’ CORSI SPECIFICI

“La nostra professione - spiega a LABITALIA Massimo Anzellotti, da 30 anni creatore di ‘effetti sonori’ insieme al fratello Luciano e al figlio Massimo - non è riconosciuta. Certo, nei titoli di coda siamo menzionati, ma la cosa finisce lì. Questo succede però solo in Italia, in America invece alla categoria vengono addirittura riconosciuti dei premi. Non esistendo sulla carta, il mestiere del rumorista si impara ‘andando a bussare’ dai professionisti del settore, ma non sempre si ha la fortuna di ‘essere presi’. Non esistono scuole, né corsi specifici che possano insegnare a ‘creare i suoni’. L’unica possibilità è appunto cercare di imparare da chi esercita questo mestiere con anni di esperienza. Un altro limite - sottolinea Anzellotti - è dato dall’impossibilità di accedere ai servizi della Borsa Lavoro dello spettacolo. Per noi, infatti, è impossibile iscriverci non esistendo per legge, con conseguenze negative sia per aiutare i giovani a trovare lavoro sia per le produzioni a cercare gli operatori del settore”.

Tra le caratteristiche che un rumorista deve possedere, sicuramente c’è un gran senso del tempo e del ritmo. Un rumorista utilizza di tutto: ferro, carta, alluminio, palline da tennis, frutta, plastica, legno, polistirolo e tutto ciò cui la fantasia può fare appello. Ovviamente, più materiali si hanno a disposizione e più i rumori vengono ricreati con precisione e tempistica. A fianco del rumorista, c’è sempre il fonico, che effettua la ripresa sonora e controlla, durante la lavorazione, i livelli di registrazione. Durante la lavorazione in studio di un film, chi ricopre il ruolo di ‘creatore di effetti sonori aggiunti’ ha, dunque, l’incarico di ricostruire i rumori della scena, per creare, con le musiche e gli effetti speciali, la cosiddetta ‘colonna internazionale’.

Ad esempio, se una scena recitata in inglese prevede la classica rissa con pugni e schiaffi, in fase di missaggio verrà eliminato l’intero audio, il doppiatore si occuperà della parte dialogata, mentre il rumorista farà in modo di ricostruire tutti i rumori (colpi, schiaffi, calci, strattoni, cadute), per poterli poi ‘incollare’ all’immagine, rendendo viva la scena muta. In questo modo, si ricreano i rumori di passi, porte che sbattono, tazzine che cadono e fruscii, detti i ‘gestuali’. Solo in un secondo tempo, saranno inseriti il doppiaggio, gli effetti speciali e le musiche.


12/11/2007
 
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