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Costumisti, dalla sartoria all’Oscar l’eccellenza della scuola italiana
Una professione che unisce talento e gusto artistico alla passione per la moda. E’ quella del costumista, che nasce dall’amore per cinema e teatro e dal desiderio di vestire personaggi ed epoche storiche. Ma cosa c’è dietro le quinte di un mestiere che si apprende e si tramanda ancora nelle ‘botteghe’ e che conserva tutto l’incanto dell’artigianato tradizionale, senza trascurare l’impegno di studio letterario, artistico e musicale? Sono queste, infatti, le doti peculiari del costumista, cui servono, però, anche raffinate qualità psicologiche per il lavoro di squadra, nel rapporto con il regista, con il copione e con gli attori sulla scena. Abbiamo chiesto a quattro grandi professionisti del settore di svelarci i segreti del mestiere e la ricetta per avere un ‘buon curriculum’, magari da inserire nella Borsa Lavoro Spettacolo.
Gabriella Pescucci, Nicoletta Ercole, Carlo Poggioli ed Enrica Biscossi raccontano i loro esordi e come vivono questa professione. E rivelano che vi è una forte necessità di un maggiore riconoscimento professionale che avvantaggi anche i giovani. Carlo Poggioli, che attualmente sta lavorando a un film di Spike Lee, è arrivato a Roma “con la cartella di disegni sotto braccio ed è andato in giro per diverse sartorie chiedendo di lavorare”, mentre Nicoletta Ercole, sui grandi schermi nel 2007 con ‘Nero Bifamiliare’, ha portato avanti il desiderio di bambina di “poter essere colei che poteva vestire o ambientare quel film o quell’attore”. Come raccontano tutti, si comincia da una buona scuola e da tanto studio della storia dell’arte e del costume, ma il passo fondamentale è la sartoria.
La ‘bottega’ dei costumisti è il luogo da dove si cominciano ad apprendere le varie tecniche, dal taglio alla selezione del materiale, dalla tintura alla stoffa, dalla costruzione alla rifinitura.
“In sartoria si fa veramente tutto - spiega Enrica Biscossi, costumista della fiction ‘Guerra e Pace’, sul piccolo schermo in autunno - ed è lì che uno comincia a capire le proprie caratteristiche personali e dove si voglia specializzare”. Ad esempio, ricorda Biscossi, “si fanno la decorazione, le prove con gli attori, dunque, si eseguono tutti i passaggi iniziando dal disegno del bozzetto e dalla scelta della stoffa, ma può anche capitare di dover disegnare”. Insomma, “è un’esperienza totale, nella quale si possono passare anche anni”. Il premio Nobel con ‘L’età dell’innocenza’, Gabriella Pescucci, apprezza ancora molto il disegno, ma spiega che, alla base di tutto, ci deve essere una curiosità e uno stimolo personale che vadano oltre la preparazione e la pratica. Per i giovani, l’Italia rimane un centro di eccellenza nello studio, vantando centri come le Accademie delle Belle Arti, il Centro Sperimentale di Cinematografia e un proliferare di corsi per la formazione professionale.
“Si dovrebbero preferire scuole - consiglia Biscossi - dove insegnano grandi maestri e professionisti affermati, persone che hanno svolto questo mestiere per tutta la loro vita”. Ma spesso anche una buona preparazione non basta. Nicoletta Ercole sottolinea che, ad esempio, “si può essere bravi disegnatori, avere un senso della moda e del costume, ma occorre anche saper fare uno ‘spoglio’ (lettura veloce, ndr) del copione, saper parlare con il regista, comunicare con gli attori e, dunque, saper fare un lavoro di raffinata psicologia, con grande forza di volontà e senso di sacrificio”. Uno strumento come Borsa Lavoro Spettacolo è, per gli addetti del settore, “molto utile e necessario per creare contatti”, come spiega Poggioli, mentre Biscossi racconta che “su uno strumento come Internet ho selezionato cose importanti della vita e, dunque, l’iniziativa di Borsa Lavoro è molto utile perché crea un interscambio veloce”.
“Con questo tipo di strumenti - aggiunge - non si ha più l’attenuante del ‘non sapevo dove cercare’”. D’accordo anche Nicoletta Ercole, che ha iniziato proprio come volontaria ed è attiva nell’Associazione Italiana Scenografi, Costumisti e Arredatori, che, tra le altre cose, si propone di contribuire a stabilire un rapporto tra professionisti affermati e giovani e di rafforzare la difesa della categoria. “Borsa Lavoro però - avverte - andrebbe unita agli strumenti per restare nel mondo del lavoro”. In questo mestiere, racconta Pescucci, “dopo aver selezionato un collaboratore, si deve mettere in conto un periodo di volontariato, in cui si cerca di capire come funziona in pratica e se può andare bene con i ritmi di lavoro”. Anche Poggioli non nasconde le difficoltà del rapporto con i giovani: “Il problema nostro, infatti, è che i tempi per preparare un film sono talmente ridotti che c’è sempre più bisogno di gente con esperienza, e non rimane tanto tempo da dedicare a crescere i giovani”. Anche se, ammette, per il film di Spike Lee, si avvale di due ragazzi volontari che non hanno mai praticato il mestiere. Se dovessero selezionare un curriculum su Borsa Lavoro Spettacolo, considererebbero come requisito essenziale l’esperienza nella sartoria, ma anche il disegno e la conoscenza delle lingue.
“Adesso c’è l’abitudine di mettere sul curriculum qualsiasi esperienza - commenta Biscossi - anche l’aver partecipato a una produzione in qualità di ‘dodicesimo aiuto’. Il che non guasta, perché anche la sola presenza su un set rimane un’esperienza importante. Ma una cosa che darebbe veramente sicurezza è l’esperienza nelle sartorie. Certo, è una ‘zona d’ombra’, perché se messa sul curriculum fa meno colpo dell’affermazione di aver seguito ‘Gangs of New York’, magari da 25° aiuto che gestiva le comparse”.
16/11/2007
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