Consulenti lavoro, valore etica al centro Sesto Congresso nazionale

Una professione ‘etica’. E’ questo il messaggio lanciato dal sesto Congresso nazionale dei Consulenti del lavoro al quale ha partecipato anche il ministro del Lavoro e previdenza sociale, Cesare Damiano. “La nostra - ha detto il presidente del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, Marina Calderone - è una professione orientata al lavoro etico. I consulenti del lavoro non vivono di sommerso e di illegalità. Il congresso è un momento di riflessione dedicato a chi ha lavorato tanto sul territorio. Oggi è importante essere consulente del lavoro perché il nostro non è un mondo fatto di lavoratori subordinati, ma di scelte di essere un libero professionista, di esercitare una professione in crescita e che vede ben rappresentata la compagine femminile. Siamo impegnati - ha spiegato Calderone - a far crescere la categoria, a semplificare la burocrazia che non consideriamo perdita di guadagni, ma modernizzazione del Paese. Per la deflazione del contenzioso auspichiamo un ruolo conciliativo nell'ambito del processo del lavoro”.

Per il presidente dell’Enpacl, Ente nazionale di previdenza ed assistenza per i Consulenti del lavoro, Vincenzo Miceli, “è importante considerare l’aspetto previdenziale”. “Bisogna guardare alla pensione - ha detto - quando si è giovani. Per questo dobbiamo costruire una previdenza certa per tutta la categoria”.

“L’ente di previdenza - ha aggiunto Adalberto Bertucci, presidente del Consiglio provinciale dei consulenti del lavoro di Roma - ha sempre lavorato a favore delle giovani generazioni. Invece di avere file di precari in attesa di una stabilizzazione, infatti, ha giovani professionisti e praticanti che vogliono intraprendere questa professione con lo spirito di essere all’altezza”.

DAMIANO, CONSULENTI PONTE DI COLLEGAMENTO TRA IMPRESA E LAVORO

“I consulenti del lavoro sono un ponte di collegamento tra l’impresa e il mondo del lavoro”. Lo ha detto il ministro del Lavoro e previdenza sociale, Cesare Damiano, intervenendo ai lavori del Sesto Congresso nazionale dei Consulenti del lavoro. “C’è un punto in particolare che ci lega con i consulenti del Lavoro - ha affermato - quello di condividere il lavoro etico perchè sia noi sia i consulenti dobbiamo favorire la crescita competitiva delle imprese, ma non a scapito dei lavoratori e della sicurezza sul lavoro. Negli anni passati sapevamo che c’era una relazione diretta tra titolo di studio e lavoro che si andava a svolgere. Questo non per tornare indietro nel tempo, ma solo per riconquistare uno schema di certezza nel binomio giovani-lavoro. Adesso, invece, un giovane laureato prima di incontrare un lavoro soddisfacente deve aspettare almeno 5 anni, transitando nei lavori precari come i call center”.

I consulenti del Lavoro, per il ministro, devono essere i “detonatori” per l’applicazione delle norme e l’incontro con i consulenti “non è solo una bella frase, ma è un incontro legato alla qualità della categoria”.

TREU, DA CONSULENTI LAVORO IMPORTANTE CONTRIBUTO ETICO

“Ognuno - ha detto il presidente della commissione Lavoro del Senato, Tiziano Treu - ha il dovere di contribuire all’etica comune. La categoria dei consulenti del lavoro, professione dedicata a questo, può fare molto per consigliare bene e per aiutare a bilanciare l’etica dei diritti con quella dei doveri. Nel nostro Paese, spesso, la seconda è meno sviluppata e dobbiamo invece incoraggiarla, anche premiando il merito di chi si comporta bene. In Italia - ha aggiunto - non abbiamo solo la necessità di dare un lavoro a tutti, ma anche di darlo di qualità. Non possiamo competere coi Paesi dell’estremo Oriente sui costi del lavoro, ma sulla qualità dell’impegno, sul merito e sull’etica”.

PRESENTATA PROPOSTA SU AMMORTIZZATORI SOCIALI

Universalità, strumento unico, laboriosità, responsabilità individuale, sostenibilità e trasparenza. Sono i cardini su cui poggia la proposta in materia di ammortizzatori sociali, presentata dai consulenti del lavoro. La proposta è stata elaborata da una commissione coordinata da Antonio Vallebona, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Tor Vergata di Roma. Alla vigilia dell’avvio della riforma degli ammortizzatori sociali, prefigurata dal protocollo sul welfare firmato lo scorso 23 luglio, i consulenti hanno lanciato un messaggio: occorre riequilibrare le opportunità occupazionali per le persone, con il giusto mix delle politiche attive del lavoro (formazione, incentivi, agevolazione dell’incontro domanda-offerta) e delle politiche passive (indennità di disoccupazione, di mobilità, integrazione salariale ordinaria e straordinaria).

La strada indicata dai consulenti è quella di un ‘Patto di servizio’ che i disoccupati o gli inoccupati devono stipulare con i servizi per l’impiego e i soggetti privati abilitati, come la Fondazione Consulenti del lavoro, che dovranno offrire al lavoratore una garanzia di effettivo inserimento nel proprio ambito territoriale, con l’uso o la riconversione della professionalità. Inoltre, è necessario uno ‘strumento unico’ di sostegno al reddito, più equo e più semplice da gestire.

“Non è più tollerabile - ha detto Enzo De Fusco, consulente del lavoro – l’attuale situazione in cui lo Stato destina a sostegno del reddito dei disoccupati una quota di Pil, pari alla metà della media Ue e una quota di spesa sociale pari a un quarto della media Ue”.

Al congresso è intervenuta anche Rosa Rinaldi, sottosegretario al Lavoro. “La riforma degli ammortizzatori sociali - ha detto - deve produrre uno ‘strumento contemporaneo’, perché in 20 anni la società e le aziende sono cambiate. E’ giusto aver inserito nel protocollo sul welfare la riforma, perchè occorre un sistema universale, che parta dal principio di solidarietà e consideri le disuguaglianze sul lavoro, a partire da quelle che investono le donne”.

Maurizio Sacconi, senatore di Forza Italia, ha invitato a “fare attenzione a non creare altri lsu”, sottolineando l’importanza dei termini del sussidio, mentre Natale Forlani, amministratore delegato di Italia Lavoro (agenzia tecnica del ministero del Lavoro), ha sottolineato la complessità della materia.

“Siamo alla terza delega sugli ammortizzatori sociali - ha ricordato Forlani - ed è importante ribadire i principi generali su cui deve poggiare il sistema di protezione sociale. Il primo è la scelta di uscire da un sistema di sostegno al reddito di natura corporativa (in Italia gli interventi in materia sono 34 più quelli delle regioni). Si tratta di fatto di una politica assistenziale. Il secondo è capire che il sistema non è in grado di mobilitare politiche attive. Bisogna, infatti, mettere gli attori in grado agire sull’asse ‘domanda-offerta-incentivi’”.

Marigia Maulucci, segretaria confederale della Cgil, ha commentato che “siamo in una fase di transito tra vari modi di essere e di vivere il rapporto con il lavoro”. “Finora abbiamo avuto - ha detto Maulucci - strumenti di tutela legati all'esercizio del lavoro; ora, invece, ci vogliono anche strumenti legati al percorso di tutela dei diritti di cittadinanza. Ma - ha concluso - da questo punto di vista il nostro Paese è condizionato dalle chiusure corporative”.

“Vogliamo avere rapporti costanti con il ministero del Lavoro e il Parlamento - ha concluso Marina Calderone, presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei Consulenti del lavoro - perchè i 22mila consulenti che io rappresento hanno conoscenza, valori etici e vogliono collaborare alla crescita del Paese”.

22MILA GLI ISCRITTI ALL’ALBO

Tra il 2003 e il 2007 il numero degli iscritti all’albo dei consulenti del lavoro è aumentato dell’11%, passando dai circa 19.500 a 22.000 unità. Sono alcuni dei dati Censis resi noti nel corso del Congresso nazionale della categoria. Il Sud e le isole incidono per il 37,2% del totale degli iscritti e registrano una crescita, nel biennio considerato, del 18,7%. Gli stessi dati per il Nordovest si attestano a 20,4% e +4,8%, per il Nordest a 16,7% e +6,3% e per il Centro a 25,8% e +9%.

La presenza femminile è pari al 40,8%. Sotto il profilo anagrafico, il consulente del lavoro è ‘maturo’. La gran parte degli iscritti, infatti, ha un’età compresa tra i 40 e i 64 anni (61,1%), i giovani consulenti del lavoro incidono per il 29,7% mentre gli over 65 rappresentano il 9,1% del totale. Il 39,5% dei laureati meridionali del 2001, che a tre anni dalla laurea si dichiara occupato (13.666 su 34.585), lavora nel Centronord.


30/11/2007
 
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