Tivoli, conoscere culture diverse per evitare pregiudizi

Volti di donne e bambini segnati dalla sofferenza, ritratti in situazioni che fanno rivivere angosce, speranze e nostalgie vissute dai nostri padri. Immagini che raccontano la storia di quello che è stato un fenomeno di massa, che ha coinvolto circa 27 milioni di italiani tra la fine dell’’800 e la prima metà del ‘900, e che è diventato ormai strutturale nella società contemporanea. Vecchia e nuova immigrazione sono illustrate e messe a confronto nella mostra fotografica ‘migrAzioni - Un sogno lungo un secolo’, organizzata a Tivoli, presso il Teatrino comunale di via del Collegio, intitolata ‘migrAzioni - Un sogno lungo un secolo’ e già realizzata nell’ambito del progetto 'Pane e denti (possibilità e strumenti)’, all’interno dell'iniziativa comunitaria Equal II Fase, che ha come obiettivo principale la lotta alle discriminazioni e disuguaglianze nel mercato del lavoro. A Tivoli, la mostra è stata organizzata nell’ambito della terza edizione della ‘Festa dei popoli e delle culture’ incentrata, quest’anno, sullo scambio culturale tra le comunita' di Tivoli e quella rumena di Focsani.

L’evento è patrocinato dalla provincia di Roma e dal comune di Tivoli e organizzato dall’associazione laica di volontariato ‘Casa dei Diritti Sociali Focus’ e l’associazione di rumeni ‘Tricolorul’. Durante l’esposizione (ore 10-13 e 17-20), verranno anche proiettati i cortometraggi del documentarista Anselmo De Filippis. “L’iniziativa - ha detto Claudio Cecchini, assessore alle Politiche sociali del comune di Roma - è importante perchè avvicina gli italiani alla comunità rumena. Non dimentichiamo che il comune di Tivoli registra una forte presenza di rumeni contraddistinti da un'integrazione professionale e culturale. La manifestazione è, inoltre, utile perchè è necessario far conoscere meglio le rispettive culture significa evitare pregiudizi e incomprensioni. Per questo la provincia ha scelto di patrocinare l’evento”.

TOGNAZZI, ACCORCIARE DISTANZE TRA DUE ETNIE

“Lo scambio culturale tra le comunità di Tivoli e Focsani con la mostra fotografica ‘migrAzioni - Un sogno lungo un secolo’ - spiega l’assessore comunale di Tivoli ai Servizi sociali, Jacopo Tognazzi - rientrano nello spirito che ha animato la progettazione e la realizzazione delle politiche di welfare territoriale a servizio degli immigrati presenti sul territorio e nel nostro distretto socio sanitario. L’amministrazione comunale ha costruito relazioni di scambio culturale e di solidarietà internazionale con le comunità di provenienza e tra queste appunto la città di Focsani, capoluogo della Vrancea. E’ nata così l’esigenza di valutare percorsi che accorciassero le distanze tra le due etnie anche perchè, nonostante i recenti fatti di cronaca nera, la sicurezza si costruisce attraverso il riconoscimento reciproco”.

“A testimonianza del clima di assoluta integrazione dei rumeni - aggiunge l’assessore Tognazzi- sabato scorso abbiamo festeggiato la Festa nazionale della Repubblica di Romania dove si è esibito il gruppo ‘Tara Vrancei’. Un momento di spettacolo che ha unito ancora di più gli oltre 3.000 cittadini provenienti dalla Romania con i residenti italiani”.

ZARBO, OCCASIONE PER CONOSCERE REALTA’ SOCIALE ED ECONOMICA

“Un’occasione per conoscere la realtà sociale ed economica dei rumeni che a Tivoli rappresentano la più' alta percentuale di immigrati presenti”. Così Giuseppe Zorbo, coordinatore dei progetti immigrazione dell’associazione laica di volontariato ‘Casa dei Diritti Sociali Focus’ illustra il senso dell’iniziativa organizzata dal comune. “Con la ‘Festa dei popoli e delle culture’ - afferma - abbiamo approfondito una conoscenza reciproca, italiani-rumeni, per accorciare le distanze culturali. Con la presenza di una delegazione composta dai rappresentanti del mondo imprenditoriale della città di Focsani, l’amministrazione di Tivoli ha offerto agli imprenditori italiani e ai loro rappresentanti di categoria, un’occasione di approfondimento sulle opportunità di investimento economico rappresentate dall’entrata nell’Unione europea della Repubblica di Romania, nei termini anche delle necessarie sinergie da sviluppare tra le pubbliche amministrazioni”.

“Sono tre - ricorda Zorbo - i tavoli di lavoro organizzati per approfondire lo scambio culturale con la comunità rumena. Accanto a quello istituzionale allargato agli sportelli di servizio, sono stati avviati quello delle associazioni culturali e di volontariato sociale e quello delle associazioni economiche ed imprenditoriali”.

NELLE IMMAGINI ANCHE LE STORIE DI CHI CE L'HA FATTA

Progetto e mostra sono dedicati agli immigrati, con lo specifico obiettivo di rimuovere le distorsioni culturali e sociali che ancora accompagnano i fenomeni migratori. Le immagini di ‘migrAzioni’ raccontano, infatti, angosce e speranze vissute prima dai nostri padri e ora dalle popolazioni africane e asiatiche, alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita. Le foto, provenienti dalla Fondazione Paolo Cresci (fotografo e studioso dell’emigrazione che in 25 anni ha raccolto 11.000 tra immagini, documenti e lettere) di Lucca e dalla Fondazione Napoli Novantanove (che ha creato a Camigliatello ‘La Nave della Sila’, museo che narra l’epopea migratoria degli italiani), raccontano anche storie positive, di chi ce l'ha fatta.

Come quella delle sarte rom che hanno tessuto preziosi ricami e sfilato per Romeo Gigli o quella di Mohiuddin Mohd, immigrato dal Bangladesh passato per l’inferno dell’ex pastificio Pantanella (negli anni ‘90 fatiscente ricovero per gli stranieri in arrivo nella capitale), che ha avviato una carriera da imprenditore, aprendo ristoranti e pizzerie.

27 MLN ITALIANI SONO EMIGRATI FRA FINE ‘800 E INIZIO ‘900

Grazie a foto e materiali d’epoca, la mostra ripropone un percorso a ritroso nella nostra storia, quando anche gli italiani sono stati migranti. Oltre 27 milioni di connazionali hanno, infatti, cercato fortuna oltreoceano fra la fine dell’’800 e l’inizio del ‘900. Nelle immagini rivivono le angosce, le speranze, le insanabili nostalgie, i drammi pubblici e privati di milioni di persone costrette all’espatrio. Storie spesso laceranti, che hanno colpito una famiglia su due fino a pochi decenni fa e che hanno interessato tutte le regioni, in particolare Veneto e Calabria.

Eppure, da quei viaggi della speranza, ieri come oggi, sono nati ‘ponti’ tra culture diverse e, da questi, nuove identità che sono alla base della società multietnica. Nel percorso iconografico di 'migrAzioni', le storie dei migranti italiani di inizio secolo si intrecciano con le storie dei migranti del terzo millennio, raccontate dall’occhio di Stefano Montesi, fotografo romano impegnato nel sociale e collaboratore della Caritas.

IMMAGINI DI 25 ANNI DI VITA DEGLI STRANIERI IN ITALIA

Nelle 40 opere di Montesi presenti in mostra, scatti immediati, diretti, quotidiani ci restituiscono elementi e significati originali di almeno 25 anni di vita degli stranieri immigrati in Italia. Dalla baraccopoli del Quarticciolo del 1982, dove la comunità islamica cercava di tenere viva la propria identità (c’era anche il muezzin che invitava alla preghiera), allo sgombero dell’ex pastificio Pantanella negli anni ‘90. E ancora, negli anni Duemila, i cinesi al lavoro a Firenze, il ritratto di Lwal, cristiano del Sudan scappato dal suo Paese in guerra, gli sguardi oltre la rete del centro di permanenza temporanea di Ponte Galeria.

Dietro alle foto, un messaggio forte: una società realmente inclusiva non può accettare che la migrazione sia un destino. Piuttosto, deve essere un processo nel quale si intrecciano vari aspetti: le vite delle persone, l’identificazione con i luoghi, la scuola dei bambini, la ricostruzione delle culture. Insomma, in una parola, il dialogo.


03/12/2007
 
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