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Lazio, indagine sui minori stranieri non accompagnati
‘Save the Children Italia’ ha approfondito le condizioni di lavoro dei minori migranti a Roma attraverso una ricerca basata sul diretto coinvolgimento di un gruppo di minori migranti lavoratori che hanno condotto l’indagine in prima persona, ascoltando altri ragazzi. I ragazzi intervistati provengono da paesi diversi e presentano dei percorsi migratori variegati. Alcuni sono arrivati in Italia da pochi mesi, altri da anni, mentre pochi sono quelli nati nel nostro paese. La maggior parte dei minori intervistati nella capitale provengono da famiglie monoparentali o ‘spezzate’, in cui cioè alcuni membri vivono ancora nel paese d’origine. Ad essi si aggiungono i minori stranieri non accompagnati, che vivono in case famiglie, con amici o direttamente presso il datore di lavoro. I minori intervistati hanno dai 12 ai 18 anni, con una prevalenza di sedici-diciassettenni.
La scelta di ricostruire anche le esperienze pregresse dei minori intervistati, ha consentito di individuare minori che hanno iniziato a lavorare prima dei 15 anni. In particolare, nella fascia d’età che va dagli 8 ai 13 anni, si tratta per la maggior parte di bambini rumeni, mentre tra i quattordicenni troviamo anche indiani, bengalesi e ucraini. Dalle testimonianze dei minori stranieri non emerge una tipologia unica di lavoro, ma le più svariate che, anche quando si inseriscono all’interno di un mercato formale, il più delle volte vengono svolte irregolarmente. I principali settori sono la ristorazione, l’edilizia, l’agricoltura, l’assistenza domiciliare e i servizi. Alcuni dei minori intervistati chiedono l’elemosina o rubano, e, in alcuni casi, considerano tali attività come un vero e proprio lavoro.
Altra peculiarità scaturita dalla ricerca di ‘Save the Children’, è il fatto che i minori intervistati non abbiano piena consapevolezza dei propri diritti in ambito lavorativo. I ragazzi hanno ravvisato situazioni di sfruttamento quando si lavora troppo o ancora quando vengono costretti a lavorare con percosse fisiche, ma soprattutto quando la retribuzione è inadeguata al lavoro svolto e al numero delle ore lavorate. Tra i minori migranti intervistati dai ricercatori di ‘Save the Children’, da un lato c’è chi non è mai andato a scuola in Italia o chi l’ha interrotta, che sommati corrispondono a più della metà, e dall’altro chi invece frequenta regolarmente conciliando scuola e lavoro. Nella maggior parte dei casi, i ragazzi comunque concludono i percorsi scolastici con la licenza media.
07/01/2008
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