Gozi, in 2008 dialogo interculturale parta da scuola e lavoro

“Il 2008, ‘Anno europeo del dialogo interculturale’, è importante, perché attira l’attenzione dell’opinione pubblica sull’integrazione, ma non deve rimanere solo una questione simbolica, a partire dalla scuola”. Così Sandro Gozi, presidente del Comitato bicamerale Schengen, Immigrazione ed Europol e parlamentare del Partito democratico, commenta con LABITALIA i principi ispiratori dell’iniziativa promossa dalla Commissione europea. “Il dialogo interculturale -spiega - deve essere visto non come obiettivo, ma come principio ispiratore delle azioni da attuare a livello esterno, curando i rapporti con i Paesi vicini, e interno, affrontando il fenomeno migratorio”.

“Tuttavia, in Italia, non c’è ancora una risposta adeguata - avverte - all’esigenza di integrazione a livello scolastico. Esiste un approccio basato unicamente sulla buona volontà degli insegnanti che, però, a volte sfocia in alcune situazioni ‘esagerate’, che invece di promuovere il rispetto per le altre culture ne generano il rigetto. Mi riferisco, ad esempio, alla decisione - ricorda Gozi - di non fare il presepe in alcune scuole per rispettare le altre religioni. Niente di più sbagliato, visto che, nel nostro Paese, vivono le seconde generazioni di immigrati perfettamente integrati, che non hanno certo bisogno di politiche diversificate proprio a partire dalla scuola”.

“Ma un altro problema da affrontare - osserva - sarà il passaggio dalla scuola al mercato del lavoro. Non possiamo fare gli stessi errori della Francia e della Gran Bretagna. Nel primo caso, i ragazzi, una volta usciti da un sistema scolastico in cui avevano appreso i principi repubblicani di libertà, uguaglianza e fratellanza, si sono scontrati con la dura realtà di un mercato del lavoro dove, invece, esistono ancora molti pregiudizi. Nello stesso tempo, l’Italia deve evitare la finta integrazione attuata dal modello britannico, dove l’immigrato viene tollerato finché rispetta la soglia dei diritti altrui. Il vero dialogo interculturale, invece, va promosso per una concreta vita italiana integrata nella scuola come nel lavoro”.

FALLITA BOSSI-FINI, NECESSARIO FORMARE MANO D’OPERA IN PAESI ORIGINE

Per il presidente del Comitato bicamerale Schengen, Immigrazione ed Europol, Sandro Gozi, un aspetto importante dell’Anno del dialogo interculturale, strettamente collegato alla scuola, è dunque l’integrazione nel mercato del lavoro. “Dobbiamo facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro - sostiene - anche se la Bossi-Fini è stata un fallimento. Mentre le imprese continuano a chiederci di selezionare le eventuali persone da assumere in Italia, la rigidità della legge ci impedisce di farlo. Dobbiamo intensificare i rapporti di cooperazione con i paesi di origine, preparando a livello formativo i lavoratori che poi verranno in Italia, organizzando così corsi ad hoc per le esigenze delle nostre aziende. In questo modo, arriverà una manodopera già preparata e pronta per essere utilizzata”.

“Per rendere più effettivo un dialogo interculturale - afferma Gozi - è anche necessaria una modifica alla legge sulla cittadinanza italiana, inserendo un contratto di integrazione in cui l’immigrato accetta di perseguire un percorso a partire dalla verifica delle competenze linguistiche e delle conoscenze basilari della storia e della Costituzione del nostro Paese, rispettandone i principi. In questo contesto - aggiunge - si inserisce la questione delle donne, soprattutto quelle musulmane ancora dipendenti dal marito e discriminate a livello culturale e sociale. Proprio per rendere la condizione della donna indipendente dallo status del marito, ho presentato un emendamento all’articolo 18 della Bossi-Fini”.

“In Europa - puntualizza - si deve decidere di utilizzare al meglio gli strumenti di integrazione che già esistono, a partire dalla ‘Fondazione euro-mediterranea Anna Lindh per il dialogo tra le culture’. L’organizzazione, che promuove il dialogo tra le culture attraverso la cooperazione tra le organizzazioni della società civile nei settori dell’istruzione, della cultura, delle scienze e della comunicazione, può e deve essere un valido strumento di lavoro, a patto però che venga usato”.


08/01/2008
 
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