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Truccatore dello spettacolo, un mestiere difficile di passione e umiltà
Con il trucco invecchiano o ringiovaniscono gli attori del cinema o del teatro, coprono le imperfezioni delle modelle o dei personaggi televisivi o ne esaltano i tratti del viso. Sono i truccatori, una categoria di professionisti che trova applicazioni tanto varie quanto vari sono i settori dello spettacolo. Diversi gli ambiti, infatti, e diverse sono le tecniche e gli strumenti che i truccatori usano per cambiare, trasformare, abbellire o imbruttire, fino a rendere, nel caso del cinema, irriconoscibili gli attori. Molti sono i giovani che si accostano a questa professione, ma non sono molti quelli che riescono ad arrivare ad altissimi livelli. Un mondo, quello dei truccatori, di difficile approdo soprattutto per la lunga, inevitabile gavetta che inizia subito dopo la fine dei corsi. Molti poi dei corsi di formazione per truccatori ed estetisti, moltiplicatisi negli anni, si rivelano di dubbia utilità offrendo molte speranze e ben pochi sbocchi reali.
“Questo - racconta a LABITALIA Laura Rinaldi, truccatrice di Natasha Stefanenko - è un mestiere che richiede tanta passione e non solo. Serve professionalità ovviamente, ma devi anche essere bravo a mantenere i contatti con le agenzie e con le persone con le quali lavori. Solo in questo modo puoi lavorare in modo continuativo e soddisfacente. In questo settore - continua - ci sono molte fregature e per un giovane alle prime armi non è semplice. Esistono scuole e corsi a pagamento dispendiosi e inutili, che non sono in grado di dare le giuste basi teoriche all’aspirante truccatore. Ma ne esistono anche di veramente valide: una per tutte, la Bcm, Beauty Center of Milan. Le scuole e i corsi da soli non bastano alla formazione del professionista: danno le basi teoriche, ma tutto ciò che impari a scuola deve essere messo in pratica e rielaborato lavorando. Il bagaglio di conoscenza di un truccatore è dato in parte dall’adattare la teoria alle diverse situazioni lavorative. Inoltre, bisogna avere una buona conoscenza dei prodotti e delle materie con le quali si lavora per sapere quelle più indicate. Questa si ottiene solo facendo tanta pratica e con il confronto. Infatti, per crescere professionalmente, oltre a una spiccata ‘sensibilità artistica’ e a una determinata manualità serve rapportarsi con colleghi e soprattutto con persone più esperte. C’è sempre qualcosa da imparare, il confronto è crescita. Ognuno ha un proprio modo di lavorare e due diversi procedimenti possono portare comunque a un ottimo risultato”.
Situazione simile per Romeo Gorla, truccatore del cinema che ha lavorato, tra i tanti, con Leo Gullotta, e segretario nazionale dell’A.n.t.e.p. (Associazione nazionale truccatori estetica professionale e spettacolo). Gorla denuncia la poca voglia di sacrificio dei giovani dovuta al ruolo negativo delle regioni nella formazione professionale: “In Italia - dice - non ha voglia di lavorare nessuno. Noi abbiamo 8 siti Internet, in cui abbiamo uno spazio dedicato all’invio di curriculum da parte di persone interessate. Ebbene, non ne riceviamo quasi mai. I giovani oggi partecipano in massa ai corsi promossi dalle regioni e si sentono per questo dei grandi truccatori. Questi corsi non servono a niente, spesso gli insegnanti non sono mai stati su un set cinematografico e i ragazzi escono esaltati e senza la minima idea di che lavoro massacrante sia”.
“Inoltre - denuncia Gorla - alle regioni è stata data anche la possibilità di legiferare in materia facendo sì che i corsi di una regione, molte volte, non siano nemmeno riconosciuti in altre. E da parte sua lo stato non fa di più. La figura professionale del truccatore dello spettacolo è considerata dall’Inail come affine del barbiere. Quello che manca davvero - aggiunge - è lo spirito di sacrificio, l’umiltà e la voglia di fare esperienza, anche sacrificandosi un po’ per qualche tempo. È vero che è un percorso difficile e tortuoso ma con la voglia di fare bene si può arrivare a livelli altissimi sia nel campo cinematografico che in quello televisivo dove spesso mancano professionisti seri ed entusiasmati”.
Anche Daniela Argiolas, truccatrice che collabora con la rete televisiva ‘Yes tv’ e docente Cidesco Italia, punta il dito contro la mancanza di regole non solo a tutela della categoria ma anche a tutela dei giovani che vogliono accostarsi alla professione: “Ad oggi - spiega - in Italia i ‘truccatori professionali’ non costituiscono una categoria regolamentata, per cui anche la formazione e il collocamento nel mondo del lavoro non seguono un iter preciso. Per imparare il mestiere ci si deve rivolgere a scuole private che, dopo corsi di svariato genere e durata, introducono gli elementi validi nel mondo del lavoro. L'offerta in questo senso è molto vasta per cui è consigliabile scegliere realtà operative che, oltre a occuparsi di formazione, hanno al loro attivo esperienze professionali documentabili nel mondo del lavoro”.
Anche Daniela insiste sulla “determinazione personale” dei giovani che vogliono imparare il mestiere, “perché - continua - il lavoro del truccatore è un lavoro difficile, che si sviluppa in ambienti difficili”. “Precisione, affidabilità, una buon bagaglio di cultura generale e ovviamente senso innato del ‘bello’” non possono mancare tra i tratti più caratteristici che un futuro truccatore deve avere. “Io consiglio ai ragazzi di coltivare la passione, che è l'anima di questa professione, ma nello stesso tempo - aggiunge - avere tanta voglia di studiare e l'umiltà, cosa oggi rarissima, di voler apprendere per accrescere sempre le proprie conoscenze”.
Il segretario nazionale dell’A.n.t.e.p., Gorla, fa anche un elenco di dati statistici e di curiosità legati al mondo dei truccatori dello spettacolo e non. Sono 37.000 (53% donne, 47% uomini) i truccatori dello spettacolo in Italia, mentre i truccatori ‘di bellezza’ stimati ammontano a 270.000 (80% donne, 20% uomini). Non esiste un trucco di bellezza ‘più costoso’, ma il prezzo varia in base a chi realizza il trucco, alla sua bravura e alla sua fama. Nel trucco dello spettacolo, il ‘muppets’ più costoso della storia è ‘E.T.’, realizzato da Carlo Rambaldi, con oltre 1 miliardo di lire impiegati per la realizzazione dei bozzetti, delle sculture, degli stampi e dei prototipi. Per quanto riguarda gli uomini dello spettacolo, il numero di quelli che si truccano è in costante ascesa toccando la punta del 57% nel 2006.
A livello nazionale, il maggiore consumatore di prodotti da trucco in Europa è la Germania, mentre la Francia e l'Inghilterra occupano gli ultimi posti, mentre il maggior consumatore di matite nere per occhi è l'Italia seguita a ruota dalla Spagna; ultima in assoluto sul consumo delle matite nere è la Francia.
22/01/2008
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