Da Parlamento europeo appello contro fuga cervelli

Bloccare la fuga dei cervelli dall’Europa, destinando più fondi alla ricerca e in particolare almeno il 3% del Pil. Ma anche promuovendo una maggiore mobilità dei ricercatori, il miglioramento delle infrastrutture e il coordinamento tra le varie iniziative a livello europeo. Senza dimenticare l’istituzione di un brevetto comunitario che stimoli la ricerca nel settore privato. E’ l’appello lanciato dal Parlamento europeo, nella relazione dell’eurodeputato italiano Umberto Guidoni (Gue/Ngl), approvata con 502 voti favorevoli, 18 contrari e 6 astensioni. Strasburgo deplora, anzitutto, che il finanziamento della ricerca e sviluppo (R&S) nella Ue “è ancora molto lungi dall'obiettivo di Lisbona, pari al 3% del Pil”. Infatti, la spesa media Ue “è di appena l'1,84% del Pil, rispetto al 2,68% negli Usa e al 3,18% in Giappone”, e varia dallo 0,39% della Romania al 3,86% della Svezia. Si sottolinea, quindi, l'importanza di incrementare la spesa, focalizzando meglio la ricerca diversificata e gli sforzi di sviluppo in tutta l'Unione, in particolare allo scopo di facilitare la transizione verso l'economia digitale. Ma è anche essenziale, per il Parlamento europeo, creare un mercato unico del lavoro per i ricercatori e, quindi, “impedire ulteriori deflussi di ricercatori europei competenti”. Per questo, si chiede l'adozione di idonee misure per trattenere e far rientrare i ricercatori nella Ue, “in particolare assicurando ampie prospettive di carriera e condizioni di lavoro attraenti”.

Nell'appoggiare vivamente la Carta europea dei ricercatori e il Codice di condotta per la loro selezione, si sottolinea la necessità di definire e introdurre un unico modello europeo di carriera nell'ambito della ricerca e di instaurare un sistema integrato di informazione sulle offerte di posti di lavoro e sui contratti di formazione in materia di ricerca in Europa. Gli eurodeputati si dicono, inoltre, favorevoli all'aumento della mobilità geografica dei ricercatori, “allo scopo di realizzare la condivisione delle conoscenze e promuovere il trasferimento di tecnologia”. A tal fine, chiedono di arricchire i programmi post-laurea e di dottorato e di considerare il lancio di borse e di programmi di formazione post-dottorato basandosi su ‘Erasmus’. Sollecitano, poi, l'eliminazione di tutte le restrizioni transitorie alla libera circolazione e delle barriere nazionali, “come uno scarso riconoscimento e portabilità dei diritti sociali acquisiti, svantaggi fiscali e difficoltà nel trasferire le famiglie”. E propongono di ricorrere a un sistema di buoni in materia di ricerca, che assicuri risorse finanziarie supplementari. E’ necessario, infatti, sostenere i giovani ricercatori, in modo da garantire che continuino a ricevere borse di studio quando cambiano sede di lavoro all'interno della Ue, ma anche agevolare l’ingresso nella Ue dei ricercatori dei paesi terzi.

 Il Parlamento si compiace, inoltre, dei progressi compiuti grazie all'adozione della ‘roadmap’ per il Foro strategico europeo per le infrastrutture di ricerca (Fseir), ma ritiene che occorre prevedere anche l'inserimento di nuovi strumenti attualmente sviluppati dagli Stati membri. Vanno anche agevolati la creazione e il funzionamento di grandi organizzazioni e infrastrutture comunitarie di ricerca. Gli eurodeputati invitano poi la Commissione europea a stabilire un Forum europeo con la missione di identificare, sviluppare e sostenere le principali iniziative di ricerca paneuropee, come pure un sistema comune di revisione scientifica e tecnica per sfruttare meglio i risultati dei programmi europei. Gli eurodeputati si dicono, infine, convinti che l'incertezza giuridica e i costi eccessivi attualmente imposti nell'ambito dei diritti di proprietà intellettuale “contribuiscano alla frammentazione degli sforzi di ricerca in Europa”. E richiamano l’attenzione sull'importanza di istituire un brevetto comunitario nonché un sistema giudiziario per i brevetti europei di alta qualità, che fornisca migliori incentivi per il coinvolgimento delle imprese private nella ricerca e rafforzi la posizione degli innovatori europei a livello internazionale.


01/02/2008
 
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