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Cagliari, reinserimento indultati un progetto da replicare
“Un’esperienza positiva, da replicare’. Così Maria Carla Floris, assessore agli Affari generali, personale, Ced e servizi per il lavoro della provincia di Cagliari, definisce il progetto ‘Lavoro nell'inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto’, promosso dai ministeri del Lavoro e Previdenza sociale e della Giustizia, con l’assistenza tecnica dell’agenzia governativa Italia Lavoro. “I numeri - spiega - parlano chiaro: su 80 domande, 36 sono stati i soggetti inseriti in azienda, di cui 2 assunti al termine del tirocinio. Un buon risultato sicuramente, che va ben al di là delle aspettative considerato il target a cui si riferisce il progetto”. “Gli inserimenti professionali degli ex indultati - osserva l’assessore Floris - sono il frutto di un lavoro di rete, che ha visto la stretta collaborazione della provincia, dei comuni, dei centri servizi lavoro, del Tribunale e di tutti gli attori istituzionali e sociali interessati. Senza dimenticare il lavoro capillare che è stato fatto azienda per azienda, cercando di favorire gli inserimenti. Nel corso degli incontri con le aziende - ricorda - devo ammettere che la risposta è stata sempre e da subito buona. E’ stata trovata una forte disponibilità da parte degli imprenditori nell’offrire una concreta occasione a queste persone, la possibilità di sperare in un futuro migliore e di recuperare la dignità attraverso il lavoro”.
L’assessore Floris, pur auspicando la continuazione del progetto per il reinserimento nel lavoro degli detenuti beneficiari dell’indulto, ne chiede una modifica. “Nonostante i buoni risultati -sostiene - si potrebbe raggiungere qualcosa di più allungando i tempi di permanenza in azienda. Raccogliendo le richieste degli stessi operatori che seguono l’andamento del progetto sul territorio, ci siamo resi conto che 6 mesi sono veramente troppo pochi. Un lasso di tempo insufficiente a garantire l’inserimento di ex indultati all’interno di un’organizzazione imprenditoriale. Una soluzione potrebbe essere ‘6 + 6’ in modo da offrire all’azienda di fidelizzarsi con il lavoratore”.
“Allungare i tempi di inserimento - sostiene - serve non solo all’impresa, per conoscere meglio il soggetto e magari apprezzarne le qualità, ma anche al lavoratore stesso per restare il più possibile lontano dalla strada e da una probabile recidiva penale. Allungare i tempi, a 10 o a 12 mesi non importa, è necessario perché gli attuali 6 mesi equivalgono a un palliativo che non risolve la situazione e che rischia di non portare a buon fine un’assunzione per la mancanza di formazione e reciproca conoscenza”.
Dei 36 soggetti beneficiari del progetto ‘Lavoro nell’inclusione sociale dei detenuti beneficiari dell’indulto’, 23 appartenevano al Centro servizio lavoro di Cagliari, 5 a Quartu Sant’Elena, 7 ad Assemini e 1 a Isili. Delle 30 aziende coinvolte, secondo i dati del monitoraggio del progetto effettuato tra giugno 2007 e gennaio 2008, 11 sono cooperative sociali che si occupano di manutenzione del verde pubblico, pulitura strade, gestione azienda agricola e centro culturale, 1 è una cooperativa di pesca.
Le restanti attività sono 18 imprese no profit che interessano i settori della panificazione, montaggio scaffalature industriali, gestione call center, imbottigliamento bevande, tipografia, autodemolizioni, telecomunicazioni, costruzioni, falegnameria, gommista, servizi prima infanzia e produzione elementi pneumatici. Le sedi di lavoro sono Cagliari, Settimo San Pietro, Assemini, Nurri, Serdiana, Dolianova, Capoterra ed Elmas. Tra gli inserimenti andati a buon fine con il progetto ‘Indulto’ in provincia di Cagliari, c’è il caso di un over 50 che, dopo aver vissuto 15 anni in carcere, ha svolto uno stage come operatore terminalista di computer. E’ stato poi indirizzato verso la specializzazione delle competenze acquisite all’interno di un’azienda che si occupa di telecomunicazioni. In particolare, l’attività che il tirocinante ha svolto riguardava la verifica e il controllo qualità dei contratti tra l’azienda e il cliente.
Il datore di lavoro ha considerato positivamente l’attività svolta e si è sentito soddisfatto, perché ha visto una forte motivazione, un impegno costante, il rispetto delle regole e degli orari dell’azienda. Inoltre, ha instaurato un ottimo rapporto con i colleghi. Pertanto, alla conclusione del tirocinio, il rapporto di collaborazione è continuato con un contratto di lavoro. Alle spalle una licenza elementare ed esperienze nell’ambito dell’edilizia: è stato questo il punto di partenza di un trentaduenne di Cagliari che, dopo il periodo di detenzione, è stato coinvolto nell’acquisizione di competenze tecniche specialistiche nel settore edile di una cooperativa sociale.
Ma il tirocinio è stato improntato affinché il tirocinante potesse sviluppare competenze di tipo trasversale quali organizzazione del lavoro e acquisizione delle regole comportamentali all’interno di un contesto lavorativo. Il giovane ha dimostrato una forte motivazione nell’apprendere rispettando gli orari e le mansioni a lui assegnate. L’azienda ha, quindi, deciso di assumerlo con un contratto subordinato a tempo determinato di 12 mesi.
13/02/2008
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