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Da Firenze a Venezia, i successi di Antonello e Maria
Firenze, da un incidente di percorso una grande opportunità
Un fallimento, e un problema finanziario. Sono problemi abbastanza frequenti, ma che se capitano nella vita di un imprenditore, e per di più accompagnati da una condanna, possono comprometterne seriamente il futuro lavorativo. E’ quello che è accaduto ad Antonello (nome di fantasia), poco più di 50 anni, fiorentino, imprenditore nel settore dell’editoria. A causa di pagamenti cui non è riuscito a far fronte, Antonello si è ritrovato con una sentenza di fallimento e una condanna, sui cui poi è intervenuto il provvedimento di indulto. Ma, come spesso accade, Antonello non solo si è ritrovato senza lavoro, ma anche senza, di fatto, la possibilità di ricominciare nel suo campo, quello dei libri e dell’editoria, a cui aveva dedicato una vita. E’ a questo punto che c’è stato l’incontro felice con il ‘Progetto Indulto’.
Gli operatori del progetto, infatti, hanno parlato con Antonello, ne hanno ascoltato la storia e hanno scoperto in lui competenze e risorse professionali che non andavano sprecate. Fra queste, anche l’interesse spiccato per la cooperazione internazionale. “Abbiamo subito contattato - spiega Angelica Pea, tutor di Antonello nell’ambito del Progetto - un’importante associazione senza scopo di lucro (Onlus), il Cospe, che opera proprio nel settore della cooperazione e della solidarietà internazionale. Sapevamo, infatti che poteva accogliere tirocinanti e abbiamo ritenuto opportuno puntare proprio su questo tirocinio”. Infatti, dopo un primo contatto tra l’azienda e Antonello, è stata individuata un’area (l’archivio dell’associazione) che necessitava di un riordino. Il compito è stato affidato, dunque, al nuovo tirocinante che, grazie anche alla sua familiarità con ‘le carte’, non solo ha svolto bene il compito assegnato, ma ha anche potuto conoscere meglio gli scopi e le attività della Onlus.
Il tutto con il costante accompagnamento della tutor che teneva stretti i contatti sia con Antonello sia con l’azienda. Dopo questa esperienza, infatti, tra Antonello e i suoi referenti è nata l’idea di dar vita a nuove attività di promozione e di marketing. “Dopo sei mesi di lavoro al Cospe - racconta ancora Angelica - Antonello era ormai un punto di riferimento per tutti”. Anche per questo, l’esperienza è proseguita e Antonello ha avuto un contratto di lavoro. “Ha ritrovato la gioia di vivere - dice ancora la tutor - grazie anche all’ambiente fatto di persone sensibili, intelligenti e accoglienti. E anche grazie - sottolinea - al suo profilo qualificato”. Un aspetto, quest’ultimo, forse inconsueto. “L’area dell’indulto - commenta ancora Angelica - ci porta spesso verso profili medio-bassi e trovare una professionalità specialistica è stato un po’ un caso. Per questo è forse, paradossalmente, più difficile ritrovare una collocazione”. E nel caso di Antonello, comunque, un incidente di percorso si è trasformato in un’opportunità.
Venezia, Maria ha riscoperto la sicurezza e le sue capacità
Ritrovare la sicurezza di un lavoro e la consapevolezza delle proprie capacità: su queste basi si snoda il percorso di Maria (nome di fantasia), di Venezia, all’interno del ‘Progetto Indulto’. A raccontare la storia di Maria è Annalisa Busetto, sua tutor. “Maria, segretaria, ha sempre lavorato in azienda - racconta Busetto - come impiegata. Poi, il momento buio e il carcere. Da qui, dopo i primi tempi di sfasamento, nasce la consapevolezza dello sbaglio commesso e cresce parallelamente la voglia di riscatto”. E proprio in carcere fa la scopina (fa le pulizie degli spazi comuni: corridoi, docce, salette) e inizia a frequentare dei corsi. “Maria - prosegue Busetto - passa poi alla coltivazione dell’orto, e l’esperienza acquisita le fa trovare un primo lavoro in semilibertà in una serra. Per hobby, poiché non ha alcuna preparazione specifica, frequenta negli scampoli di tempo, il laboratorio di sartoria. E crea: inizialmente borse, semplici, senza rifiniture, poi, quando la mano è più sicura, sulle borse compaiono, con perle e altro materiale, disegni e ricami”.
Le sue compagne di sorte le fanno un sacco di complimenti, lei si schermisce, ma è contenta. Esce con l’‘indultino’, e continua a lavorare, ancora per pochi mesi, nel vivaio. Ma il contratto finisce e inizia la paura: da dove ricominciare e, soprattutto, si chiede Maria: ‘Ce la farò?’ L’incontro felice di questa storia è quello con la responsabile del laboratorio di sartoria del carcere, che, accorgendosi del suo talento, già da tempo incoraggiava Maria a proseguire su questa strada. Tra una chiacchiera e l’altra, Maria espone le sue paure sul timore di non trovare lavoro e, incredibile, arriva, seppur temporanea, la soluzione.
La cooperativa veneziana, che tiene il laboratorio all’interno della casa di reclusione, ha anche un piccolo punto espositivo e di vendita, un negozietto dove è esposto tutto il lavoro realizzato dalle detenute. E proprio lì serve per un paio di mesi una commessa ‘tuttofare’ part time. Maria accetta con entusiasmo. I mesi volano in fretta, il contratto finisce e la coop, seppur dispiaciuta, per tanti motivi (primo tra tutti le scarse entrate che non permettono una lavorante) non può più rinnovarglielo. Qui interviene il sostegno del ‘Progetto Indulto’. Infatti, una tutor di Italia Lavoro prende Maria in carico, parla con la cooperativa e nasce la collaborazione. Nel frattempo, con una serie di progetti mirati, la coop riesce a risollevare la sorte del negozio e Maria rientra da tirocinante nello stesso posto che ha lasciato.
“E’ felicissima - conferma Busetto - e questa nuova speranza le infonde sicurezza e la spinge a dare il meglio di se’. Maria allestisce le vetrine, prende le misure alle clienti che si recano in negozio per qualche ordine, è educata, gentile, comunicativa e la coop, dopo poco più di un mese, decide di farle finire il tirocinio e di assumerla per un anno. Maria, che ha sì coscienza delle sue capacità ma capisce che per una ex detenuta è comunque più difficile riuscire a trovare un lavoro, ringrazia mille volte il progetto - spiega la tutor - per averle dato una nuova possibilità”. E, per ora, davanti a Maria, c’è con sicurezza, un anno di lavoro.
14/02/2008
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