Professioni: in arrivo nelle Asl l'ingegnere clinico

Controlla la sicurezza e la funzionalità delle tecnologie usate negli ospedali e nelle Asl, valuta i giusti acquisti per quelle strutture, forma gli operatori sanitari che useranno le apparecchiature biomedicali e ora svolge anche un importante ruolo nel 'risk management' e nello sviluppo della telemedicina. E' l'ingegnere clinico, una figura professionale che un disegno di legge approvato in Consiglio dei ministri e firmato dal ministro della Salute, Livia Turco, istituisce in ogni Asl. Il provvedimento, collegato alla Finanziaria 2008, è stato adottato sull'onda di alcuni tragici incidenti accaduti nelle strutture sanitarie italiane, ma è anche legato strettamente alla direttiva europea (la 47 del 2007) che stabilisce nuovi standard qualitativi nell'ambito della gestione del rischio clinico. Secondo l'Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic), nel sistema sanitario nazionale attualmente operano circa 320 professionisti, ma il fabbisogno stimato è di circa 600 ingegneri clinici.

“Esistiamo da quasi 30 anni - dichiara a LABITALIA Pietro Derrico, presidente dell'Aiic e responsabile dei servizi di Ingegneria clinica e Prevenzione e Protezione all'Irccs - Ospedale Pediatrico Bambino Gesu' di Roma - ma, nonostante questo, non c'è mai stato un riconoscimento giuridico della figura dell'ingegnere clinico, a differenza di quanto accade negli Usa o nei Paesi del Nord Europa”. E questo almeno per due ragioni, spiega Derrico: “La prima è che all'inizio la classe medica non vedeva di buon occhio che un potere 'terzo' decidesse in ambito sanitario e la seconda è che l'industria che produceva i dispositivi sanitari godeva del 'navigare al buio' e piazzava meglio i prodotti, anche scaduti o addirittura dannosi”. Condizioni che, per fortuna, sono venute meno in questi anni.

“Nell’ultimo decennio - conferma Derrico - sia la componente sanitaria sia quella industriale non solo hanno accettato la nostra presenza, ma si sono instaurati ottimi rapporti di reciproca stima e condivisione degli obiettivi di qualità, sicurezza ed innovazione tecnologica in sanità a vantaggio dei pazienti”. Tanto che ora “la decisione su di un dispositivo medico - spiega Derrico - è multidisciplinare e non può essere esercitata da un solo specialista”.

IN ARRIVO UNA RIVOLUZIONE IN CORSIA

Con il disegno di legge Turco è ora in arrivo una vera e propria rivoluzione in corsia. “Il primo comma dell'articolo 1 - spiega ancora Derrico - obbliga le aziende sanitarie a dotarsi di un sistema per la gestione del rischio clinico per la sicurezza dei pazienti, prevedendo una funzione aziendale permanentemente dedicata a tale scopo, mentre il secondo comma prevede l'attivazione di un servizio di ingegneria clinica”. Un riconoscimento importante per una professionalità cresciuta anche nel nostro Paese in maniera sostenuta.

“Solo dieci anni fa - ricorda Derrico - eravamo solo 60, mentre oggi siamo più di 320 e tutti occupati”. Il 'boom' di questi ultimi anni è riconducibile a vari fattori. “Intanto, alla necessità di economizzare - chiarisce - perché in questi anni le risorse sono diventate misurabili e anche le tecnologie biomediche hanno cominciato a essere monitorate”. Una motivazione importante, se si pensa che “gran parte della spesa di un nuovo ospedale - spiega l'ingegnere – è tecnologia, e ci vuole qualcuno che governi questa ingente spesa”.

Il secondo 'driver' di sviluppo di questa professione è stato certamente la sicurezza dei pazienti e dei lavoratori. “Non esistono altre figure aziendali - afferma Derrico - diverse dagli ingegneri clinici che, nel loro percorso di studi e formativo, si occupino in modo altrettanto esaustivo di analisi del rischio tecnologico come contributo specialistico alla sicurezza del paziente e dell'operatore sanitario”.

PER ORGANIZZARE UN SERVIZIO NON BASTA UN INGEGNERE

Ma gran parte dell'efficacia della proposta del ministro Turco dipenderà anche dalle modalità organizzative del servizio in azienda. “Per avere un servizio di Ingegneria clinica - ci tiene a precisare Derrico, che dal 2006 è anche componente del Gruppo di lavoro sulla sicurezza del paziente del ministero della Salute- non basta avere un ingegnere clinico, ma ci vuole altro personale specializzato. Al Bambin Gesù, oltre a me, ci sono altri 8 ingegneri clinici, 10 tecnici per le attrezzature cliniche e 2 amministrativi. Si tratta di un servizio - aggiunge - che amministra un patrimonio biomedicale di circa 50 milioni di euro”.

Non solo. ''Mettere a norme le tecnologie non sicure - avverte Derrico - significa spendere ogni anno un valore pari ad almeno il 5% del valore complessivo del parco attrezzature”. Senza contare che in Italia, secondo l'Aiic, il 34% delle apparecchiature biomedicali presenti nelle strutture sanitarie ha più di 10 anni a fronte del 28% della media europea.


21/02/2008
 
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