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Almalaurea, a un anno dal diploma occupato 53% laureati
A un anno dalla laurea, in Italia, lavorano 53 laureati su cento. Aumenta, in modo lieve, il tasso di occupazione (+0,6 punti percentuali), diminuisce quello di disoccupazione (-0,5%). Aumenta, anche se di poco, il lavoro stabile (+0,6%). A cinque anni dalla laurea, invece, lavorano 85 laureati su cento (-0,3 punti). Sono questi alcuni dei dati che emergono dal X Rapporto Almalaurea sulla condizione occupazione dei laureati italiani, diffusi a Catania nell’aula magna del palazzo centrale dell’Università. A cinque anni dalla laurea il lavoro stabile si amplia fino a coinvolgere 70 laureati su cento. Ma resta consistente il lavoro precario: sia a un anno (48%) che a cinque anni dalla laurea (27%). Le differenze di genere, pur riducendosi a uno e cinque anni (1-2 punti), rimangono elevate: 7 punti a uno e a cinque anni dalla laurea.
L’indagine, però, rileva che rimane preoccupante il divario tra Nord e Sud: 23 punti percentuali a un anno dalla laurea, 12 punti a cinque anni. Le retribuzioni, già modeste (1.040 euro mensili netti per un neolaureato, 1.342 dopo cinque anni), continuano a perdere potere d’acquisto. Fatto 100 il guadagno del laureato del 2001, il laureato intervistato nel 2007 guadagna 92,9: ancora meno dell’anno precedente (94,7).
A un anno dalla laurea, secondo Almalaurea, il lavoro stabile mostra una lieve ripresa nell’ultimo anno: dal 38,4 al 39%. La stabilità è definita dal lavoro autonomo (che cala di 0,9 punti percentuali) e dai contratti a tempo indeterminato che, invece, risultano in aumento (+1,6 punti). Un incremento che sembra andare nella direzione voluta con l’innalzamento, dal 1° gennaio 2007, dell’aliquota pensionistica per gli occupati privi di altra forma previdenziale obbligatoria. Ma, se la stabilità è in ripresa, a un anno dalla laurea la precarietà non tende a diminuire, anzi continua lievemente a crescere. Dal 2000 al 2006, il lavoro atipico è cresciuto di oltre 10 punti percentuali: dal 37% al 48%. In particolare, sono aumentati consistentemente i contratti a tempo determinato (passati dal 13 al 22%).
A cinque anni dalla laurea risultano stabili 70 occupati su cento (con un calo di circa un punto rispetto alla precedente rilevazione). Il balzo in avanti è dovuto in particolar modo all'aumento dei contratti a tempo indeterminato che lievitano di ben 22 punti percentuali, raggiungendo quasi il 48% a cinque anni. Il lavoro autonomo, guadagnando 10 punti, è passato dal 12 al 22%. Dopo cinque anni il lavoro atipico si riduce al 27%. Un valore in aumento di un punto rispetto al 2006, segnale del persistere di difficoltà nel mercato del lavoro.
“Un’Idra a più teste rappresenta il Paese oggi rispetto ai giovani formati ai più alti livelli: raddoppiano i laureati, ma non sono ancora sufficienti, e soprattutto si profila un calo delle matricole. Si investe poco nella formazione universitaria e abbiamo la popolazione adulta meno istruita d’Europa”. E’ la sintesi di Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea, al X Rapporto. “Il calo dei diciannovenni e l’aumento dei laureati di primo livello che entrano nel mondo del lavoro a poco più di 20 anni e che quindi avranno bisogno nel tempo di aggiornarsi - afferma - impone anche alle università una nuova organizzazione per rispondere a una domanda crescente di istruzione da parte della popolazione adulta. Non dimentichiamo - ribadisce Cammelli - che c’è una stretta relazione fra crescita e investimenti nella società della conoscenza. Anche l’Italia deve partecipare alla crescita mondiale e per farlo deve dotarsi e affidarsi alle risorse umane necessarie: prima di tutto ai giovani con alta formazione. La ripresa passa attraverso la valorizzazione dei tanti talenti che escono dalle nostre università”.
L’analisi, per Cammelli, deve portare a proposte concrete che AlmaLaurea avanza a Confindustria e al futuro governo in forza di una banca dati che quest’anno ha raggiunto un milione di curricula di laureati. “Non possiamo permetterci di bruciare una generazione - sostiene - dopo averla istruita: non c’è sviluppo senza i giovani. Per questo, serve una convenzione che veda l’apertura di sportelli AlmaLaurea in tutte le sedi provinciali, al servizio dei giovani, delle imprese, del sistema Paese. Il futuro governo deve aiutare soprattutto le piccole e medie aziende (il 95% del sistema produttivo italiano), alle prese con la difficoltà di fare ricerca, di accedere a mercati internazionali, a dotarsi di capitale umano qualificato favorendo la formazione di studi associati”.
29/02/2008
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