Ilo, aumentano lavoratrici ma quasi ovunque più precarie di uomini

Sempre più donne lavorano: 1,2 miliardi in tutto il mondo (gli uomini occupati sono 1,8 miliardi), 200 milioni in più rispetto a dieci anni fa. Tuttavia, ovunque nel mondo, le donne restano ben più esposte degli uomini alla disoccupazione, ai lavori a basso rendimento, ai salari bassi e più della metà ha un lavoro ‘vulnerabile’, senza una protezione sociale adeguata, né diritti di base o possibilità di reclamarli. Lo sostiene l'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) nel rapporto ‘Le tendenze globali dell'occupazione femminile - marzo 2008’, pubblicato in occasione della Giornata internazionale della donna.

“Le donne - ha detto il direttore generale dell’Ilo, Juan Somavia - continuano a entrare nella forza lavoro in gran numero. Questo progresso non deve tuttavia far passare inosservate le grandi ingiustizie che continuano a esistere nei posti di lavoro di tutto il mondo. Il posto di lavoro e il mondo del lavoro sono fondamentali per il raggiungimento delle pari opportunità e per l'avanzamento delle donne nella società. Promuovendo il lavoro dignitoso per le donne, le società si rafforzano e si sostiene il progresso economico e sociale”.

Secondo il rapporto, sempre negli ultimi dieci anni, è aumentato anche il numero di donne disoccupate, passando 70,2 a 81,6 milioni. Il tasso di disoccupazione femminile a livello mondiale è del 6,4%, contro il 5,7% di quello maschile. Al mondo, ci sono meno di 70 donne economicamente attive ogni 100 uomini. Ma, osserva l’Ilo, “poiché l’esclusione dal lavoro è spesso un'imposizione e non una scelta, è probabile che in molte regioni le donne opterebbero per posizioni di lavoro fuori casa, se ciò fosse considerato socialmente accettabile”. Il rapporto fra occupazione femminile e popolazione (che indica quanto le economie riescono a beneficiare del potenziale produttivo della popolazione in età lavorativa) era del 49,1% nel 2007, mentre lo stesso dato per i maschi era del 74,3%.

Quanto ai settori di attività, durante lo scorso decennio, i servizi hanno sorpassato l'agricoltura come prima fonte di impiego per le donne: nel 2007 il 36,1% delle donne impiegate lavorava nel settore agricolo e il 46,3% nei servizi (contro, rispettivamente, il 34% e il 40,4% degli uomini). Inoltre, se sempre più donne in tutto il mondo hanno accesso all’educazione, in alcune regioni la piena parità di opportunità per i due sessi è ancora molto lontana. L’Ilo sottolinea che i miglioramenti nella condizione delle donne sui mercati di lavoro di tutto il mondo non hanno colmato le disuguaglianze sul posto di lavoro. E, sebbene il numero di donne in posizioni vulnerabili (quelle che lavorano per la propria famiglia o in proprio, ma non sono stipendiate) sia sceso dal 56,1% al 51,7% negli ultimi dieci anni, la vulnerabilità continua a rimanere uno dei maggiori problemi, in particolare nelle regioni più povere del mondo. Per molte donne, spiega l’Ilo, passare da un'occupazione vulnerabile a un lavoro stipendiato può essere un passo importante verso l’emancipazione e l’indipendenza economica. Non solo. Più è povera una regione, più alta è la probabilità che le donne lavorino come coadiuvanti dell’attività della propria famiglia o in proprio, ma non siano stipendiate. Le strategie per aiutare le donne ad accedere al mercato del lavoro, sostiene l’Ilo, stanno cominciando a dare risultati, ma il cambiamento avviene lentamente e quindi le disparità persistono. “La maggior parte delle regioni del mondo ha ancora molto da fare per ottenere la completa integrazione economica delle donne - conclude il rapporto - e per la realizzazione del loro pieno potenziale a favore dello sviluppo economico”.


07/03/2008
 
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